Consorzi di bonifica, Di Stefano guida il fronte sindaci-comitati: “Commissariati dal 2016, gestione fallimentare”

Colfelice - Il convegno del Comitato civico arcese sul perimetro di contribuenza. Sei sindaci al tavolo, l'on. Fontana e lo staff di Zeppieri

Non più soltanto proteste, ma soluzioni, tavoli a Roma e un faccia a faccia con il presidente della Regione. È la linea che Luca Di Stefano, sindaco di Sora e presidente della Provincia di Frosinone, ha portato nella sala del Comune di Colfelice, al convegno sui consorzi di bonifica promosso dal Comitato civico arcese. Al tavolo, con lui, alcuni sindaci del coordinamento dei Comuni che hanno deliberato l’uscita dal perimetro di contribuenza del Consorzio Valle del Liri. Innanzitutto la padrona di casa la sindaca di Colfelice Gabriella Protano, e poi i primi cittadini di Atina (Pietro Francesco Volante), Arce (Luigi Germani), Pescosolido (Donato Enrico Bellisario), il consigliere delegato di Belmonte Castello (Maurizio Giannandrea in rappresentanza anche del sindaco Carlo Medagli). Di rilievo la presenza dell’onorevole Ilaria Fontana e di Salvatore Tedone, rappresentante della segreteria della consigliera regionale Alessandra Zeppieri.

Il professor Lucio Bove del comitato civico arcese alla presidenza del convegno, con l’altro promotore del gruppo Elio Corsetti in platea, è stato corroborato dagli interventi degli attivisti Mario Tomaselli, Paolo Fallena e del sindacalista Giulio Sacchetti. I rappresentanti dei cittadini che protestano da anni per le cartelle ingiustificate oltre che inique sono giunti con un quadro di proposte consegnate ai rappresentanti istituzionali. Più che altro un elenco di opzioni dalle quali prenderà forma nei prossimi giorni un documento ufficiale della seduta. Obiettivo: fare un passo verso quelle istituzioni che fino ad oggi si sono chiuse a riccio e si sono comportate come un muro di gomma, giungendo a dare degli “scalmanati” a cittadini pacifici e collaborativi ma stanchi d’essere vessati dai costi dei carrozzoni.

Di Stefano è arrivato forte della delibera approvata dal consiglio comunale di Sora davanti a circa 700 cittadini. Ha rivendicato di aver lasciato liberi i consiglieri, ma di aver messo in chiaro la sua posizione: “Io da sindaco sarò il primo a votare a favore di questa delibera, a prescindere dalle telefonate che arriveranno. Perché sicuramente arriveranno, per convincervi che non sia giusto”. Il risultato: maggioranza compatta all’unanimità, un solo voto contrario in minoranza, altri consiglieri d’opposizione rimasti fuori dall’aula.

“Il lavoro svolto in questi anni dai comitati è stato importantissimo”

Il primo affondo è un’autocritica che coinvolge tutti i partiti. “Il lavoro svolto dai comitati in questi anni è stato importantissimo e, ahimè, lo devo dire anche io, non è stato supportato dalla politica”, ammette. “Dalla destra alla sinistra c’è stato un vuoto politico, nessuno voleva parlare dei consorzi di bonifica. E quando non si parla di qualcosa, c’è qualcosa che non va”.

Poi il bersaglio vero: la gestione commissariale. “Questa gestione è commissariata dal 2016 e non può continuare ad andare avanti. Nel momento in cui si arriva a un commissario, vuol dire che la gestione è fallimentare”. Il paragone è con la sua esperienza a Palazzo Jacobucci, dove ha commissariato un ente per otto o nove mesi prima di nominare un direttore: “Se i nostri enti vanno in perdita non possono continuare ad andare avanti. Io non posso continuare a mettere soldi su un ente che non funziona”.

“C’è l’arroganza politica di non volersi sedere attorno ad un tavolo”

Nel mirino c’è anche il piano di classifica, la base su cui si calcolano i contributi. “C’è un’arroganza politica di non volersi sedere a un tavolo e capire quali sono i problemi”, attacca Di Stefano. “Avere un piano di classifica che risale al 1999, con zone di Sora che una volta erano agricole e oggi sono completamente urbanizzate, ventisei anni dopo, significa non voler prestare attenzione ai problemi reali dei nostri concittadini”. E rilancia il tema della rappresentanza: un tempo i consorziati eleggevano i propri organi, “da dieci anni vengono nominate persone. È normale che a un certo punto i cittadini dicano basta”.

Il sindaco respinge quella che definisce una “mistificazione” sulla delibera sorana. “Noi non abbiamo mai detto di uscire dal perimetro del consorzio di bonifica. Abbiamo chiesto di uscire dal perimetro di contribuenza, che è un’altra cosa”, precisa. “È una volontà politico-amministrativa che va rispettata, soprattutto da chi rappresenta un’istituzione”.

La seconda partita è quella del riordino. “Il consorzio unico di bonifica potrebbe essere un danno importante per i nostri territori. Ci batteremo affinché i nostri consorzi continuino a lavorare in maniera territoriale”, avverte. “E non è giusto far pagare debiti a cittadini che non li hanno contratti. Parliamo di consorzi con una gestione fallimentare, non di enti che producono risultati concreti sul territorio”. Per Di Stefano, che dice di ricevere in Comune una media di 50-60 cittadini al giorno, serve una piattaforma “senza colori politici” da portare a Regione e Parlamento: “Non avrò nessun timore a scendere in piazza con la fascia tricolore, e lo farò con tutto il mio consiglio comunale”.

Bove: «Un business da centinaia di milioni di euro»

Il professor Lucio Bove, anima del Comitato civico arcese insieme a Elio Corsetti, ha smontato la tesi secondo cui senza contributi i territori resterebbero senza manutenzione. “Spesso gli interventi più importanti sono quelli che finanzia la Regione Lazio”, osserva, citando le opere finanziate ad Arce. “Quindi quei 300mila euro che i cittadini di Arce versano nelle casse del consorzio, noi non sappiamo dove vadano a finire”.

Bove ricostruisce anche il silenzio istituzionale. Il 10 luglio 2023, a pochi mesi dall’insediamento della giunta Rocca, il comitato fu ascoltato in commissione alla Regione: c’erano lui e Corsetti, il sindaco di Arce Luigi Germani e, per il consorzio, Sonia Ricci. “È stato fatto un verbale di quella riunione, l’abbiamo ricevuto tutti”, racconta. “Il presidente della commissione doveva consegnarlo alle autorità competenti, all’assessore e al presidente Rocca, e da lì doveva uscire una risposta. Non abbiamo avuto nessuna risposta”.

Per il professore la questione è trasversale. Cita la Puglia governata dal centrosinistra, dove il più acceso avversario dei consorzi è un consigliere d’opposizione di Fratelli d’Italia, e le Marche guidate dal centrodestra, dove il ruolo si ribalta. “Noi la battaglia l’abbiamo iniziata quando governava Zingaretti e la stiamo continuando con la giunta Rocca”, ricorda.

Poi la frase più dura del pomeriggio: “Non è una questione di destra, centro o sinistra, è una questione di opportunità. Quello dei consorzi di bonifica, diciamolo fuori dai denti, è un business nell’ordine di centinaia di milioni di euro. È chiaro che la politica, nel momento in cui va a occupare il potere, deve difendere queste rendite di posizione”. Ma torneremo sui contenuti del convegno che ha dato il via ad una fase di azioni in cui istituzioni e cittadini si muovono nella stessa direzione per ottenere un cambio di rotta. (1. Continua)

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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