Discarica di Roccasecca, Fallone svela il piano per riaprire Cerreto: “Ci sono il V bacino e pure la sopraelevazione”

Il primo cittadino di San Giovanni Incarico ha fatto accesso agli atti ed esposto all'opinione pubblica i dati fondamentali dell'operazione

I documenti notarili, le perizie giurate e i trasferimenti societari raccontano una storia ben diversa da quella raccontata finora dalle istituzioni regionali. Nel cuore della provincia di Frosinone, la gestione del ciclo dei rifiuti rischia di riaprire una ferita mai del tutto rimarginata: la discarica di Cerreto a Roccasecca.

A sollevare il velo su un’operazione finanziaria e industriale complessa è stato nei giorni scorsi il sindaco di San Giovanni Incarico, Paolo Fallone, ripreso e rilanciato da un servizio di Frosinone News. Ora il primo cittadino torna sull’argomento. Attraverso un dettagliato accesso agli atti, il primo cittadino ha portato alla luce l’ossatura di un accordo societario che punta dritto alla riapertura del V bacino dell’impianto e alla prospettiva di un ulteriore ampliamento, il “V-bis”. Una manovra che muove milioni di euro e che, numeri alla mano, appare del tutto sproporzionata rispetto alle esigenze ambientali del territorio ciociaro.

Il salto di capitale da 10mila a 20 milioni di euro e il ruolo di Acea Ambiente

La mappa societaria tracciata dalle carte pubbliche evidenzia passaggi repentini e impegni economici imponenti. Tutto ruota attorno a una nuova entità giuridica: la Newco Roccasecca S.r.l.

“Non vi stiamo raccontando voci di corridoio o cose per sentito dire. Siamo andati a cercare le carte con i nostri occhi, facendo accesso agli atti: documenti pubblici e trasparenti, che riguardano direttamente la salute dei nostri figli e il futuro di questa terra”, dichiara con fermezza il sindaco Paolo Fallone. “Una società nata pochi mesi fa con un capitale sociale di appena 10.000 euro. Il 23.07.2026, con atto notarile registrato il 4.08.2026, si determina il trasferimento del ramo d’azienda della MAD s.r.l. Il capitale sociale di NEWCO Roccasecca passa da un giorno all’altro a 2.000.000 euro, versati immediatamente nelle casse della nuova società”.

Chi c’è dietro questo repentino rafforzamento patrimoniale? Gli atti rivelano l’ingresso di uno dei principali player nazionali della gestione ambientale e dei servizi pubblici.

“Dagli atti risulta l’interesse di un soggetto industriale a rilevare l’intera gestione, in una prospettiva che include la riapertura dell’impianto e ulteriori ampliamenti”, spiega Fallone. “La società che, secondo quanto risulta dagli atti, ha sottoscritto in data 11.03.2026 l’accordo quadro con MAD s.r.l. è ACEA Ambiente S.p.A. L’accordo è finalizzato prima alla realizzazione di una nuova società e poi all’acquisizione del ramo d’azienda per la gestione attuale e post-mortem dell’impianto”.

Le anomalie: zero rifiuti locali, saturazione da mezzo milione di mc in 4 anni

Il nodo centrale dell’inchiesta politica condotta dal sindaco riguarda la reale provenienza dei rifiuti destinati a riempire l’impianto. La provincia di Frosinone, infatti, ha virtuosi indici di raccolta differenziata e la SAF (Società Ambiente Frosinone) nel 2025 ha certificato un conferimento in discarica pari a zero. Per chi viene allestito, dunque, un invaso da quasi mezzo milione di metri cubi? Cronoprogramma emerso dagli atti: – Capacità V bacino: 449.500 m³; – 30.06.2027: Avvio stimato conferimenti; – 30.09.2031: Saturazione prevista del bacino.

“Su quali basi si fonda, oggi, la previsione di riapertura del V bacino, se la provincia di Frosinone, documenti alla mano, porta zero rifiuti in discarica?”, sferza il primo cittadino di San Giovanni Incarico. “Come si può pensare di saturarlo in appena 4 anni, se la provincia di Frosinone ha ormai azzerato i propri conferimenti in discarica? È un dato certificato: nel 2025 la SAF ha conferito zero rifiuti in discarica”.

Le perizie allegate agli atti prefigurano addirittura una sopraelevazione dell’invaso, identificata come “Bacino V-bis”. Un dettaglio che solleva interrogativi immediati sulla sostenibilità economica dell’operazione, qualora fosse limitata all’ambito provinciale.

“O siamo di fronte a un investimento fallimentare voluto da chi vuole mandare al collasso Acea Ambiente, oppure Acea Ambiente è stata ben rassicurata che il conferimento non arriverà dalla provincia di Frosinone, ma da chi, come Roma Capitale, non riesce a gestire i propri rifiuti”, incalza Fallone. “Come è possibile stimare, anche in via prudenziale, un ulteriore aumento di volumi con la sopraelevazione del V bacino, parlando già di un Bacino V-bis? Senza garanzie, come si fa a redigere una perizia giurata da allegare a un atto?”.

La clessidra dell’autorizzazione ambientale e la responsabilità della Regione

Dalla lettura dei rogiti emerge una clausola fondamentale: la validità dell’intero passaggio societario e industriale è vincolata a un preciso passaggio amministrativo regionale. L’operazione è condizionata alla voltura dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che la Regione Lazio dovrà rilasciare tassativamente entro l’11 dicembre 2026. Se la voltura non dovesse intervenire entro tale data, l’accordo decade.

“Significa una cosa semplice ma fondamentale: la partita si gioca nelle mani della Regione Lazio, e quindi di chi la Regione rappresenta”, sottolinea il sindaco. “I nostri esponenti politici regionali hanno oggi la possibilità concreta di far sentire la propria voce e di bloccare questo percorso. È il momento di prendere posizione, di difendere un territorio che ha già dimostrato, con numeri alti di raccolta differenziata, che le discariche non servono”.

La denuncia del territorio evidenzia anche un problema di governance democratica e di mancata condivisione con gli enti locali. “È accettabile che i sindaci debbano vestirsi da detective per scoprire decisioni che riguardano la vita dei propri cittadini, senza essere avvisati o coinvolti? Che senso ha eleggere un sindaco se poi certe decisioni vengono prese altrove, calate dall’alto da chi non ha ricevuto un solo voto di consenso popolare? Che senso ha la democrazia se viene messa in secondo piano rispetto agli interessi economici di grandi operatori?”, conclude Paolo Fallone.

“Spero che chi rappresenta questi territori sappia, al di là degli interessi diretti o indiretti, affiancarci in questa battaglia che ha un solo nome: il diritto alla salute. Dobbiamo essere una sola voce, un unico territorio, con un unico obiettivo: Rispetto”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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