La vertenza ambientale sulla discarica di Cerreto a Roccasecca valica i confini della Regione Lazio e punta direttamente al cuore delle istituzioni comunitarie. Con la delibera di Giunta n. 101 del 2 settembre 2026, il Comune di Roccasecca ha formalizzato l’adesione all’iniziativa lanciata dal Comune di San Giovanni Incarico per promuovere una petizione al Parlamento Europeo (ai sensi dell’art. 227 e dell’art. 44 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE) a tutela del diritto alla salute e della qualità ambientale della Valle del Liri.
A partire da oggi, lunedì 28 settembre 2026, presso gli uffici municipali di Roccasecca sono aperti i moduli per la raccolta firme rivolta alla cittadinanza. Una mobilitazione coordinata che rappresenta l’ennesimo capitolo di un’offensiva istituzionale condotta «senza arretrare di un millimetro» tra manifestazioni di piazza, tavoli tecnici e ricorsi giurisdizionali contro il paventato riuso o ampliamento del sito risanato.
A dare ulteriore peso politico alla protesta è l’intervento accorato di Anselmo Rotondo, sindaco di Pontecorvo e figura d’esperienza della politica locale, che rivendica la continuità e la coerenza della battaglia condotta dai primi cittadini del territorio.
A Pontecorvo il primo ok. Roccasecca formalizza l’adesione
“È giusto chiarire che se due amministratori pontecorvesi non hanno apposto la loro firma non è per contrarietà, ma per un’impossibilità oggettiva; del resto la delibera sull’emergenza rifiuti è stata votata all’unanimità dal nostro Consiglio comunale, che è stato il primo di tutta la provincia a votare quella delibera. Io ho combattuto in prima linea contro la discarica e ho sempre difeso questa terra, sia quando alla guida della Regione c’era la sinistra di Nicola Zingaretti, sia oggi che c’è il centrodestra. La nostra è una posizione di assoluta credibilità”.
Rotondo traccia una mappa dettagliata dei vincoli e delle servitù ambientali che hanno gravato sulle comunità del Lazio meridionale negli ultimi decenni: “Questo territorio ha già dato tutto: ospita gli impianti della S.A.F. a Colfelice, il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio, San Paride nella mia città, la discarica di Nocione a Cassino per 15 anni e il sito di Cerreto a Roccasecca per un quarto di secolo. Nel nuovo Piano Regionale dei Rifiuti chiediamo che si prenda in considerazione un altro sito, casomai situato più a nord della provincia di Frosinone. Non è per campanilismo o perché non vogliamo i rifiuti ‘sotto casa’, ma perché Roccasecca e Pontecorvo hanno già pagato un prezzo altissimo per 25 anni”.
Il primo cittadino pontecorvese lancia poi un chiaro monito politico alla Pisana in vista delle prossime scadenze elettorali regionali: “Se il Nord della provincia dovesse essere considerato ‘intoccabile’ per equilibri di natura politica, noi rispediamo l’impostazione al mittente e alla Regione. Le regionali sono imminenti: se questo territorio verrà chiamato a pagare un ulteriore prezzo, chi governa ne pagherà le conseguenze in termini di consenso elettorale. Difenderemo i nostri cittadini con le unghie e con i denti”.
“Chi governa ne pagherà le conseguenze in termini di consenso elettorale”
La nota diffusa dall’amministrazione comunale di Roccasecca, da parte sua, ribadisce la fermezza dell’azione amministrativa di fronte ai tentativi di riattivazione del sito di Cerreto. L’adesione formale alla petizione europea promossa dal sindaco di San Giovanni Incarico punta a chiamare in causa le direttive comunitarie in materia di gestione dei rifiuti, tutela delle acque e valutazione di impatto ambientale. Dalla mattinata di lunedì 28 settembre, i cittadini sono chiamati a sottoscrivere l’atto nei moduli predisposti negli uffici comunali.
“È un’altra voce che si aggiunge, forte e determinata, a quelle che arrivano dalla nostra terra — sottolinea il documento del Comune —. Continueremo a percorrere tutte le strade del diritto per difendere il nostro territorio e il diritto di tutti alla salute e a un ambiente sano”.
La vertenza di Cerreto si inserisce nel più ampio e complesso quadro della chiusura del ciclo dei rifiuti nella provincia di Frosinone e nell’intero Ambito Territoriale Ottimale (ATO). Con la saturazione degli invasi storici e la necessità di individuare nuovi siti di stoccaggio dell’indifferenziato residuale, la pressione politica e sociale sulla Valle del Liri ha riaperto lo scontro tra gli enti locali – che ribadiscono la strategia rifiuti zero della Saf e quindi della provincia con l’inutilità del sito roccaseccano per il territorio – e la Regione Lazio.