Cichella, il presente del Frosinone che guarda lontano: “La fiducia del mister fa la differenza” – ESCLUSIVA

Classe 2005, visione e qualità da veterano: il giovane regista del Frosinone cresce partita dopo partita nello scacchiere di mister Alvini

Serie B – C’è chi arriva piano e chi, invece, lascia tracce nette anche quando parla sottovoce. Matteo Cichella appartiene alla seconda categoria. Nato nel 2005, cresciuto in un vivaio prestigioso come quello della Roma e approdato a gennaio al Frosinone a titolo definitivo nel 2024 (con i giallorossi che hanno mantenuto una percentuale sulla futura rivendita), il giovane centrocampista ha bruciato tappe e diffidenze. Play moderno, pulito nelle giocate, capace di leggere il gioco con anticipo e di accompagnare l’azione fino alla conclusione, Cichella ha mostrato una maturità fuori scala per l’età. Destro naturale, ma a suo agio anche col sinistro, è diventato una presenza sempre più credibile nel gruppo passato da Vivarini a Greco, poi a Bianco e oggi affidato a mister Alvini.

Figlio d’arte – papà Luca, centrocampista molto apprezzato in Ciociaria, ha lasciato il segno tra Serie C e D – Matteo porta con sé una cultura del lavoro che non fa rumore ma produce risultati. Nella scorsa Serie B ha collezionato 19 presenze e un gol, numeri che raccontano solo in parte il suo impatto. Nell’attuale campionato cadetto è già sceso 16 volte in campo. La sua prestazione migliore è stata quella contro la Juve Stabia, impreziosita dall’assist di tacco per il 3-0 firmato Kvernadze. Una dichiarazione d’intenti: recuperi, equilibrio e qualità offensiva da giocatore vero.

Con il Frosinone in vetta alla classifica a quota 38 punti e l’imminente sfida casalinga contro il Catanzaro (sabato 10 gennaio, ore 15, avversari quinti a 26), Cichella si gode il momento senza perdere l’assetto. Lo abbiamo intervistato per fare il punto, tra presente, crescita e sogni custoditi con discrezione.

L’intervista

Si aspettava un campionato del genere da parte del Frosinone?
«All’inizio no, sarebbe ipocrita dirlo. Sapevamo di avere una squadra forte e giovane, ma il livello del campionato è alto e nulla è scontato. Partita dopo partita però ci siamo resi conto di poter competere con tutti. L’ambiente è straordinario, la società ci mette nelle condizioni migliori per lavorare e i risultati che stiamo ottenendo sono il frutto quotidiano di quello che facciamo in settimana, senza mai abbassare l’attenzione».

A questo punto della stagione è giusto sognare o è meglio restare con i piedi per terra? Dove può arrivare questo Frosinone?
«Credo che le due cose possano convivere. È giusto sognare perché siamo lì davanti e ce lo siamo meritato, ma allo stesso tempo bisogna restare umili. Il campionato è lungo e ogni partita nasconde delle difficoltà. Se perdi concentrazione paghi subito. Noi cerchiamo di mantenere equilibrio, lavorando senza guardare troppo la classifica. Ogni partita è una battaglia e per andare lontano occorre pensare tappa per tappa».

È soddisfatto del suo contributo alla squadra finora?
«Sì, sono soddisfatto. Sto trovando continuità, sto dando quello che mi viene chiesto e sento la fiducia del mister e dei compagni. Questo per un ragazzo giovane è fondamentale. Ovviamente so che posso crescere ancora tanto, ma sono contento del percorso che sto facendo e di come sto aiutando la squadra quando vengo chiamato in causa. Proprio con quanto posso dare sul rettangolo da gioco voglio ringraziare la società che ogni giorno crede in me: oltre l’allenatore, anche il Presidente Maurizio Stirpe, i Direttori Doronzo e Castagnini, e ogni singolo componente di questo club che è la mia seconda famiglia».

Qual è il vero segreto di questo gruppo?
«Lo spogliatoio. C’è un clima incredibile, siamo un gruppo unito fatto di ragazzi che lavorano uno per l’altro. Nessuno si sente superiore, tutti danno una mano, dai più esperti ai più giovani. Anche fuori dal campo si respira un’aria positiva e questo poi si vede in partita».

Come si trova con mister Alvini?
«Molto bene. È un allenatore che chiede tanto, ma allo stesso tempo ti dà tanto. Cura ogni dettaglio e pretende intensità, concentrazione e personalità. Ti fa sentire parte integrante del progetto e questo ti responsabilizza. In campo sappiamo cosa fare e cosa vuole da noi».

Nelle sue scelte, nella sua carriera, nella sua decisione di diventare calciatore ha influito la figura di suo padre?
«Sicuramente sì. La passione per il calcio me l’ha trasmessa lui fin da piccolo. Vederlo raccontare le sue esperienze, accompagnarmi agli allenamenti e poi commentare le partite mi ha fatto innamorare di questo sport. Poi la scelta è stata mia, ma il suo esempio è stato fondamentale».

Che tipo di calciatore si sente di essere oggi?
«Sono molto autocritico. Mi piace correre, giocare, aiutare la squadra in entrambe le fasi. Quando rivedo le partite, soprattutto insieme a mio padre, sono molto severo con me stesso. Penso che sia il modo più sano per migliorare e non sentirsi mai arrivati».

C’è un giocatore a cui si ispira?
«De Rossi. Per il carisma, per la personalità e per il modo in cui guidava la squadra in campo. È sempre stato un punto di riferimento per me».

Il sogno nel cassetto?
«Giocare all’Olimpico. È un sogno che porto con me da bambino. So che per arrivarci serve tanto lavoro, ma cerco di vivere il presente e di crescere ogni giorno».

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista pubblicista, specializzata in sport ma con una passione anche per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche www.scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day e come presentatrice di eventi. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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