La crisi istituzionale che sta travagliando il Consiglio comunale di Frosinone ha toccato il punto di massimo stallo con le ultime due sedute consiliari dedicate all’elezione del nuovo Presidente dell’Assise, risoltesi in un susseguirsi di fumate nere e tensioni sotterranee. In questo scenario di marcata disgregazione della maggioranza, assume un preciso valore politico la scelta della Lista Marzi, che ha deciso di rimanere assente in maniera consapevole e coordinata da entrambe le sedute. Un’assenza strategica volta a marcare la netta distanza da quelli che l’opposizione definisce “teatrini di potere” estranei ai reali problemi amministrativi e materiali della città.
Consigliere Marzi, qual è la sua lettura della grave crisi istituzionale in corso al Comune di Frosinone?
“A mio avviso, il sindaco Mastrangeli dovrebbe finalmente comprendere che la città reale non si rispecchia affatto nell’attuale Consiglio comunale e chiede, al contrario, un governo solido, concreto e composto. Del resto, l’obbligazione del sindaco è legata ai risultati concreti, non semplicemente all’impiego dei mezzi: questa è una distinzione concettuale fondamentale. Per i liberi professionisti l’obbligazione riguarda il diligente utilizzo dei mezzi, ma per chi amministra una città conta esclusivamente l’attuazione del programma. E oggi non sembra proprio che questo stia avvenendo”.
“Nel 2022 fui l’unico a misurare le strade e a dire che il Brt non ci sta”
Sotto la lente della critica c’è la gestione della mobilità, a partire dai dubbi sulla realizzazione del Bus Rapid Transit (Brt. Qual è la sua posizione?
“Già nel 2022 fui l’unico, metro alla mano, a misurare la sede stradale per rilevare come gli spazi fisici semplicemente non ci fossero. Per far funzionare il Brt occorrono almeno 12 metri di larghezza: serve lo spazio per la corsia riservata al mezzo, un marciapiede idoneo — perché i passeggeri devono pur poter scendere in sicurezza —, almeno una fila di parcheggi e una corsia per il transito ordinario, sia pure a senso unico. Dissi chiaramente tutto questo durante la campagna elettorale.
La cosa singolare è che coloro che oggi hanno abbandonato Mastrangeli all’epoca votarono a favore del Brt. Oggi costoro vorrebbero accreditarsi come alternativi, ma non ne hanno la forza politica né la credibilità: chi non sa leggere un programma amministrativo e contestarne le evidenti incongruenze dimostra di avere severi limiti politici”.
Alla luce di questo quadro, quale strada dovrebbe percorrere l’Amministrazione?
“Mastrangeli dovrebbe ipotizzare di governare il prossimo futuro aprendosi al confronto con realtà diverse, ad esempio coinvolgendo giovani con una reale voglia di dibattere ed evidenziare i problemi della città. Ma attenzione: non giovani catapultati dalle logiche del clientelismo spicciolo o attirati dalle solite promesse di lavoro, bensì energie fresche e libere”.
Il caso penoso dell’ascensore inclinato e l’affidamento di gara da rivedere
Lei ribadisce che la mobilità resta il tema centrale. Quale visione alternativa proponeva?
“Se il Brt fosse stato impostato diversamente, il mio giudizio sarebbe ben altro. Sarebbe servito un progetto integrato con l’ascensore inclinato, capace di garantire un flusso pedonale bidirezionale tra il centro storico e via Aldo Moro, prevedendo stazioni intermedie per raggiungere l’ospedale e gli altri punti nevralgici di Frosinone. La mobilità alternativa funziona solo se fa rete, intersecando direttrici diverse.
Invece, ci troviamo con un impianto di risalita tra la città alta e quella bassa che versa in condizioni penose. Mi chiedo perché il Comune non risolva formalmente il rapporto con la ditta Maspero e non scorra la graduatoria affidandosi al secondo classificato. La disfunzione amministrativa è sotto gli occhi di tutti e non entro neanche nel merito delle responsabilità, che sono palesi. Ed è anche per questa ragione che l’elezione alla presidenza del Consiglio — che si tratti di Ferrara, Scaccia o di qualsiasi altro nome — non ci interessa ed è il motivo per cui non abbiamo preso parte alle ultime votazioni consiliari. Il fatto che la politica cittadina si stia impantanando su questi nominativi non è solo ridicolo, ma indica chiaramente i limiti di questa classe politica”.
Il sindaco Mastrangeli ha ipotizzato lo strumento delle «dimissioni tattiche», sfruttando i 20 giorni previsti dalla legge per tentare di ricucire la compagine. Cosa ne pensa?
“È una scelta che feci anch’io nel 2006, un passaggio per mettere alle strette e intimorire quanti non vogliono rischiare di tornare a casa. Ci sono 20 giorni di tempo per ritirarle, mentre i consiglieri e gli assessori temono di perdere la visibilità o l’indennità legata al proprio ruolo. Tuttavia, non credo che questa volta basti una mossa del genere: vedo un ambiente politico profondamente sfilacciato, disgregato e privo di vere motivazioni, se non quelle di chi ambisce a posizionarsi per sostituirsi a Mastrangeli. Ciononostante, spero che il sindaco possa avere un guizzo di vivacità e di orgoglio: glielo auguro sinceramente per il bene di Frosinone”.