Estorsione aggravata ai danni di un imprenditore, pesante condanna per Cinelli: ora l’appello

Condanna a sette anni, nove mesi e dieci giorni per il presunto "esattore". Il caso vede coinvolti anche i commercialisti Zaccardelli

È stato depositato nei giorni scorsi l’atto di appello contro la sentenza con cui il Giudice del Tribunale di Cassino, dott.ssa Maria Rosaria Santoni, ha condannato Alfredo Cinelli a sette anni, nove mesi e dieci giorni di reclusione e ad una multa da 5.500 euro per estorsione aggravata ai danni di un imprenditore edile del Sorano.

La decisione di primo grado, pronunciata il 17 dicembre 2025 all’esito del rito abbreviato e con motivazioni depositate il 25 febbraio 2026, aveva riconosciuto la piena responsabilità dell’imputato quale “esattore” incaricato di recuperare un presunto credito di 60mila euro vantato dal commercialista di Isola del Liri Massimo Zaccardelli – per il quale il processo continua con giudizio ordinario – nei confronti della presunta vittima.

Cinelli si era nel frattempo reso protagonista di una serie di rocambolesche evasioni che gli avevano aperto le porte del carcere nei mesi scorsi. – LEGGI QUI

Ora la difesa di Cinelli, rappresentata dall’avvocato Francesco Venafro, chiede alla Corte d’Appello una diversa qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che non si tratterebbe di estorsione ma di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, e in subordine, il riconoscimento di ulteriori attenuanti

La vicenda: dai lavori edili al debito “rivalutato”

Secondo la ricostruzione accolta dal giudice, tutto nasce da lavori di ristrutturazione commissionati alla vittima. A fronte di quattro bonifici per complessivi 7.500 euro, inizialmente versati come acconto per le opere, la somma sarebbe stata successivamente “rivalutata” fino a 24.800 euro e poi addirittura a 60mila euro, qualificandola non più come pagamento per lavori ma come prestito da restituire con interessi.

La vittima ha denunciato di essere stata convocata, di aver firmato documenti che riteneva legati alla contabilità dei lavori e di essersi poi trovata esposta a una richiesta economica ritenuta abnorme.

Nel novembre 2024 entrerebbe in scena Cinelli, indicato come incaricato del recupero del denaro.

Le minacce e i pagamenti in contanti

Dagli atti emerge che la vittima avrebbe ricevuto messaggi vocali e telefonate dal tono intimidatorio, oltre a un incontro diretto a Isola del Liri, alla presenza di Zaccardelli padre, rimasto in auto, durante il quale sarebbero state pronunciate frasi minacciose nei confronti dell’imprenditore e della sua famiglia.

Il giudice ha ritenuto provato che, a seguito di tali pressioni, la vittima abbia consegnato complessivamente 1.200 euro in più tranche tra il 19 e il 28 novembre 2024, in diversi luoghi di Sora.

Proprio durante l’ultimo incontro, avvenuto in un bar della città delle cascate e monitorato dalle forze dell’ordine con microfono nascosto sulla persona offesa, Cinelli fu bloccato e arrestato in flagranza dalla Squadra Mobile di Frosinone subito dopo aver ricevuto 200 euro contrassegnati.

Le prove: audio, riscontri e ammissioni

Nelle motivazioni il giudice evidenzia come il racconto della vittima sia stato ritenuto preciso, coerente e supportato da riscontri esterni: file audio, trascrizioni, testimonianze di terze persone e il sequestro del telefono dell’imputato.

Lo stesso Cinelli, in sede di interrogatorio, ha ammesso di aver rivolto minacce per sollecitare il pagamento, pur negando violenze fisiche e sostenendo di aver agito per conto di Zaccardelli. Quest’ultimo, lo ricordiamo, avrà modo di dimostrare la sua eventuale estraneità ai fatti durante il procedimento ordinario.

Il Tribunale ha escluso la riqualificazione nel reato meno grave di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sottolineando la gravità delle minacce, il contesto intimidatorio e l’ingiustizia del profitto perseguito.

La condanna e il prossimo grado di giudizio

La pena è stata determinata in sette anni, nove mesi e dieci giorni di reclusione con attenuanti generiche ritenute equivalenti alle aggravanti contestate, oltre alla multa. È stata riconosciuta la responsabilità per estorsione aggravata, con recidiva specifica.

Con l’appello ora depositato, la vicenda approda al secondo grado di giudizio. Sarà la Corte a stabilire se confermare l’impianto accusatorio e la qualificazione come estorsione o se accogliere, in tutto o in parte, le richieste dell’avvocato Cinelli.

Il procedimento nei confronti di Massimo Zaccardelli e di suo figlio Paolo prosegue separatamente. Tutti i coinvolti sono da ritenersi innocenti fino all’ultimo grado di giudizio.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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