Consorzio Industriale del Lazio, dal consuntivo 2025 segni di risanamento e distanze col modello auspicato

Dai conti emerge un ente che vive in larga parte di trasferimenti e contributi pubblici più che di servizi venduti a imprese e sul mercato

Da un lato, l’ingresso della Regione con circa 13 milioni di euro rafforza la struttura patrimoniale e avvicina l’azzeramento del debito di fusione: un’operazione che la precedente giunta di centrosinistra non aveva voluto compiere. Dall’altro, la stessa Regione – che vanta 11 milioni di credito verso il Consorzio – ne diventa socio di controllo, definendone al tempo stesso strategia industriale, ZLS e nomine di vertice. Se questa è la lettura politica di quel che sta avvenendo nella governance economico-industriale delle aree industriali della regione, la relazione del commissario Raffaele Trequattrini al consuntivo 2025, pubblicata il 6 luglio sul portale istituzionale, certifica il ritorno all’equilibrio economico dopo anni di perdite.

Va sottolineato come il documento contabile arrivi nel pieno di due passaggi che ridisegnano il futuro dell’ente: la legge di riforma che porta la Regione al 51% e l’aggiornamento del Piano industriale presentato da Regione e Unindustria. Sullo sfondo, le domande che attraversano tutto il basso Lazio su chi ha concretamente risanato l’ente, e su chi lo governerà. C’è una cifra importante: 24.336 euro. È l’utile netto dell’esercizio 2025 del Consorzio Industriale del Lazio, il primo risultato positivo dopo una sequenza di bilanci in rosso. Un anno prima, nel 2024, l’ente aveva chiuso con una perdita di 864.143 euro; nel 2023 il passivo superava il milione. Il ritorno all’equilibrio economico è il messaggio politico che attraversa l’intero documento, e non a caso: si tratta del secondo esercizio interamente commissariato e del quarto dalla nascita dell’ente.

Una realtà nata nel 2021 con esposizione di 18 milioni di euro verso banche

Il Consorzio nasce il 1° dicembre 2021 dalla fusione di cinque enti — l’Asi di Frosinone, il Cosilam di Cassino, il Consorzio Roma-Latina, il Consorzio di Rieti e il CosInd del Sud Pontino — ereditando circa 18 milioni di debiti verso il sistema bancario. Trequattrini, economista dell’Università di Cassino, viene nominato commissario nel marzo 2024 e confermato di anno in anno: l’ultimo rinnovo, con decreto del presidente Rocca del 25 febbraio 2026, spinge il mandato fino al 4 marzo 2027. La relazione rivendica un risanamento “strutturale” e non emergenziale, fondato su due direttrici: il rafforzamento dei ricavi caratteristici e una politica di razionalizzazione della spesa.

La lettura dei conti, esalta il salto del valore della produzione — da 17,3 a 25,5 milioni, +47,2% — che però è in larga parte guidato dall’avanzamento dei cantieri. La voce “variazione lavori in corso e rimanenze” passa da 1,8 a 7,6 milioni (+313%), e appare legata all’accelerazione sui fondi per lo sviluppo e la coesione (Fsc) più che ad un incremento della gestione ordinaria. Sul fronte delle entrate, il Consorzio poggia ancora in modo preponderante sugli altri ricavi e proventi (12,7 milioni), voce che pesa più del doppio dei ricavi da vendite e prestazioni (5,3 milioni).

Trasferimenti e contributi pubblici prevalenti sulle entrate da servizi

È la conferma di un ente che vive in larga parte di trasferimenti e contributi pubblici più che di servizi venduti alle imprese sul mercato. Si dirà che è la natura di ente pubblico economico, ma non va dimenticato che il percorso impostato punta dritto al modello di “piattaforma di servizi” come ricorda proprio il documento in questione. “La sfida dei prossimi anni sarà quella di accompagnare il passaggio da un modello di Consorzio prevalentemente orientato alla realizzazione e gestione delle infrastrutture a un modello sempre più centrato sulla produzione di servizi alle imprese, sull’accompagnamento degli investimenti, sul sostegno alle transizioni industriali ed energetiche e sull’attuazione delle politiche regionali di sviluppo”, scrive infatti il commissario. 

Sul lato dei costi, il dato più vistoso è l’esplosione della voce servizi: +109,9%, da 5,4 a 11,4 milioni. È la contropartita dei cantieri Fsc affidati a imprese esterne, e va letta in parallelo con la crescita dei lavori in corso. Il costo del personale, invece, cala del 2,7% (3,47 milioni), a conferma della linea di contenimento organizzativo. Il vero motore del risultato resta la gestione finanziaria: il saldo negativo si riduce di 403 mila euro (da -1,44 a -1,03 milioni), effetto diretto dell’abbattimento del debito bancario. È questo, più dei ricavi, il fattore che sposta il bilancio dal rosso al nero.

Resta da completare l’integrazione delle strutture dei cinque consorzi fusi

Sul piano organizzativo, il professor Trequattrini ammette come prioritario sia “completare il processo di integrazione delle strutture derivanti dalla fusione dei cinque consorzi industriali originari. Sebbene siano stati compiuti significativi passi avanti, l’armonizzazione di procedure, modelli operativi, sistemi di controllo e modalità gestionali non può ancora considerarsi pienamente conclusa. La presenza di prassi organizzative differenti maturate nel corso degli anni nei diversi territori rende necessario proseguire il lavoro di standardizzazione e coordinamento, rafforzando ulteriormente i meccanismi di governance interna, i sistemi di monitoraggio e le procedure amministrative, al fine di garantire livelli sempre più elevati di efficienza, trasparenza e uniformità gestionale”. 

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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