Cerreto, la Regione bacchetta Fallone. Lui ribatte: “Chiarisca su Acea, Roma Capitale, V bis e certificazioni fantasma”

Sulla voltura Aia da Mad a Newco Roccasecca, la Direzione Ambiente risponde all'accesso agli atti con un link ed una "lezione di diritto"

Un link a una cartella condivisa, sette punti di premessa e una frase destinata a lasciare il segno nei rapporti tra la Pisana e i Comuni del Basso Lazio. È così che la Direzione regionale Ambiente, Transizione energetica e Ciclo dei rifiuti ha risposto all’istanza di accesso agli atti con cui il sindaco di San Giovanni Incarico, Paolo Fallone, chiedeva di vedere le carte della voltura dell’Autorizzazione integrata ambientale della discarica di Cerreto, a Roccasecca, passata con la Determinazione n. G12011 del 4 settembre 2026 dalla storica Mad S.r.l. alla neocostituita Newco Roccasecca S.r.l.

Una risposta che, invece di limitarsi a mettere a disposizione i documenti, entra nel merito della legittimità stessa dell’iniziativa del sindaco. E che ha ricevuto, a stretto giro, una controreplica di quattro pagine in cui Fallone mette in fila tutto ciò che, a suo avviso, nella determina non c’è: dall’Accordo quadro con Acea Ambiente firmato tre mesi prima che la Newco esistesse, fino alle certificazioni ambientali dichiarate “in corso di rilascio” da una società nata a fine giugno.

La nota regionale, che reca la firma della responsabile del procedimento, dottoressa Grazia Celano (funzionaria con incarico di Elevata Qualificazione per gli “Impianti di discarica”), del dirigente dell’Area AIA, ingegner Ferdinando Maria Leone, e della direttrice regionale, ingegner Wanda D’Ercole, prende atto dell’istanza del Comune, acquisita al protocollo regionale n. 934285 del 17 settembre.

Un link ed una frase destinata a lasciare il segno nei rapporti Pisana-Comuni

Nel merito, la Regione rimanda anzitutto a un link sul proprio spazio “box” da cui scaricare la documentazione. Poi ricorda che il Testo unico ambientale disciplina la voltura all’articolo 29-nonies, comma 4, “senza che sia prevista in alcun modo l’indizione e lo svolgimento di una Conferenza di Servizi”, e che l’avvio del procedimento garantisce la trasparenza, “ma non prevede acquisizioni di pareri vincolanti, vieppiù da Comuni interessati, che non hanno sull’adozione di un atto di voltura alcun potere di veto”.

L’atto, prosegue la nota, “accerta l’intervenuta variazione societaria tra privati, nella loro libertà d’impresa” e, trattandosi di cessione di ramo d’azienda, valuta i requisiti del subentrante perché assuma “tutti gli oneri e obblighi che il titolo A.I.A prevede”.

Poi il passaggio che ha fatto saltare sulla sedia più di un amministratore locale. Sulla rapidità con cui la voltura è stata concessa, rilievo contenuto nell’istanza del Comune, gli uffici regionali scrivono che si tratta, testualmente, di “un’argomentazione strumentale, priva di fondamento giuridico e, soprattutto, di legittimazione alla contestazione dell’operato dell’Amministrazione regionale, che agisce nel pieno e libero esercizio dei propri poteri amministrativi, autoritativi e discrezionali in materia”. Il tutto in grassetto, nel documento originale.

La determina, conclude la Regione, è stata adottata entro i 30 giorni previsti dalla legge 241 del 1990 (l’istanza di voltura è del 10 agosto, la determina del 4 settembre) e il suo percorso istruttorio e la sua motivazione “rispondono in toto ai quesiti formulati da Codesto Comune”.

Se il dirigente risponde al sindaco che…non ha legittimazione a fare domande

Prima ancora del merito, la nota regionale presenta alcune caratteristiche che meritano di essere messe in fila.

Prima di tutto il tono. Quella del sindaco era un’istanza di accesso agli atti, formulata anche ai sensi del decreto legislativo 33 del 2013 sull’accesso civico generalizzato: uno strumento che la legge riconosce a chiunque, senza obbligo di motivazione e senza necessità di dimostrare una particolare legittimazione. Rispondere a una richiesta di documenti contestando a un sindaco la “legittimazione” a porre domande è, per usare un eufemismo, una scelta inusuale nella corrispondenza tra enti.

I destinatari. La nota con cui la Regione definisce “strumentale” l’iniziativa del sindaco non è stata inviata solo al Comune di San Giovanni Incarico, alla Presidenza della Regione, al Comune di Roccasecca, alla Provincia e ad Arpa. Tra i destinatari per conoscenza figurano anche Mad S.r.l. e Newco Roccasecca S.r.l., cioè le due società private la cui operazione è oggetto delle domande del Comune.

I tempi. La Regione giudica “inappropriato” il rilievo sulla “velocità” della voltura. Eppure la firma digitale della responsabile del procedimento sulla risposta reca la data del 17 settembre 2026, ore 21.13: lo stesso giorno in cui l’istanza del Comune è stata acquisita al protocollo regionale. Quella della direttrice D’Ercole è del 21 settembre. Sulla velocità, insomma, la Direzione non sembra avere esitazioni, almeno quando si tratta di chiudere una pratica.

C’è infine una tensione interna al testo: da un lato la voltura viene descritta come un atto che “accerta” una variazione societaria tra privati e verifica requisiti; dall’altro, la Regione rivendica l’esercizio di poteri “discrezionali”. Due letture non del tutto sovrapponibili dello stesso provvedimento a voler puntualizzare come sanno fare i burocrati.

Il primo cittadino: questa non è un’iniziativa personale ma arriva dai cittadini

La controreplica del Comune, protocollata il 24 settembre 2026 al n. 6694 e indirizzata nominativamente a D’Ercole, Leone e Celano, parte proprio dalla qualificazione ricevuta. Il sindaco rivendica di aver agito “nell’esercizio delle funzioni che la legge gli attribuisce quale autorità sanitaria locale, ai sensi dell’art. 50 del D.Lgs. 267/2000 e dell’art. 14 della L. 833/1978, e quale rappresentante di una comunità che lo ha investito, tra l’altro, proprio del compito di vigilare sulla salute pubblica e sulla qualità dell’ambiente in cui vive”.

“Non si tratta pertanto di un’iniziativa personale né di un’ingerenza in un procedimento altrui – scrive Fallone -, bensì dell’esercizio di un mandato istituzionale diretto, che risponde ai cittadini di questo territorio prima ancora che a questa Direzione, e che avrebbe meritato, nell’interlocuzione tra Enti, il medesimo registro di correttezza, imparzialità e leale collaborazione che la Costituzione impone a ciascuna Amministrazione ai sensi degli artt. 5, 97 e 120 Cost.”. Un registro che, aggiunge, “la nota regionale non ha adottato, e che questa Amministrazione fatica a comprendere a fronte di richieste circostanziate e documentate”.

Poi la stoccata, costruita con una sobrietà che la rende più tagliente: “Un’Amministrazione che risponde compiutamente nel merito, infatti, di regola non necessita di argomentare sulla legittimazione di chi interroga, esigenza che tende piuttosto a manifestarsi quando il merito offre margini di replica meno agevoli”.

Dal link di consultazione generico fino alla verifica sul fabbisogno per gli rsu

Ed è sul merito che il sindaco riporta il confronto. Il link fornito dalla Regione, osserva, è “un link di consultazione generico, senza specificare quali, tra i documenti puntualmente elencati nella nostra istanza, siano ivi effettivamente contenuti, e senza fornire alcuna risposta a circostanze che restano, ad oggi, prive di chiarimento”.

Il primo nodo è quello del fabbisogno. Fallone chiede se e come la Regione abbia verificato la necessità attuale dell’impianto, visto che la Provincia di Frosinone a Cerreto di fatto non conferisce più. Lo dice, scrive il sindaco, un dato certificato dalla stessa Saf S.p.A.: nel 2024 solo lo 0,49% dei rifiuti trattati è finito in discarica, nel 2025 quella quota si è azzerata.

Il secondo nodo è quello che il Comune definisce emerso “dagli stessi atti del procedimento” e non richiamato né nella motivazione della determina né nel riscontro regionale. “Già l’11 marzo 2026, tre mesi prima della costituzione della stessa Newco Roccasecca S.r.l. – scrive Fallone -, la società Mad S.r.l. aveva sottoscritto con Acea Ambiente S.p.A. un accordo quadro avente ad oggetto il successivo trasferimento delle quote della nuova società e dei terreni dell’impianto alla stessa Acea Ambiente”.

Quella che nel nostro primo articolo restava un’ipotesi alimentata da indiscrezioni di stampa, cioè che la Newco fosse un passaggio intermedio verso Acea, trova dunque, secondo il Comune, un riscontro documentale nelle carte della voltura.

Acea Ambiente e la conferma che l’operazione non riguarda interessi territoriali

E c’è di più. Il Piano economico-finanziario posto a base della stima del ramo d’azienda assume per il futuro Bacino V, riferisce il sindaco, “un mix di conferimenti composto per il 50% da rifiuti provenienti dal libero mercato a una tariffa di 200 euro a tonnellata, superiore a quella dei rifiuti urbani locali”. Un dato che, per Fallone, “smentisce nei fatti l’ipotesi che l’operazione risponda a un fabbisogno territoriale ormai da anni inesistente”.

Da qui la domanda politicamente più pesante. Acea Ambiente, destinataria finale di quote e terreni secondo l’Accordo quadro, è una società del gruppo controllato da Roma Capitale. Il Comune chiede se la Direzione regionale abbia domandato a Roma Capitale, “quale ente titolare del proprio ambito territoriale ottimale e quale socio pubblico di controllo della società beneficiaria finale dell’operazione, di esplicitare le proprie intenzioni circa un eventuale ricorso alla discarica di Cerreto per il fabbisogno del proprio territorio”.

E pretende, nero su bianco, “l’indicazione di ogni interlocuzione, anche informale, intercorsa in proposito con Roma Capitale o con società del gruppo Acea”.

Terzo nodo riguarda il Comune che ospita l’impianto. Secondo Fallone, Roccasecca aveva comunicato alla Direzione un diniego formale contestualmente alla notifica dell’istanza di voltura, motivato “dalla mancata conoscenza dei passaggi societari e dall’assenza di verifica sulle garanzie finanziarie e sugli impegni di gestione post-operativa in capo al subentrante”. Una nota che, rileva il sindaco, non risulta “in alcun modo richiamata né valutata nella motivazione della Determinazione n. G12011”. Il Comune chiede se sia stata acquisita agli atti e, se sì, “in che termini se ne sia tenuto conto”.

Il mistero della sopra-elevazione della discarica non contemplata nel piano rifiuti

Fallone non si ferma alla forma della voltura. La qualificazione come “mera voltura soggettiva”, scrive, non può esonerare la Regione dal dovere di approfondimento istruttorio. Anche perché la Direzione guidata da Wanda D’Ercole è “la medesima struttura che cura la redazione e l’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, e non può pertanto non essere pienamente a conoscenza né del fabbisogno impiantistico reale del territorio né delle previsioni di piano relative all’impianto di Cerreto”.

Il sindaco solleva quindi la questione di un’AIA rilasciata sulla base di una programmazione ormai superata e riferita a un Bacino V “che risulta non essere mai entrato in esercizio”. Non sarebbe stato necessario, chiede, invece di un semplice cambio di titolare, un riesame dell’autorizzazione ai sensi dell’art. 29-octies del Testo unico ambientale, “anche alla luce del prolungato periodo di inattività dell’impianto”?

C’è poi un dettaglio che il Comune ha pescato nella documentazione allegata all’istanza di voltura: la Relazione giurata di stima del professor Corrado Gatti ipotizza un ulteriore bacino, il cosiddetto “V bis”, come sopraelevazione del Bacino V. Una volumetria che, osserva Fallone, non trova “alcun riscontro né menzione” nel nuovo Piano regionale rifiuti 2026-2031 adottato con la delibera di Giunta n. 234 del 22 aprile 2026, che alla Tabella 160 quantifica Cerreto nella sola capacità del Bacino V, circa 450mila metri cubi (495mila tonnellate), usata come dato fisso fino al 2031.

In altre parole: nella valutazione economica del ramo d’azienda compare un ampliamento che la pianificazione regionale non prevede. Per il Comune, la Direzione avrebbe dovuto prendere espressamente posizione per chiarire che quel “V bis” non costituisce “in alcun modo un fabbisogno riconosciuto dalla pianificazione regionale”, mentre il silenzio della determina “rischia di lasciare intendere, quantomeno implicitamente, che tale ulteriore ampliamento sia considerato una prosecuzione naturale dell’operazione autorizzata”. Il sindaco chiede di conoscere lo stato di qualsiasi eventuale procedura in merito.

Le certificazioni che la società dichiara in corso di rilascio e il rebus della verifica

L’ultimo capitolo riguarda i requisiti del nuovo gestore. La Newco Roccasecca è stata costituita il 23 giugno 2026; nell’istanza di voltura del 10 agosto dichiarava le certificazioni ISO 9001, ISO 14001 ed EMAS “in corso di rilascio”; la determina è arrivata il 4 settembre.

Fallone ricorda che, secondo la prassi degli organismi accreditati e la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1, una certificazione ISO presuppone un sistema di gestione già implementato e funzionante per un periodo sufficiente, con audit interni e riesame della direzione, prima degli audit di verifica di terza parte. E che la registrazione EMAS richiede un’analisi ambientale iniziale e una Dichiarazione ambientale validata sulla base di “dati di performance ambientale reali”. Tempi che, scrive, “appaiono difficilmente compatibili” con una determina adottata “a distanza di poco più di due mesi dalla costituzione della società stessa”.

Il Comune chiede per ciascuna certificazione data di rilascio, organismo certificatore, stato alla data della determina e se gli uffici abbiano verificato autonomamente, anche sul registro di Accredia, o si siano “limitati a recepire quanto autodichiarato dalla società istante”. Stesso interrogativo sulla capacità tecnica, organizzativa e finanziaria di una società nata meno di tre mesi prima della voltura, per un impianto con obblighi di gestione post-operativa pluridecennali.

L’amministrazione comunale rilancia e chiede una risposta motivata entro 15 giorni

La chiusa è un avvertimento formale. Pur “comprendendo le ragioni di economia procedimentale che possono aver ispirato un riscontro sintetico”, il Comune ribadisce la richiesta di una risposta “motivata e puntuale” entro 15 giorni, avvertendo che un ulteriore riscontro “generico, parziale o elusivo” potrebbe integrare, oltre alla violazione dell’art. 97 della Costituzione e dell’art. 1 della legge 241, “gli estremi del mancato o ritardato esercizio del potere di cui all’art. 2, comma 9-bis, della medesima legge, con conseguente responsabilità dirigenziale”.

In difetto di risposta, San Giovanni Incarico si riserva “ogni iniziativa a tutela della salute pubblica e dell’ambiente del proprio territorio, inclusa la facoltà di adire gli organi di giustizia amministrativa competenti e di segnalare la vicenda alle autorità di vigilanza competenti”.

La palla torna così alla Direzione di via di Campo Romano. Che ora dovrà scegliere se continuare a discutere di chi abbia titolo a fare domande, o rispondere finalmente alle domande: chi porterà i rifiuti a Cerreto, a quale prezzo, con quali garanzie, e se dietro la Newco c’è già, carte alla mano, la Capitale. Anche perché le burocrazie devono fare le burocrazie e non trasformarsi nei bracci operativi della politica arrogante e pure piccata di fronte a chi chiede trasparenza nel gestire i beni comuni.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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