Comune di Frosinone, Marco Ferrara: “Ormai sono uno svincolato e pronto anche a candidarmi a sindaco”

Il consigliere rompe con la classe dirigente che sostiene Mastrangeli, denuncia il veto di Fratelli d’Italia e guarda al voto del 2027

È il giorno del Consiglio comunale che segnerà la strada che la maggioranza Mastrangeli seguirà da qui alla fine della consiliatura. La scelta che conta sarà quella della presidenza del Consiglio comunale – per la quale Gianpiero Fabrizi della Lista Ottaviani è ormai in netto vantaggio sulla candidatura del facente funzioni Marco Ferrara – ma, per motivi di quorum, è più probabile che si giunga all’elezione dell’ufficio di presidenza.

Dopo le dimissioni a catena del presidente del Consiglio comunale e dei componenti dell’Ufficio di presidenza — dal 30 maggio al 3 luglio — il Comune di Frosinone è precipitato in una vacatio istituzionale. A tenere le redini è il vicepresidente vicario Marco Ferrara, nel ruolo di presidente facente funzioni, che ha convocato l’assise di questa sera con inizio alle 16,30 a Palazzo Munari sulla scorta del parere della Gazzetta Amministrativa a fronte del silenzio riscontrato fino ad oggi da parte di Prefettura e Ministero.

Ma la partita è tutta politica. Ferrara, insieme al consigliere Sergio Crescenzi, ha lasciato Identità Frusinate per dare vita al gruppo “Mani Libere”, mentre Fratelli d’Italia ha posto il veto sulla sua candidatura alla presidenza. Il risultato è una maggioranza che non è più tale: senza i 17 voti necessari, la coalizione che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli si è spaccata in due tronconi.

In questa nostra intervista Ferrara ricostruisce i passaggi istituzionali, mette a nudo il risentimento maturato in quattordici anni di fedeltà al centrodestra, rivendica l’alleanza con Crescenzi e con la Lista per Frosinone di Antonio Scaccia, annuncia un’assenza strategica dall’aula (avvenuta ieri sera in occasione della prima convocazione) e — con lo sguardo già alle comunali del 2027 — non esclude una propria candidatura a sindaco.

La vacatio istituzionale e la decadenza dell’Ufficio di presidenza

  • A Frosinone si è creata una vacatio istituzionale. Cos’è successo, esattamente?

“Sia lo statuto sia il regolamento del Consiglio comunale non sono chiari nel disciplinare questo caso estremo. Dopo le dimissioni del presidente del Consiglio, il 30 maggio, sono subentrato io come vicepresidente vicario, nel ruolo di presidente facente funzioni. Finché l’Ufficio di presidenza era operativo, nessun problema: il Consiglio del 3 luglio si è regolarmente tenuto. Il punto è che l’Ufficio, che si compone di cinque membri, si è progressivamente svuotato: alle dimissioni del presidente si sono aggiunte quelle del membro segretario, l’avvocato Pasquale Cirillo, a fine giugno, e quelle del vicepresidente Norberto Venturi, annunciate proprio in apertura della seduta del 3 luglio. Da cinque componenti siamo scesi a due: io e la segretaria Francesca Chiappini. Due su cinque non bastano perché l’organo continui a funzionare: l’Ufficio di presidenza è decaduto”.

Chi convoca il Consiglio: il nodo giuridico e il parere dell’avvocato Michetti

  • Con l’Ufficio di presidenza decaduto, chi convoca il Consiglio? Sono emerse due tesi opposte.

“Due scuole di pensiero. La prima sostiene che debba convocare il sindaco e presiedere il consigliere anziano, cioè chi ha ottenuto più voti tra preferenze e lista: a Frosinone è Angelo Pizzutelli, del Pd. La seconda sostiene che il vicepresidente facente funzioni continui a esercitare le proprie funzioni: statuto e regolamento parlano di “vacanza” del presidente, e in quel caso è il vicepresidente a sostituirlo. In questa lettura il vicepresidente può legittimamente convocare il Consiglio mettendo all’ordine del giorno l’elezione del presidente e dell’Ufficio di presidenza. Restano dubbi sulla possibilità di inserire altri punti”.

  • Il Comune come si è mosso?

“Il segretario generale Mauro Andreone ha chiesto un parere al prefetto, al Ministero dell’Interno e alla Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana, l’organo consultivo — retribuito dal Comune — che viene sempre interpellato in questi casi. Ha risposto per prima la Gazzetta, con l’avvocato Enrico Michetti, in un parere protocollato il 10 luglio 2026″.

  • E cosa afferma il parere Michetti?

“In sintesi: la presenza attiva di un vicepresidente, ancorché in un Ufficio di presidenza falcidiato dalle dimissioni di tre quinti dei componenti, al solo fine di rigenerare un organo essenziale alla liturgia consiliare, è legittima. Il vicepresidente facente funzioni può dunque convocare il Consiglio con un unico punto all’ordine del giorno: l’elezione del presidente e dell’Ufficio di presidenza. Michetti aggiunge che, qualora per esigenze temporali si renda necessario arricchire l’ordine del giorno, il punto sulla ricomposizione dell’organo va discusso per primo; solo una volta ripristinata la funzionalità si può passare agli altri punti, che devono essere urgenti e non procrastinabili”.

  • Che ordine del giorno ha costruito, allora?

“Ho inserito solo punti non rinviabili: debiti fuori bilancio, i parcheggi di via Refice e via Maria con i relativi progetti esecutivi, fondi in scadenza. In assenza dell’Ufficio di presidenza ho dato valore alla conferenza dei capigruppo, che ho convocato due volte, e ho trasmesso in anteprima tutte le delibere ai consiglieri, così che potessero conoscere le pratiche da votare una volta ricostituito l’organo”.

Il silenzio della Prefettura del capoluogo e del Ministero degli Interni

  • Prefettura e Ministero hanno risposto?

“La Prefettura ha chiesto una relazione ad Andreone, annunciando che farà proprio il parere del Ministero. Ma il Ministero non ha risposto: le previsioni parlano di settembre inoltrato. L’unico parere valido e autorevole, oggi, resta quello dell’avvocato Michetti per la Gazzetta Amministrativa: è quello che abbiamo utilizzato per convocare il Consiglio pur in assenza dell’Ufficio di presidenza decaduto”.

Le previsioni sul voto: tra quorum e probabilità di elezione

  • Si riuscirà a eleggere almeno l’Ufficio di presidenza?

“Qui statuto e regolamento ci vengono incontro con i quorum. Per il presidente, la prima votazione richiede 22 voti su 33: allo stato la ritengo improbabile. La seconda richiede la maggioranza più uno, cioè 17 su 33. Da quanto emerso dalle riunioni, non ci sarebbero 17 voti convergenti su alcun nome: il presidente non dovrebbe essere eletto in questo Consiglio, salvo sorprese dell’ultimo minuto. L’Ufficio di presidenza, invece, è molto probabile che venga eletto: avremmo un nuovo vicepresidente vicario, un vicepresidente e due segretari, quindi quattro quinti dell’organo. Il quorum, in questo caso, è 12, con voto singolo: basterebbero 12 voti — in ipotesi anche 11 schede bianche e un solo voto a un consigliere — per eleggere il vicepresidente vicario, che diventerebbe presidente facente funzioni”.

  • C’è però un rischio in questo meccanismo.

“Sì. Se viene eletto l’Ufficio di presidenza ma non il presidente, basta che due membri si dimettano di nuovo e si torna alla casella di partenza, con l’obbligo di rieleggere l’Ufficio nel Consiglio successivo. Per superare l’incognita servirebbe una maggioranza coesa, capace di eleggere il presidente”.

L’esperienza da facente funzioni con gli apprezzamenti dell’aula

  • Lei ha esercitato il ruolo della presidenza d’assemblea in modo apprezzato anche dall’opposizione. Sul piano delle trattative politiche, però, le cose non si sono messe bene. Qual è la sua valutazione?

“Sono contento di aver fatto questa esperienza: molto formativa, mi ha permesso di approfondire il regolamento, lo statuto e il funzionamento della macchina amministrativa. Ho avuto la soddisfazione di ricevere complimenti sia dalla maggioranza sia dalla minoranza, anche da colleghi che non immaginavo. Evidentemente ha fatto piacere il fatto che io abbia valorizzato il ruolo del consigliere, dando voce a tutti senza censure e senza interventi arroganti che ne interrompessero gli interventi. Penso di aver dimostrato di saper fare il presidente del Consiglio. Dispiace che questo merito, riconosciuto da più parti, non si traduca in coerenza: oggi la mia candidatura è minoritaria, e probabilmente non verrò rieletto né vicepresidente vicario né presidente. Ma è nelle regole della politica, spesso lontane dal merito. Constato che troppi incarichi, a livello nazionale come locale, non vengono assegnati secondo criteri di competenza. Il cittadino vorrebbe, nei ruoli chiave, persone con competenze ed esperienza specifica: mi rendo conto che è un discorso quasi utopico, e che spesso conviviamo con realtà contro la logica e contro il merito”.

Il risentimento politico: quattordici anni di fedeltà senza riconoscimenti

  • Lei dice che l’elezione del presidente sarà uno spartiacque. Da dove nasce il suo risentimento?

“Da quattordici anni di sostegno incondizionato a questa classe dirigente, quella uscita dalle elezioni del 2012 con Nicola Ottaviani, che ho sostenuto per due consiliature. Nel 2017 sono stato rieletto arrivando primo nella lista di Fratelli d’Italia, eppure decisero di non farmi assessore e di non nominare nemmeno una persona di mia fiducia, tirando in ballo la “quota rosa”. Sono stato in Consiglio quasi ininterrottamente dal 2012, primo della lista di Fratelli d’Italia nel 2017, e non ho mai ricoperto il ruolo di assessore né indicato assessori di mia fiducia. Dopo quattordici anni mi sarei aspettato un sostegno. Non l’ho avuto nemmeno a febbraio, alle elezioni provinciali, dove ero l’unico candidato di maggioranza di Frosinone: per la terza volta questa classe dirigente ha preferito votare e far eleggere un consigliere di un altro comune. È la storia recente che porto dentro. Il mio risentimento, il mio dispiacere, la mia delusione sono verso questa classe dirigente che oggi governa a Frosinone”.

«Mani Libere», l’alleanza con Sergio Crescenzi e il ruolo di Antonio Scaccia

  • Si è creato un blocco civico: Lista per Frosinone e il gruppo Mani Libere. Cosa significa quel nome?

“Significa che le mani non sono legate, quindi ci si può muovere meglio. “Senza padroni” era brutto, insomma. Il gruppo alternativo, che porta come candidato l’avvocato Gianpiero Fabrizi, è composto dalle liste che fanno capo all’ex sindaco Ottaviani insieme a Fratelli d’Italia, che ha qualcosa da ridire su una mia eventuale nomina”.

  • La unisce a Sergio Crescenzi la circostanza che siete entrambi vittime di veti?

“Lo stesso comportamento riservatoci da questa classe dirigente. Crescenzi è stato eletto primo della lista di Fratelli d’Italia nel 2022 e, normalmente, avrebbe dovuto ricoprire l’incarico di assessore. Ci ha accomunati un destino imposto. Poi, in questo scenario buio, c’è stata una schiarita: una parte politica ci ha sostenuto, ed è la Lista per Frosinone. Ringrazio Antonio Scaccia per il sostegno alla mia presidenza e per aver provato in tanti modi a valorizzare anche l’esperienza, consistente, di Crescenzi. Con la Lista per Frosinone ci confrontiamo quotidianamente, perché è stata l’unica che, nel momento del bisogno, ci ha dato una mano”.

  • Ieri sera è stato assente alla prima convocazione consiliare, come mai?

“Comincio a far apprezzare la mia assenza, visto che la mia presenza c’è sempre stata: questa classe dirigente ha sempre potuto contare su di me. Oggi è il mio primo atto politico di assenza. Sarò presente oggi, ma inizio a far capire che Marco Ferrara, che c’è sempre stato, non è detto che ci sarà ancora per questa classe dirigente. Altro discorso è strutturare progetti politici nuovi, che potrebbero nascere dalla Lista per Frosinone e da Mani Libere, e da scenari capaci di riverberarsi dal livello locale a quello nazionale: sappiamo che Scaccia è un esponente nazionale di rilievo di Futuro Nazionale. Io e Sergio siamo aperti a varie possibilità. Con la pausa estiva non prenderemo decisioni ai primi di agosto; ci riserveremo per il mese, ma settembre sarà un momento importante”.

  • Potrebbe Mastrangeli dimettersi in modo tattico e usare i venti giorni per ricompattare la maggioranza?

“Non sarebbe nemmeno servito arrivarci, se si fosse convenuto di dare continuità al vicepresidente facente funzioni, cioè al sottoscritto. Bastava dire a Fratelli d’Italia che quel veto non porta da nessuna parte. Perché il vero problema è il veto di Fratelli d’Italia, motivato dal fatto che sono uscito dal partito: motivazione per me inaccoglibile. Sono uscito perché non mi ritrovavo con la dirigenza locale, che ha gestito il partito come se fosse una lista civica; se milito in un partito nazionale, mi aspetto logiche di partito nazionale. A quel punto sì, eventuali dimissioni di Mastrangeli potrebbero cambiare le cose e il ragionamento”.

  • Come si sarebbe potuto evitare tutto questo?

“Sarebbe bastato che Mastrangeli, entro i primi dieci giorni di giugno, avesse convocato la maggioranza e avesse preso atto che i gruppi consiliari sono cambiati. Una fotografia ad oggi: quanti consiglieri ha ciascuna lista? E poi una proposta semplice: se non si trova l’accordo sul presidente, si inserisce quella casella insieme a quelle degli assessori. In caso di mancato accordo, azzeramento della giunta: dieci caselle — nove assessori più il presidente del Consiglio — da assegnare a scalare partendo dalla lista con più consiglieri. Questo avrebbe garantito la coesione totale, collocato l’elezione del presidente in un riassetto complessivo, rafforzato il sindaco e permesso di far firmare a tutte le liste un patto di fine consiliatura, con la fiducia all’attuale sindaco che si ripresenterà. Invece oggi non c’è accordo, non c’è un candidato unico di maggioranza, non ci sono i numeri e non c’è la maggioranza. Abbiamo gruppi con due o tre consiglieri che pretendono due assessorati e persino la presidenza del Consiglio: sproporzioni evidentemente sballate. E Fanelli, diciamoci la verità, dice di stare con Fratelli d’Italia, ma in realtà è stato votato dagli undici della minoranza, che dialoga ogni giorno con Forza Italia, in particolare con il consigliere Cirillo”.

Verso le urne del 2027: Vannacci, il quadro nazionale e l’incognita BRT

  • Cosa prevede, oltre all’elezione del presidente, guardando alle comunali del 2027?

“L’elezione del presidente è già uno spartiacque: ci sarà un prima e un dopo. Sul piano nazionale conta molto Futuro Nazionale: se in autunno il partito del generale Vannacci arriverà al 12, 13, 14 o addirittura 15 per cento e resterà esterno al centrodestra, il generale potrebbe chiedere una candidatura autonoma e indipendente nel capoluogo. C’è poi l’ambiguità di Forza Italia, che dice con forza di non volere Futuro Nazionale nel centrodestra, ma che a sua volta potrebbe lasciarsi tentare da approdi diversi in Europa. Sono incognite da sciogliere in autunno”.

  • E il nodo BRT?

“Il Bus Rapid Transit sarà una prova decisiva. A settembre, con la riapertura delle scuole, supererà la prova del traffico? Riuscirà davvero a trasportare più di mille persone al giorno? Due scenari: se funziona, avrà avuto ragione il sindaco Mastrangeli; se invece quelle mille persone non ci saranno — magari saranno cinquanta o cento — e si creerà un traffico insostenibile, allora la sua visione sul trasporto pubblico locale potrebbe rivelarsi sbagliata. E chi resta in coda per accompagnare i figli a scuola o per andare al lavoro presenterà il conto al sindaco. Non certo a Marco Ferrara”.

L’appello finale per il cambiamento e l’ipotesi della candidatura a sindaco

  • Come conclude?

“Qualora non riuscissi a trovare sponde nelle classi dirigenti presenti sul territorio, resta l’estrema ratio: costruire una nuova classe dirigente. E allora mi potrei anche candidare a sindaco, perché no, magari con un paio di liste. Guardo con interesse anche al terzo polo, dove ci sono persone valide — Anselmo Pizzutelli, Pasquale Cirillo, Teresa Petricca, Giovan Battista Martino, Maria Antonietta Mirabella: gente che studia le pratiche e sa argomentare — ma oggi lo vedo troppo eterogeneo. Dovrebbero amalgamarsi su un programma condiviso, definire ruoli, funzioni e compiti, e muoversi in fretta, perché manca poco al voto. Che Anselmo Pizzutelli sia ancora capogruppo della lista Mastrangeli mi pare una scelta politica obsoleta. Non basta più andare soltanto “contro”: bisogna andare a favore, costruire un progetto nuovo, con una classe dirigente innovativa e alternativa a quella attuale. Servono menti pensanti, persone coraggiose, il coraggio di agire e persone con le “mani libere”, cioè non legate. Come in una squadra di calcio: ognuno nel suo ruolo, il portiere fa il portiere e l’attaccante fa l’attaccante, altrimenti la squadra non vince. Poi si dà un nome alla squadra e ci si organizza per tempo”.

  • Quindi, per ora?

“Per ora non ho scelto né deciso nulla: sto alla finestra e guardo cosa succede. In questo momento sono come un calciatore svincolato; lo svincolo definitivo arriverà quando, come è estremamente probabile, verrà bocciata la mia candidatura. Ho un debito di gratitudine, sul piano politico, verso chi mi sostiene — la Lista per Frosinone di Antonio Scaccia — e verso Sergio Crescenzi, con cui collaboro da mesi: entrambi siamo stati mortificati e resi “reietti” ingiustamente, pur non avendo fatto altro che politica. Ricordo a Fratelli d’Italia che non esiste il vincolo di mandato: un consigliere eletto in una lista può legittimamente cambiarla nel corso della consiliatura, e questo non giustifica veti. Se poi quei veti arrivano da chi dirige il partito a livello regionale, è un fatto molto grave, perché mina le logiche della democrazia. Io, tra l’altro, non ho nemmeno cambiato coalizione: per quattordici anni sono rimasto nel centrodestra, a sostegno della stessa classe dirigente. Oggi quella classe dirigente mi boccia e io ne prendo atto, guardandomi intorno. Perché se commette una serie di errori e da 22 consiglieri arriva a non averne 15, il problema non è mio: è del sindaco. Lo ripeto: sono pronto anche a candidarmi a sindaco. Quando si vuole far cambiare una città, ci vuole il coraggio di farlo, e una classe dirigente preparata e coraggiosa. Il mio appello è questo: vogliamo costruire qualcosa di nuovo? Allora bisogna sedersi e definire la squadra nei ruoli, nelle funzioni, nei compiti e, soprattutto, in un programma alternativo”.

Il segnale Ferrara l’ha lanciato.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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