Presidenza del Consiglio vacante, giunta incompleta, veti incrociati: la maggioranza del capoluogo ciociaro scopre di essere in fin dei conti ostaggio dei propri numeri. E intanto Forza Italia si spacca in due in una sorta di limbo politico. Frosinone si ritrova con una maggioranza che sulla carta c’è ma nei fatti non decide. Due caselle istituzionali restano scoperte: la presidenza del Consiglio comunale, retta da un facente funzioni, e il posto in giunta lasciato libero da Massimo Sulli (che si è dimesso dalla responsabilità della Polizia locale lo scorso 31 luglio). Entrambe sono bloccate dallo stesso meccanismo: ogni nome possibile incontra un veto, e ogni veto viene da una forza che la coalizione non può permettersi di perdere.
La successione a Sulli sembrava la pratica più semplice. Identità Frusinate, la formazione che fa capo al consigliere Christian Alviani, ha indicato Gianluca Di Trocchio, commissario della Polizia di Stato appena andato in pensione e di alto profilo professionale e vasta stima per la delega in questione. Sulla designazione da parte della civica di Alviani però è arrivato il doppio veto di Mani Libere, gruppo piccolo ma decisivo, con consiglieri senza i quali i numeri della maggioranza non tengono. In un Consiglio dove gli equilibri si contano sulle dita di una mano, un’opposizione interna vale quanto un’opposizione vera.
La questione della successione a Sulli diventa una disputa aritmetica
Dietro il veto insomma non c’è analisi sulla competenza dei possibili designati ma una questione di aritmetica politica. Identità Frusinate può contare su un solo consigliere. Sulla stessa poltrona avanzano pretese la Lista per Frosinone di Antonio Scaccia, forte di quattro consiglieri, e quella del tandem Ferrara-Crescenzi. È il vecchio principio del peso specifico: chi porta più voti in aula chiede più rappresentanza in giunta. E la richiesta di Identità Frusinate appare a molti sproporzionata rispetto alla sua consistenza.
Per competenze, il nome che circola per la delega che fu di Sulli è anche quello di Sergio Crescenzi. Ma qui lo stallo si avvita su se stesso. Su Crescenzi, come su Marco Ferrara, presidente del Consiglio facente funzioni, pesa il veto di Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni non ha dimenticato l’abbandono dei due, e lo fa pesare con puntualità. Il risultato è che la stessa componente che rivendica l’assessorato e la presidenza dell’aula è anche quella su cui il principale (politicamente parlando) partito della coalizione ha posto un’ipoteca.
La presidenza del Consiglio diventa così una seconda partita, intrecciata alla prima. Ogni soluzione sull’una sposta gli equilibri sull’altra. Il sindaco Riccardo Mastrangeli si trova a mediare tra alleati che si bloccano a vicenda, senza una combinazione che accontenti tutti.
La spaccatura silenziosa di Forza Italia, Maurizio Scaccia lontano da Cirillo
Sullo sfondo si consuma la crisi silenziosa di Forza Italia. Il gruppo consiliare azzurro si è praticamente diviso a metà. Il capogruppo Maurizio Scaccia appare sempre più lontano dal coordinatore cittadino Pasquale Cirillo, soprattutto per il dinamismo di profilo critico con l’amministrazione portato avanti da quest’ultimo.
Le traiettorie divergono in modo netto. Scaccia è vicino al coordinatore regionale del partito, il senatore Claudio Fazzone, ed è ritenuto favorevole a un rientro in maggioranza. Cirillo si muove invece da battitore libero. Con le iniziative sulla permuta di via De Matthaeis e sul campo Zauli ha cominciato a marciare in sintonia con l’ex sindaco Paolo Fanelli e con i consiglieri del gruppo Futura, Teresa Petricca e Giovambattista Martino. Gli osservatori delle vicende politiche cittadine gli attribuiscono l’ambizione di una candidatura a sindaco costruita proprio a partire dai consiglieri che oggi lo sostengono. È una convergenza trasversale che, se si consolidasse, disegnerebbe un nuovo polo di opposizione con un volto riconoscibile.
Per il centrodestra frusinate è un segnale da non sottovalutare. Il partito di Fazzone rischia di avere a Frosinone due linee opposte: una che bussa alla porta della maggioranza, l’altra che lavora per sostituirla.
Question time il 7 ottobre. Seduta ordinaria, date probabili l’1 e 2 ottobre
Nel frattempo l’aula prova a darsi una scadenza. Ferrara ha convocato il question time per il 7 ottobre alle 18. La conferenza dei capigruppo di venerdì 25 settembre dovrebbe fissare il Consiglio comunale ordinario per l’1 (prima convocazione) e il 2 (seconda) ottobre, con due punti all’ordine del giorno.
Il primo è l’elezione del presidente del Consiglio, il vero banco di prova per capire se i veti sono trattabili o definitivi: in gioco restano Marco Ferrara (Lista per Frosinone e Mani Libere) e Gianpiero Fabrizi (sostenuto principalmente da Lega e Lista Ottaviani). Il secondo è il riconoscimento di un debito fuori bilancio, necessario per bloccare l’esecuzione sulle casse comunali. È un passaggio che non ammette rinvii: senza il voto, il rischio concreto è vedere le somme del Comune aggredite dai creditori.
È qui che lo stallo smette di essere una questione di poltrone. Una maggioranza paralizzata nell’eleggere il proprio presidente d’aula dovrà comunque trovare i numeri per mettere in sicurezza i conti. Crinale lungo il quale la crisi del palazzo diventerà un problema per la città.