Covid, ondata estiva di casi: colpa della variante KP3. Il Dottor Pontone Gravaldi mette in guardia

No ad inutili allarmismi ma serve un monitoraggio costante. Sì ai tamponi in presenza di sintomi, la Regione però non li rimborsa ai medici

L’avvio dell’estate 2024 registra una nuova ondata di casi di Covid. Nelle ultime settimane, è stato infatti evidenziato un aumento consistente di pazienti positivi. Stando ai bollettini del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), c’è stata una crescita dei contagi del 40% in una sola settimana. Va detto ovviamente, per non ingenerare inutili allarmismi, che i casi in numeri assoluti sono contenuti ma è l’impennata della curva a dover essere attenzionata. A maggior ragione se si considera che siamo appunto nella stagione più calda, quella che per ragioni “logistiche” e fisiologiche dovrebbe tutelarci maggiormente dalle infezioni virali. 

Tutta colpa, secondo gli esperti, della diffusione della sottovariante dell’Omicron, KP.3, più contagiosa ed immunoevasiva rispetto ai ceppi che l’hanno preceduta. La KP.3 sarebbe infatti in grado di eludere gli anticorpi neutralizzanti sia indotti da precedenti infezioni naturali che dal vaccino anti Covid – che comunque protegge dalla malattia severa. Al momento questa sottovariante del patogeno pandemico è classificata come variante sotto monitoraggio (VUM) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).  

La diffusione di queste varianti più elusive ed infettive, fortunatamente, non si è tradotta in una sintomatologia da Covid-19 più grave. I sintomi più comuni, anche grazie all’immunità ibrida garantita dall’elevato tasso di vaccinazione e dalle infezioni o reinfezioni naturali, sono generalmente simili a quelli di un raffreddore o di una lieve influenza. Ma bisogna, come sempre, prestare attenzione ai pazienti fragili. E, ovviamente, tener presente che la variante KP.3 non risparmia i più piccoli.

Abbiamo approfondito l’argomento con il Dottor Serafino Pontone Gravaldi, tra i più autorevoli pediatri della provincia di Frosinone e del Lazio, membro della Direzione regionale e nazionale della Federazione italiana medici pediatri – FIMP.

L’intervista

  • Dottore, anche in provincia di Frosinone registriamo un aumento notevole di casi di positività?

“Il Lazio è tra le regioni d’Italia che registrano una maggior incidenza di casi. Frosinone, come le altre province, non è stata risparmiate dal contagio. Ma non bisogna creare inutili allarmismi, per cui va detto che ci troviamo dinanzi ad una situazione contenuta e che la sintomatologia della sottovariante KP.3 non è, al momento, preoccupante. Occorre però non abbassare la guardia e prevenire eventuali situazioni di rischio. Questo perché le varianti caratterizzate da alta contagiosità, quindi con una capacità di infettare molto alta, possono diventare più aggressive. Diffondendosi rapidamente da un soggetto all’altro possono, infatti, mutare e diventare più resistenti a vaccini ed anticorpi”.

  • Ma visti i sintomi lievi, i casi possono essere anche scambiati per una sindrome da raffreddamento o altro?

“Ci troviamo in una situazione nella quale, nei pazienti pediatrici, si sono sommate varie malattie infettive. Abbiamo avuto un aumento di casi relativo alla cosiddetta ‘quinta malattia’, o megaloeritema infettivo, un’infezione virale benigna dell’età infantile, caratterizzata da febbre e dalla comparsa di tipiche macchie rossastre sul viso (esantema facciale) che conferiscono un aspetto a “guance schiaffeggiate”. A questa si aggiungono le numerose infezioni da streptococco che quest’anno sono andate oltre il periodo stagionale, seppur adesso si stanno attenuando. Le sintomatologie relative alla quinta malattia e allo streptococco sono però facilmente distinguibili da quelle legate alla sottovariante Covid. In caso di positività assistiamo infatti a sintomi quali raffreddore, tosse, cefalea, spossatezza, stanchezza eccessiva e congiuntivite”.

  • In presenza di questi sintomi, dunque, cosa fare?

“Rivolgersi in primis al proprio medico. Ed è opportuno eseguire un tampone che, in presenza di carica virale sostenuta, è in grado di rilevare casi di positività legati anche alle nuove sottovarianti. In genere i sintomi si esauriscono nel giro di 72 ore senza complicazioni, per cui sarebbe opportuno evitare contatti, soprattutto, con i soggetti fragili, i pazienti immunodepressi, gli anziani, le donne in gravidanza per tutelarli. Ma, soprattutto, i tamponi vanno eseguiti per consentire un attento monitoraggio dell’evoluzione dei contagi. Senza un monitoraggio continuo e costante ci esponiamo ad inutili rischi che possiamo invece prevenire”.

  • Dunque, monitoraggio per evitare situazioni emergenziali. Però i tamponi, in questo momento, non sono rimborsati dalla Regione Lazio. Per cui i medici dovrebbero farli pagare ai pazienti...

“Abbiamo infatti chiesto alla Regione di rimborsarli perché questo è un problema non fa poco che va risolto. I medici devono esser messi nelle condizioni di poter eseguire i tamponi. Io, come altri colleghi, li pago di tasca mia perché mi sembra assurdo, da pediatra, dover chiedere a famiglie che seguo e conosco da anni di pagare il tampone per i loro bambini. Altrettanto assurdo è che i medici che la pensano come me non vengano rimborsati del costo dei tamponi acquistati. Così si rischia di disincentivare il monitoraggio di cui parlavamo”. – Conclude il Dottor Pontone Gravaldi.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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