Esplosione nello stabilimento di Colleferro, il giorno dopo il disastro: cosa è accaduto alla KNDS

La deflagrazione nel reparto pressatura polveri è stata avvertita fino ad Anagni e alle porte di Roma. Nessun ferito

È stato un boato assordante, avvertito a chilometri di distanza, fino ad Anagni e alle porte di Roma. Poi la gigantesca fiammata, il fumo e la paura. L’esplosione avvenuta nel pomeriggio di ieri, 13 agosto, all’interno dello stabilimento KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa, nella zona del Quarto Chilometro tra Colleferro e Artena, ha riportato drammaticamente l’attenzione sulla sicurezza di un’area industriale dove vengono prodotte munizioni di medio e grosso calibro e combustibili solidi per vettori aerospaziali.

L’allarme è scattato intorno alle 14.30. Secondo le prime informazioni raccolte, l’incidente avrebbe interessato un miscelatore all’interno del reparto pressatura polveri. Il sistema antincendio avrebbe dato l’allarme prima della deflagrazione, consentendo di evacuare l’area.

In quel momento lo stabilimento era parzialmente vuoto per il periodo di chiusura aziendale. Una circostanza che, insieme alla rapidità delle procedure di emergenza, ha contribuito a evitare conseguenze ben più gravi. Non si registrano feriti né tra i pochi addetti alla manutenzione presenti in stabilimento né tra i soccorritori intervenuti sul posto.

La violenza dell’esplosione, tuttavia, è stata evidente. Il sindaco di Colleferro Giulio Calamita ha parlato di una deflagrazione «imponente», avvertita in tutta la città. Nel quartiere più vicino allo stabilimento si sarebbero registrati danni limitati, tra cui alcune finestre rotte.

Subito dopo l’esplosione sono entrate in azione diverse squadre dei vigili del fuoco, impegnate per ore nelle operazioni di spegnimento e messa in sicurezza dell’area, con il supporto della Protezione civile e di un elicottero. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della Compagnia di Colleferro e i militari del Nucleo investigativo di Frascati.

La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo d’inchiesta con l’ipotesi di reato di incendio. Saranno ora gli accertamenti a dover chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto, le cause della deflagrazione e se siano emerse eventuali criticità nelle procedure di sicurezza e manutenzione.

Il tema della sicurezza è già entrato con forza nel dibattito politico e sindacale

Alleanza Verdi Sinistra Frosinone, con Sinistra Italiana ed Europa Verde, ha sottolineato come un’esplosione percepita a chilometri di distanza non possa essere considerata esclusivamente una questione interna allo stabilimento, chiedendo verifiche sulle condizioni di sicurezza dell’impianto e dell’intera filiera che coinvolge produzione, movimentazione, trasporto e stoccaggio di materiali a rischio.

Nel documento viene chiesta anche la revisione dei piani di emergenza e delle procedure di informazione alla popolazione, oltre a una valutazione rigorosa di ogni ulteriore ampliamento delle attività a rischio nell’area di Anagni.

«Non è allarmismo. È prevenzione», sottolinea Alleanza Verdi Sinistra, ribadendo che lo sviluppo industriale non deve precedere la sicurezza delle persone e del territorio.

Vicino alla comunità di Colleferro anche il sindaco di Paliano Domenico Alfieri, che ha raccontato di essere entrato in contatto con il sindaco Calamita appena cinque minuti dopo l’esplosione.

«Grazie a Dio non risultano vittime né feriti», ha scritto Alfieri, sottolineando però come un episodio di questa gravità imponga «una seria riflessione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro», soprattutto in realtà industriali impegnate in attività legate alla produzione per la difesa.

Il sindaco di Paliano ha quindi rivolto un ringraziamento agli operatori impegnati nell’emergenza e manifestato la propria vicinanza al primo cittadino e alla comunità di Colleferro.

Sulla sicurezza sono intervenuti anche i sindacati. UILTEC Lazio e UIL Lazio, attraverso i rispettivi segretari generali Elia Brandi e Maurizio Lago, hanno definito grave quanto accaduto, chiedendo di capire «cosa è successo, perché è successo e soprattutto se poteva essere evitato».

Secondo le prime informazioni diffuse dalle organizzazioni sindacali, l’allarme antincendio sarebbe scattato prima della deflagrazione e il reparto interessato non sarebbe stato operativo al momento dell’esplosione.

«Quando si lavora in stabilimenti ad alto rischio la sicurezza non è una formula da mettere nei protocolli. È manutenzione, prevenzione, controllo e responsabilità. Ogni giorno. Su questo non si fanno sconti», hanno dichiarato Brandi e Lago.

UILTEC Lazio e UIL Lazio hanno annunciato che seguiranno gli accertamenti delle autorità competenti e che chiederanno piena chiarezza sulle condizioni di sicurezza dello stabilimento, mettendosi a disposizione per eventuali tavoli di confronto convocati dalla Regione Lazio e dalle istituzioni.

Resta dunque da ricostruire con precisione cosa abbia provocato la violenta deflagrazione. Il dato più importante, al momento, è che non ci sono vittime né feriti. Ma la portata del boato e le immagini della gigantesca fiammata hanno inevitabilmente riacceso l’attenzione sulla presenza di attività industriali ad alto rischio in un territorio densamente abitato e sulle procedure necessarie per garantire la sicurezza di lavoratori e cittadini.

Saranno ora le indagini della Procura e gli accertamenti tecnici a stabilire cosa sia accaduto realmente all’interno del reparto e se, dietro quei pochi secondi di paura, ci siano responsabilità o criticità da individuare.

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