La politica frusinate si risveglia bruscamente dal torpore agostano con una mossa ufficiale che scuote Palazzo Munari. Nonostante rimanga ancora congelata l’attesa per i pareri formali del Ministero dell’Interno – sollecitati per fare chiarezza sulla perdurante e inedita situazione di vacanza della presidenza – la macchina amministrativa del capoluogo riparte. Il Presidente del Consiglio comunale facente funzioni, Marco Ferrara, ha infatti rotto gli indugi firmando l’atto ufficiale di convocazione dell’assise cittadina per il prossimo 2 settembre alle ore 17:30, nella storica sede istituzionale di via del Plebiscito.
La prima seduta post-estiva non concederà spazio ai convenevoli. L’ordine del giorno predisposto è interamente focalizzato sulla ripresa del dialogo assembleare attraverso l’esame delle interrogazioni a risposta immediata (il cosiddetto question-time) e delle interpellanze presentate dai consiglieri. Sul tavolo ci sono i dossier caldi che hanno infiammato il dibattito cittadino prima delle vacanze: dai cantieri del Bus Rapid Transit (BRT) alla sicurezza urbana, fino alla tenuta stessa della coalizione che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli.
Un rientro tra i banchi che lo stesso Marco Ferrara descrive come l’anteprima di una vera e propria resa dei conti politica: “Una seduta che si preannuncia accesa, proprio per via delle recenti tensioni politiche che hanno visto le forze di maggioranza e opposizione confrontarsi in modo aspro, lasciando sul campo diverse questioni aperte e nodi irrisolti che richiederanno risposte chiare ed esaustive da parte dell’amministrazione.”
“Appuntamento cruciale per definire l’assetto istituzionale dell’Aula”
Se il 2 settembre sarà il terreno del confronto, partiti e gruppi consiliari guardano già alle 24 ore successive. È infatti per il 3 settembre che si attende il vero scontro frontale. Sarà allora che l’aula dovrà votare per ricostruire la propria architettura istituzionale, rimasta priva del suo vertice. A confermare la crucialità strategica di quelle ore è ancora Ferrara, che parla di “un appuntamento cruciale che affronterà le nomine e l’assetto istituzionale dell’aula. All’ordine del giorno di questa seconda riunione dovrebbero essere previste, infatti, le votazioni di fondamentale importanza per l’elezione del nuovo Presidente del Consiglio comunale, dei Vicepresidenti e dell’intero Ufficio di Presidenza”.
Ferrara, nel suo ruolo di consigliere comunale del gruppo “Mani libere”, non usa giri di parole per definire la portata del voto di settembre, lanciando un messaggio chiaro sia ai banchi del centrodestra sia a quelli delle minoranze: “La partita sulle cariche apicali della massima assise cittadina rappresenterà un vero e proprio banco di prova per gli equilibri della politica locale, chiamando la maggioranza a compattarsi per garantire stabilità al percorso amministrativo e le minoranze a far valere le propri posizioni. Il percorso verso l’inizio di settembre si preannuncia, dunque, denso di trattative serrate e di incontri fitti nel tentativo di superare le recenti frizioni e giungere al voto con equilibri ben definiti”.
Per comprendere come si sia arrivati a questo delicato snodo politico, è necessario ricostruire le tappe di una crisi istituzionale che va avanti da mesi. La crisi si apre ufficialmente con le dimissioni irrevocabili rassegnate da Max Tagliaferri dalla carica di Presidente del Consiglio comunale. Una scelta, la sua, legata a un progressivo scollamento politico e a frizioni interne alla maggioranza Mastrangeli. A seguire, in qualità di Vicepresidente anziano, Marco Ferrara assume la guida provvisoria dell’aula (facente funzioni).
Il bivio tra l’individuazione del nome che unisce e la paralisi amministrativa
Da quel momento, i tentativi di convergere su un nome unitario per la successione si scontrano con i veti incrociati dei partiti della coalizione di governo (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e civiche). Nelle successive sedute convocate per eleggere il nuovo Presidente, la maggioranza si presenta drammaticamente spaccata. I franchi tiratori e le assenze strategiche fanno mancare ripetutamente il numero legale, trasformando l’aula in una palude e spingendo l’opposizione a gridare al “blocco istituzionale”.
Di fronte a uno stallo prolungato che rischia di paralizzare l’attività deliberativa del Comune, viene sollevato il caso formale. Prefettura e Ministero dell’Interno vengono investiti della questione per valutare la legittimità di una così lunga reggenza provvisoria e per dettare i tempi d’azione. La convocazione del 2 settembre aggira di fatto l’attesa del Viminale, rimettendo la palla al centro. La maggioranza Mastrangeli riuscirà a trovare la quadra e a blindare l’Ufficio di Presidenza il 3 settembre, o Frosinone scivolerà verso una crisi irreversibile? I primi giorni di settembre daranno la risposta definitiva.