Doppia fumata nera nell’aula consiliare di Frosinone. Il Consiglio comunale non è riuscito ad eleggere il proprio presidente né alla prima né alla seconda chiamata: il quorum non è stato raggiunto e la maggioranza è andata a vuoto altre due volte. Un esito che fotografa, meglio di qualsiasi dichiarazione, la frattura ormai consumata nel centrodestra cittadino e che lascia il sindaco dimissionario Riccardo Mastrangeli con il cerino in mano, a dodici giorni dalla scadenza del 26 ottobre, quando le sue dimissioni diventeranno efficaci.
È stato lo stesso primo cittadino, a fine seduta, a tirare le somme della serata. Questa la sua dichiarazione: “Ringrazio coloro che hanno espresso il consenso. Noi abbiamo anche degli impegni particolarmente importanti e delle responsabilità verso la nostra comunità. Qualsiasi tipo di voto porta con sé la responsabilità delle conseguenze. In questi anni abbiamo affrontato tanti problemi, messo a terra tanti finanziamenti e realizzato tante opere. Soprattutto, abbiamo restituito alla città una grande fiducia dopo l’uscita dal piano di risanamento. Auspico che questo percorso possa continuare: abbiamo tante situazioni da risolvere, abbiamo tanti finanziamenti, 48 milioni di euro tra progettualità, gare e contratti da portare a termine, lavori che devono essere conclusi, e ci sono attivazioni di lavori pubblici in attesa”.
“Ci sono 30 milioni di euro in ballo da qui alla fine dell’anno: perderli sarebbe una grande responsabilità. Entro la fine dell’anno bisogna rendicontare i lavori del Pnrr. Bisognerebbe avere un po’ più di responsabilità, tutti insieme. Sono finanziamenti per la città e opere attese da generazioni: penso al Multicolor dei Cavoni. Interrompere qui sarebbe veramente un delitto. Il mio è un richiamo alla grande responsabilità, perché le conseguenze ricadono sui cittadini di Frosinone. Ora trarrò le conclusioni da questa situazione e mi auguro che ci siano gli ingredienti per andare avanti. È chiaro che le dimissioni non le ritiro”.
“Vediamo quel che si riuscirà a ricomporre – ha poi scandito il primo cittadino -. La conflittualità che c’è all’interno dei partiti e delle liste civiche non deve ricadere sui cittadini di Frosinone. Io ho un grande senso di responsabilità, perché sento forte la mia missione di sindaco anche in questi momenti difficili. Penso, in questi quattro anni e mezzo, di aver dedicato tutte le energie alla città, anche al di là delle mie stesse energie. Le istituzioni sono più importanti di ciascuno di noi, e decisioni come quella di stasera possono purtroppo segnare il destino della comunità. Andrò avanti fino al 26 ottobre, e quindi spero che si possa dare una risposta soprattutto per la nostra comunità, non tanto per me o per i partiti e le liste civiche. Lasciamoci così, assumendoci ciascuno di noi le responsabilità di fronte ai cittadini”.
I numeri delle due votazioni
Il tabellone non lascia margini di interpretazione. Su 33 schede (32 consiglieri più il sindaco), in entrambe le chiamate hanno votato in 19. Prima chiamata (dalle 19.10 alle 19.27): 12 schede bianche, 5 voti a Gianpiero Fabrizi, 2 ad Angelo Pizzutelli. Seconda chiamata (dalle 19.31): 14 schede non votate su 33; 4 bianche, 13 voti a Gianpiero Fabrizi, 2 ad Angelo Pizzutelli.
Tra la prima e la seconda votazione il nome di Fabrizi è cresciuto da 5 a 13 preferenze, assorbendo gran parte delle bianche, ma non è bastato. “Il quorum non si raggiunge”, ha certificato il presidente facente funzioni Ferrara, chiudendo la partita.
L’aula semivuota e la giunta azzerata
Il segnale era arrivato già alla conta dei presenti. Assente l’intero gruppo di Fratelli d’Italia, con l’unica eccezione dell’ex sindaco Paolo Fanelli; assente anche l’ex sindaco Domenico Marzi. In apertura Mastrangeli ha preso la parola per una comunicazione all’assemblea, non senza una punta di amarezza: “Da questa parte sono solo, mentre vedo molto pubblico e mi fa piacere”. Poi l’annuncio formale: “Con protocollo 65449 del 12 ottobre ho provveduto a revocare tutti i componenti della giunta”. I banchi dell’esecutivo, del resto, erano vuoti.
Subito dopo è arrivata la presa di distanza di Forza Italia. Il capogruppo Maurizio Scaccia ha annunciato che, “coerentemente con la linea politica di Forza Italia”, il partito si sarebbe astenuto dall’elezione del presidente del Consiglio, senza ritirare la scheda. Mastrangeli ha preso atto, ringraziando e chiedendo di “procedere speditamente alla nomina”.
Scrutatori e schede
Ferrara ha quindi nominato gli scrutatori. Per la maggioranza si sono offerti volontari Marco Sordi e Claudio Caparrelli. Per la minoranza il regolamento avrebbe richiesto una donna, ma sia Teresa Petricca sia Maria Antonietta Mirabella hanno declinato: l’incarico è andato ad Armando Papetti. Le schede sono state consegnate a Caparrelli, che ne ha contate 33.
La prima chiamata
Alle 19.10 è partito l’appello. Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella, Giovanni Bortone, Angelo Pizzutelli e Norberto Venturi non hanno ritirato la scheda: una scelta di non partecipazione al voto che l’opposizione ha replicato anche nella seconda votazione. Hanno invece votato Armando Papetti e Iacovissi. Assenti Cirillo e Marzi. Alle 19.27 la chiusura, con 12 bianche, 5 voti per Fabrizi e 2 per Angelo Pizzutelli.



La seconda chiamata
Alle 19.31 il secondo appello, con alcuni movimenti significativi. Hanno votato Teresa Petricca e Giovambattista Martino, che non lo avevano fatto alla prima chiama, e così anche Paolo Fanelli. Assenti Carfagna e Campagiorni. Scaccia non ha partecipato al voto, in linea con l’astensione di Forza Italia; assente Pasquale Cirillo. Della Lista Marzi erano assenti Gagliardi, Mandarelli e lo stesso Marzi: in aula solo Papetti, che ha votato insieme a Iacovissi, con i due destinati a ritrovarsi fianco a fianco nella prossima campagna elettorale. Ancora una volta Anselmo Pizzutelli, Mirabella, Bortone, Angelo Pizzutelli e Venturi non hanno ritirato la scheda.
Risultato: 14 schede non votate su 33, 4 bianche, 13 voti a Fabrizi, 2 ad Angelo Pizzutelli. Seconda fumata nera, maggioranza a vuoto.
Lo scontro finale sui rifiuti
A votazioni chiuse, la seduta si è accesa in un botta e risposta tra il sindaco e i consiglieri Anselmo Pizzutelli e Giovambattista Martino. È stato Pizzutelli a ribaltare l’appello alla responsabilità lanciato da Mastrangeli: “È stato responsabile far durare questa situazione quattro mesi e convocare una sola riunione di maggioranza per eleggere il presidente, senza coinvolgere tutto il Consiglio comunale? È responsabile il fatto che il Consiglio sia stato svilito, perché noi non possiamo esercitare i nostri diritti? Dov’è la responsabilità sull’ascensore inclinato, sulla gara del Tpl, sull’annullamento della gara dei rifiuti, che getta la città in una situazione di emergenza? Lei è stato costretto a firmare un’ordinanza per garantire la gestione dei rifiuti nei prossimi 60 giorni e, se la seconda classificata non avrà i requisiti, la città si troverà con i rifiuti in strada. Dov’è la responsabilità per il fatto che due anni fa quel ribasso del 17% non sia stato giudicato anomalo? Se fa appello al senso di responsabilità, pensi alle responsabilità che pendono su di lei e sulla sua amministrazione”.
Secca la replica del sindaco: “Penso che questo suo intervento sia fuori luogo e qualifichi il consigliere Pizzutelli, perché sull’appalto dei rifiuti non ci sono responsabilità dell’amministrazione. Il sindaco ha soltanto la responsabilità di leggere la determina ed emanare l’ordinanza per assicurare la salute pubblica. E sulla responsabilità politica, qual è, sul ribasso del 17%? L’ho fatto io? L’ha fatto l’assessore? Ci sono i dirigenti che si assumono le responsabilità. Sarà fatta una verifica non solo sul secondo classificato, Sangalli, ma su tutti. Lei è disinformato”.
“Si dimetta”, l’ultima stoccata di Pizzutelli. “Abbiamo la responsabilità”, ha ribattuto Mastrangeli, chiudendo una serata che consegna Frosinone a dodici giorni di trattative febbrili.
Il conto alla rovescia
Il calendario ora è l’unico vero protagonista. Fino al 26 ottobre le dimissioni restano revocabili, ma il sindaco ha ribadito che non intende ritirarle senza un quadro politico ricomposto. Sul tavolo c’è la partita dei 48 milioni di euro di finanziamenti, 30 dei quali da mettere in sicurezza entro fine anno insieme alla rendicontazione del Pnrr. Dall’altra parte, una maggioranza che stasera non è riuscita nemmeno a dotare l’aula del suo presidente. Se entro quella data non arriverà una ricomposizione, per il capoluogo si aprirà la strada del commissariamento.