Un’ombra d’incertezza giuridica e una tempesta politica si abbattono sull’amministrazione comunale di Frosinone. Undici consiglieri comunali di minoranza (Pasquale Cirillo, Maurizio Scaccia, Giovambattista Martino, Teresa Petricca, Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella, Giovanni Bortone, Fabrizio Cristofari, Angelo Pizzutelli, Norberto Venturi, Paolo Fanelli) hanno inoltrato una circostanziata richiesta di incontro urgente al Prefetto di Frosinone e al Segretario Generale del Comune, denunciando la presunta illegittimità formale e sostanziale degli atti approvati nelle ultime infuocate sedute del Consiglio Comunale (quelle del 3 luglio e del 30 luglio 2026). Al centro dello scontro c’è il vuoto di potere generatosi al vertice dell’assemblea cittadina e l’uso di pareri legali ritenuti manifestamente contraddittori.
Per comprendere l’entità dello stallo, viene ricostruita la catena di eventi che, nell’arco di due mesi, ha letteralmente scompaginato l’Ufficio di Presidenza: 30 maggio 2026: si dimette con effetto immediato il Presidente del Consiglio Comunale. L’organo di presidenza resta operativo a ranghi ridotti (4 componenti su 5). 30 giugno 2026: rassegna le dimissioni un Consigliere Segretario. L’organo scende a 3 componenti su 5. 3 luglio 2026 (prima seduta): all’ordine del giorno figura la nuova elezione del Presidente, ma le votazioni vanno deserte. Contestualmente si dimette anche il secondo Vicepresidente. L’Ufficio di Presidenza è ormai decimato (3 componenti su 5 dimissionari). Nonostante la mancata elezione e la palese mutilazione dell’organo, guidato dal solo Vicepresidente Vicario, il Consiglio prosegue i lavori votando gli altri punti all’ordine del giorno.
A seguire: 8 luglio 2026: i consiglieri d’opposizione inviano al Ministero dell’Interno e alla Prefettura un primo esposto con quattro quesiti di legittimità. Il Comune risponde affidando una consulenza esterna al Prof. Avv. Enrico Michetti. 30 luglio 2026 (seconda seduta): il Consiglio viene nuovamente convocato e presieduto dal Vicepresidente Vicario con un ordine del giorno plurimo, approvando delibere ordinarie senza aver prima ricostituito la Presidenza. Nella stessa data giunge un’integrazione al parere dell’Avv. Michetti.
Lo scontro sui pareri legali: inversione della regola e contraddizione insanabile
Il nucleo dell’esposto presentato dai consiglieri poggia su un’articolata analisi tecnico-giuridica che evidenzia quanto accaduto con i pareri forniti dal consulente dell’Amministrazione, il Prof. Avv. Enrico Michetti. L’esame comparato dei due documenti rivela, secondo i firmatari, una diretta e insanabile contraddizione. In particolare, il parere dell’8 luglio (prot. n. 45384/2026) stabiliva con chiarezza che la trattazione dei punti successivi all’o.d.g. fosse vincolata a una condizione sospensiva: «soltanto nel caso si addivenga una nuova funzionalità dell’organo si potrà procedere con la discussione dei successivi punti». In sostanza, prima si elegge il Presidente, poi si vota il resto.
L’integrazione del 30 luglio (prot. n. 50259/2026), invece, stravolgerebbe l’impostazione iniziale, affermando che «a prescindere dall’esito della votazione […] si potrà procedere comunque […] alla discussione e votazione dei successivi punti […] quando non ulteriormente procrastinabili».
Gli undici consiglieri sottolineano come non si tratti di un semplice chiarimento, ma di una vera e propria inversione ad hoc della regola: dal vincolo rigido si passa a un criterio di generica “urgenza”, peraltro – sempre secondo gli esponenti – mai documentata o motivata negli atti dell’amministrazione. Viene inoltre evidenziata una presunta forzatura rispetto alla normativa del TUEL e alla circolare del Ministero dell’Interno del 22 marzo 2021, la quale limita severamente i poteri del Vicepresidente Vicario alla sola convocazione dell’assemblea per la rielezione del Presidente.
Le richieste ufficiali: incontro a Palazzo del Governo e parere del Segretario
Di fronte a quello che definiscono un corto circuito istituzionale, i consiglieri comunali hanno formulato istanze perentorie. Al Prefetto di Frosinone chiedono la convocazione ad horas di un incontro urgente presso la Prefettura per analizzare il quadro di instabilità istituzionale. Al Segretario Generale del Comune sollecitano l’emissione di un parere giuridico scritto e motivato (ai sensi dell’art. 97, comma 2, del TUEL) che certifichi se le deliberazioni approvate il 3 e il 30 luglio siano conformi alla legge, allo Statuto e al Regolamento.
La patata bollente passa ora al Palazzo del Governo e al vertice burocratico del Municipio. Se le delibere approvate in queste due sedute dovessero essere ritenute viziate da illegittimità derivata, per il Comune di Frosinone si aprirebbe lo scenario di un annullamento a catena degli atti approvati, con conseguenze sulla tenuta amministrativa della città.