La storia comincia con un successo netto. Al primo turno del 12 giugno 2022 Riccardo Mastrangeli, assessore al Bilancio uscente e candidato della continuità con il decennio di Nicola Ottaviani, sfiora l’elezione diretta con il 49,26%. Due settimane dopo, al ballottaggio del 26 giugno, supera Domenico Marzi con il 55,32% contro il 44,68%. A sostenerlo sette liste: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Frosinone Capoluogo, Lista Mastrangeli, Lista per Frosinone e Lista Ottaviani. Decisivo, nel secondo turno, lo smottamento del terzo polo: Mauro Vicano, ex direttore generale della Asl, dopo aver corso con Azione annuncia il sostegno al candidato del centrodestra, scompaginando i piani del centrosinistra. Il 29 giugno Mastrangeli si insedia a Palazzo Munari con una maggioranza di 22 consiglieri su 33.
È una dote che, a rileggerla oggi, contiene già i germi della crisi. Il patto del ballottaggio con Vicano tornerà nella composizione della giunta; la lista personale del sindaco, il suo principale serbatoio di consenso, diventerà la sua spina più acuminata; e il peso dei partiti nazionali, a cominciare da Forza Italia e Fratelli d’Italia, si rivelerà tutt’altro che un’assicurazione sulla stabilità.
Le prime crepe: la civica del sindaco si ribella e diventerà spina nel fianco
Il primo strappo non arriva dall’opposizione ma dall’interno. Il sindaco revoca le deleghe ai consiglieri Anselmo Pizzutelli e Giovanni Bortone, eletti nell’area che lo sostiene. Pizzutelli ricostruirà poi la vicenda senza giri di parole: le sue critiche pubbliche in aula su piste ciclabili, Brt e chiusura al traffico della piazza dello Scalo, unite al rifiuto di firmare un documento di fiducia alla giunta, gli sarebbero costate il posto. “È lui che ha cacciato me”, dirà. Attorno a Pizzutelli e Bortone si salda presto Maria Antonietta Mirabella: nasce il nucleo dei ‘dissidenti’, formalmente ancora dentro i gruppi di maggioranza ma di fatto in rotta di collisione con il primo cittadino.
Il 16 marzo 2024 la prima casella di giunta salta. Alessandra Sardellitti, assessora all’Innovazione tecnologica, si dimette con una Pec al sindaco spiegando di non riconoscersi più nella squadra. Sullo sfondo la pubblicazione, da parte di un quotidiano nazionale, di un video coperto da segreto istruttorio sulla sparatoria di via Aldo Moro, che aveva acceso lo scontro in maggioranza e offerto a Forza Italia l’occasione per attaccare il sindaco. Sardellitti non sparirà dalla scena: diventerà la madrina politica di Futura, almeno nella fase iniziale. Parliamo del gruppo di Teresa Petricca, Giovambattista Martino e Francesco Pallone che finirà anch’esso tra gli scontenti (ma Pallone verrà successivamente recuperato in maggioranza e Sardellitti si allontanerà da Petricca e Martino).
Estate 2024: la verifica, Rotondi via dalla giunta e l’uscita di Forza Italia
Il 27 giugno 2024, nel pieno di una verifica di maggioranza che vede Fratelli d’Italia e Forza Italia su posizioni divergenti, Mastrangeli chiede e ottiene le dimissioni dell’assessora alla Polizia locale Maria Rosaria Rotondi. La motivazione ufficiale è tutta politica: non un giudizio sul lavoro svolto, ma la necessità di intervenire “per la salvaguardia degli equilibri” tra le forze che sostengono l’esecutivo. Il sindaco assume la delega ad interim. Resterà vacante per oltre un anno e mezzo: dettaglio che da solo racconta la difficoltà di ricomporre il quadro.
Nella seconda metà del 2024 si consuma lo strappo più pesante: Forza Italia ritira l’appoggio alla giunta e passa all’opposizione con i consiglieri Maurizio Scaccia e Pasquale Cirillo. Il partito che aveva contribuito a fondare la coalizione vincente esce di scena e da quel momento la maggioranza non è più quella uscita dalle urne.
Autunno 2024: da maggioranza a 22 a soli 15 consiglieri, la stagione degli innesti
A fine novembre la fotografia diventa impietosa: i consiglieri chiaramente schierati con il sindaco sono scesi da 22 a 15. Mastrangeli, che fino ad allora aveva resistito all’idea di allargare il perimetro anche per le resistenze di alcuni partiti, cambia strategia. Il 27 novembre 2024 ufficializza l’ingresso del Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli, con il consigliere Claudio Caparrelli, già assessore negli anni di Ottaviani e nel 2022 schierato altrove. Il sindaco rivendica un sostegno arrivato “senza chiedere nulla in cambio”; la coordinatrice Debora Patrizi la mette giù osservando che tutti gli schemi del 2022 sono ormai saltati, da ogni parte.
A rinforzare il fronte arriverà poi anche Andrea Turriziani (allora esponente della Lista Marini ma con un patto federativo con FdI grazie alla carica di coordinatore provinciale della nuova Dc). È l’inizio di un metodo che caratterizzerà il resto della consiliatura: perdere pezzi dalla coalizione originaria e rimpiazzarli con eletti nelle liste avversarie.
Anno 2025: opposizione, dissidenti e il numero legale come arma
Il 30 gennaio 2025, in via Fontana Unica, un flash mob dei residenti contro inquinamento, nuova viabilità e pista ciclabile mette per la prima volta sullo stesso fronte l’opposizione ufficiale e i dissidenti. I consiglieri in appoggio esterno sono ormai otto: Pizzutelli, Bortone e Mirabella; i forzisti Scaccia e Cirillo; Petricca, Martino e Pallone di Futura. Dall’altra parte, il capogruppo Pd Angelo Pizzutelli e il consigliere della Lista Marzi Armando Papetti. Gli osservatori notano che dissidenti e minoranze iniziano a firmare insieme le richieste di consiglio straordinario, e che il presidente dell’aula Massimiliano Tagliaferri convoca le sedute in prima chiamata, quando servono 17 presenti: una soglia che basta un’assenza a far saltare.
A marzo la mozione che blocca la pedonalizzazione completa di piazzale Kambo passa all’unanimità e sembra aprire uno spiraglio di ricucitura. Ma l’impegno viene disatteso e Pizzutelli, Mirabella, Bortone e Cirillo finiscono dal prefetto del tempo, Ernesto Liguori, a denunciare il mancato rispetto di quanto votato in aula.
A luglio i conti sono questi: la coalizione si ferma a 16, dopo che Papetti, eletto con Marzi, si è sottratto al ruolo di diciassettesimo. Mastrangeli ha perso per strada nove degli eletti del 2022, sostituiti da consiglieri provenienti dalla Lista Vicano, dal Gruppo Civico, dalla Lista Marini e dalla Lista Marzi. Il sindaco riunisce i fedelissimi a cena per blindare l’assestamento di bilancio del 31 luglio, mentre in Fratelli d’Italia la componente di Aldo Mattia chiede di ricostruire il centrodestra unito. È in questa fase che prende forma quello che le minoranze chiameranno il ‘modello Mastrangeli-Marzi’: una maggioranza a geometria variabile che sopravvive grazie al soccorso, condizionato da richieste di interventi concreti per la città come la riattivazione dell’ascensore inclinato, dell’ex sindaco del centrosinistra.
Ottobre 2025: la fuga dall’aula su Gaza per non votare le mozioni
Il 10 ottobre 2025 un episodio rivela fino a che punto i confini si siano confusi. Al momento di discutere le mozioni su Gaza, una delle quali firmata da Pizzutelli, ancora capogruppo della Lista Mastrangeli, da Mirabella e da Bortone, capogruppo della Lega, sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza abbandonano l’aula in diretta streaming. Futura parla di un’amministrazione affetta da “zoppia cronica”, tenuta in piedi proprio dagli interventi di Marzi. Il paradosso è evidente: i documenti che la maggioranza rifiuta di discutere portano le firme dei capigruppo eletti nelle sue stesse liste.
Febbraio 2026: il rimpasto civico è servito. Entrano Sulli e Spaziani Testa
L’11 febbraio 2026 Mastrangeli vara un mini rimpasto che è in realtà una dichiarazione di strategia. Entrano Maria Teresa Spaziani Testa della Lista per Frosinone, con digitalizzazione e smart city, e Massimo Sulli di Identità Frusinate, che eredita finalmente la Polizia locale vacante dall’uscita di Rotondi. I due prendono il posto lasciato dall’assessora dimissionaria Laura Vicano, figlia di Mauro Vicano: il patto del ballottaggio del 2022, al quale viene comunque riservato un ruolo, trova così la sua chiusura formale.
La lettura politica è univoca: il baricentro si sposta verso il civismo. La Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia consolida la propria centralità, mentre Identità Frusinate passa in pochi mesi a tre consiglieri, Alviani, Ferrara e Crescenzi, gli ultimi due transitati da Fratelli d’Italia. Il partito della premier, intanto, rifiuta il terzo assessorato per non legarsi del tutto al sindaco, e degli arricchimenti programmatici concordati a Roma a inizio anno non c’è traccia. Il sindaco, scrivono gli analisti, si costruisce una ‘linea Maginot’ di liste civiche per proteggersi dalle fibrillazioni dei partiti, in vista delle comunali del 2027. Con un’avvertenza che i fatti confermeranno: i guai peggiori, in questa consiliatura, glieli ha creati proprio una civica, la sua.
Giugno-settembre 2026: l’aula decapitata che resta pure paralizzata
A giugno Massimiliano Tagliaferri lascia la presidenza del Consiglio comunale e lo stesso seggio. È l’inizio di un vuoto istituzionale senza precedenti: l’aula si spacca sull’elezione del successore, il candidato della maggioranza Gianpiero Fabrizi non passa, le opposizioni puntano sull’ex sindaco Paolo Fanelli. Un pezzo di maggioranza – Lista per Frosinone e la civica Mani Libere formata nel frattempo da Ferrare e Crescenzi – punta i suoi 6 voti sul presidente del Consiglio comunale facente funzioni, Marco Ferrara. Un parere della Prefettura limita l’attività consiliare agli atti urgenti e indifferibili.
A fine settembre due segnali chiudono gli spazi. Il 24 settembre Marzi, annunciando che la fine della consiliatura coinciderà con il suo congedo dalla politica, deposita un’interrogazione sull’ascensore inclinato, “sono quindici anni che l’ascensore inclinato non funziona”, chiedendo conto dei 500mila euro versati alla Maspero alla firma del contratto, della mancata risoluzione per inadempimento, del mancato scorrimento della graduatoria e degli eventuali intralci con il contratto Cialone per il trasporto urbano. L’aut aut è esplicito: soluzione, o diventerà il più accanito avversario del sindaco. Il 28 settembre, acclamato coordinatore regionale di Forza Italia, il senatore Claudio Fazzone chiude ogni porta: il centrodestra potrà riunirsi, ma con un’altra figura. “Non andremo con l’attuale sindaco”.
2 ottobre 2026: la “Caporetto” a Palazzo Munari sul nome di Carlo Gagliardi
L’ultima mossa è un azzardo. In apertura di seduta Mastrangeli chiede all’aula di eleggere presidente Carlo Gagliardi, consigliere della Lista Marzi, presentato come figura di garanzia. Con il quorum a 22, Gagliardi raccoglie 9 voti, a fronte di 11 schede bianche. Nella seconda votazione, con la soglia scesa a 17, il sindaco abbandona il proprio scranno per confrontarsi con Franco Carfagna e Andrea Turriziani, ma il risultato si ferma a 12 voti, con 10 bianche. Fumata nera, terza doppia votazione finita così.
Il dibattito che segue è un processo politico al sindaco. Fanelli gli rimprovera di essersi rivolto alla sinistra per la presidenza invece di ricompattare il centrodestra e annuncia che non tornerà in aula finché non si respirerà un clima democratico. Anselmo Pizzutelli occupa simbolicamente l’aula e chiede le dimissioni. Fabrizio Cristofari del Pd descrive una maggioranza divisa in due spezzoni, Martino parla di un tentato colpo di mano. Il forzista Cirillo sintetizza: il modello Mastrangeli-Marzi, dice, “ha fallito”.
Perfino dagli alleati arriva una certa presa di distanza: Francesca Chiappini per la Lista per Frosinone e Dino Iannarilli per la Lega rinnovano la fiducia ma indicano che il presidente va cercato dentro la maggioranza. Il sindaco chiude con una frase che suona già come un preavviso: “Mi riservo di prendere qualsiasi tipo di decisione e non escludo nulla”. Prima di sciogliere la seduta, l’aula approva con l’astensione delle opposizioni le varianti per i parcheggi di via Licinio Refice e via Maria, legate a finanziamenti in scadenza al 31 dicembre.
5 ottobre 2026: le dimissioni e l’attesa di un progetto e di proposte
Alle 12.15 di ieri, 5 ottobre, Mastrangeli annuncia le dimissioni, dopo averle comunicate di persona al prefetto “per un atto di garbo istituzionale”. C’è chi le legge come una resa e chi, al contrario, come un atto di forza: un modo per costringere chi lo ha logorato per mesi a uscire allo scoperto, in una verifica che stavolta non potrà essere di facciata. La Lega esprime rispetto e invoca unità e continuità; Fratelli d’Italia esprime rispetto per il sindaco e attende progetti e proposte dal primo cittadino. Il Pd, con il segretario Migliorelli, guarda alla costruzione di un’alternativa di centrosinistra.
Il bilancio degli assetti è eloquente. Della coalizione del 2022 restano la Lega, la Lista per Frosinone, la componente di Ottaviani e, in posizione sempre più preoccupata, Fratelli d’Italia. Forza Italia è all’opposizione da due anni, la lista del sindaco è diventata il cuore del dissenso e adesso si chiama eloquentemente “Un’altra Frosinone”, i vuoti sono stati colmati con eletti nel campo avverso. In giunta sono uscite, una dopo l’altra, Sardellitti, Rotondi e Laura Vicano, con la Polizia locale rimasta senza titolare per venti mesi. Più che una maggioranza, un mosaico tenuto insieme dalla convenienza reciproca e dal soccorso esterno di Marzi, fino a quando la prova del voto segreto lo ha mandato in frantumi.
Venti giorni per decidere del voto anticipato e una città in attesa
Ora scatta il conto alla rovescia previsto dal Testo unico degli enti locali. Una volta formalizzate e presentate al Consiglio, le dimissioni diventano efficaci e irrevocabili dopo venti giorni: entro quel termine Mastrangeli può ritirarle, se nel frattempo si ricostruisce una maggioranza. L’operazione è cominciata nella serata del 5 ottobre stesso con un faccia-a-faccia tra i capigruppo di maggioranza. Un nome entro venerdì. In caso contrario si va allo scioglimento dell’assemblea e alla nomina di un commissario prefettizio, con la città che tornerebbe alle urne alla prima finestra utile. Chi lo conosce assicura che non andrà a pregare nessuno, ma osserverà con attenzione chi busserà alla sua porta.
Qualunque sia l’esito, la crisi lascia sul tavolo i dossier che hanno accompagnato l’intera consiliatura e che nessun gioco di palazzo ha sciolto. La viabilità, anzitutto: Brt, piste ciclabili, la chiusura dello Scalo e di piazzale Kambo, le proteste di via Fontana Unica. L’ascensore inclinato, simbolo di un’incompiuta che attraversa più amministrazioni. Gli appalti del Tpl e quello dei rifiuti, con le relative partite contrattuali ancora aperte. La gestione degli impianti sportivi, tra affidamenti e strutture in attesa di rilancio. E, sullo sfondo, i problemi di manutenzione denunciati anche da consiglieri un tempo vicini al sindaco.
Venti giorni per salvare la consiliatura sono pochi per dare risposte su questi fronti, almeno a giudicare gli ultimi quattro anni di amministrazione. Ma forse sono sufficienti per arrivare a fine consiliatura. Poi il candidato a sindaco – dopo quel che s’è visto – sarà un’altra partita.