Discarica di Roccasecca, il circolo Pd di San Giovanni Incarico: “Ora si aggiorni lo studio sanitario”

Il documento con cui il circolo comunale ha contestato l'ampliamento del sito e chiesto di stoppare tutto in attesa d'indagine epidemiologica

Sull’ampliamento della discarica di Roccasecca, il circolo Pd di San Giovanni Incarico prende posizione contro la realizzazione del quinto invaso nel sito di Cerreto. “Lo facciamo – si legge in una nota – con la nettezza che il momento impone, e con la responsabilità di chi porta argomenti e non slogan. Partiamo dall’unica cosa che non si può smentire: le dimensioni. Stiamo parlando di una volumetria autorizzata pari a 404.550 tonnellate. La pianificazione regionale precedente attribuiva all’intero comprensorio provinciale, per un quinquennio, un conferimento stimato in circa duecentomila tonnellate. Questo invaso, dunque, assorbe più del doppio di quanto era stato ipotizzato per l’intera Ciociaria in cinque anni”.

“È – secondo i dem di San Giovanni Incarico – un sovradimensionamento che nessuna esigenza reale del comprensorio è in grado di spiegare. Il quadro complessivo lo conferma. La Saf, partecipata dei 91 enti locali ciociari, ha progressivamente azzerato il ricorso all’abbancamento, avviando l’indifferenziato a recupero energetico. E la nuova programmazione regionale certifica, tabelle alla mano, una domanda di abbancamento in netta contrazione nei prossimi esercizi. Si autorizza capacità aggiuntiva mentre l’esigenza che dovrebbe soddisfarla si sta esaurendo: una contraddizione che nessuna relazione tecnica ha finora sciolto”.

“Manca il presupposto tecnico dell’ampliamento, la ragione è solo politica”

“Se il presupposto tecnico manca, resta soltanto l’indirizzo politico – tira le somme il Pd comunale -. Ed è un indirizzo scritto nero su
bianco nella nuova pianificazione regionale, che smantella la dimensione provinciale degli ambiti e rinuncia al principio di autosufficienza dei comprensori. Chi ha condiviso questa impostazione ha il dovere di renderne conto pubblicamente: su quali proiezioni si regge l’ampliamento, se le proiezioni ufficiali indicano l’opposto? Quale bacino di utenza è chiamato a riempirlo? Con quali benefici per le comunità che ne sopportano il carico? C’è poi un capitolo che riteniamo prioritario rispetto a tutti gli altri: la tutela della salute pubblica”.

“Il sito di Cerreto – si legge sempre nella nota – è operativo dal novembre 2002. Lo stesso Servizio sanitario regionale, nel rapporto “Epidemiologia Rifiuti Ambiente Salute nel Lazio”, ha costruito una coorte di residenti di Roccasecca e Colfelice proprio in relazione a quell’impianto: una rilevazione il cui periodo di osservazione, però, si arresta al 31 dicembre 2008. Significa che l’unico approfondimento istituzionale disponibile fotografa i primissimi anni di esercizio e ignora tutto ciò che è accaduto dopo. Da quasi due decenni nessuno ha più verificato che cosa comporti, per chi abita qui, la convivenza con un polo impiantistico di questa portata”.

“Stop ad ogni procedura sul quinto bacino fino a indagine epidemiologica”

“Noi riteniamo inaccettabile che si discuta di aumentare il carico prima di aver aggiornato il quadro sanitario. Non evochiamo scenari: chiediamo che si torni a misurare, con metodo scientifico e trasparenza. Il principio di precauzione impone di conoscere prima e decidere dopo, non il contrario. Il Circolo del PD di San Giovanni Incarico chiede pertanto: 1) La sospensione di ogni procedura relativa al quinto invaso fino al completamento di un’indagine epidemiologica aggiornata e indipendente sulla popolazione residente nei comuni interessati e limitrofi, con un periodo di osservazione esteso dal 2008 a oggi, promossa dalla Regione Lazio con ASL di Frosinone e Dipartimento di Epidemiologia, e con la pubblicazione integrale dei risultati”.

Il circolo dem chiede anche “2) Un piano di monitoraggio ambientale continuo e verificabile su aria, acque superficiali e falda, con dati accessibili online in tempo reale e validati da ARPA Lazio. 3) La revisione della pianificazione regionale dei rifiuti, a partire dal ripristino della
dimensione provinciale degli ambiti e del principio di autosufficienza. 4) Il ripristino delle quote di conferimento della Saf al polo di San Vittore, la cui riduzione rischia di compromettere il percorso virtuoso costruito dagli enti locali e di riversarsi sulle tariffe pagate dalle famiglie”.

“Questo territorio – è la conclusione del documento dem – ha già assolto ampiamente la propria quota di solidarietà impiantistica. Continuare
a caricarlo significa trasformare una comunità in una servitù permanente al servizio di equilibri decisi altrove. Non è una prospettiva che intendiamo accettare, e non è una prospettiva che accetteremo in silenzio”.

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