Un vero e proprio psicodramma politico si è consumato nell’aula consiliare di Palazzo Munari. La seduta di Consiglio comunale, convocata per superare lo stallo e nominare la figura di garanzia al vertice dell’assise, si è trasformata nell’ennesima caporetto per la maggioranza e per il sindaco Riccardo Mastrangeli. Nominate le funzioni di scrutinio affidate ai consiglieri Maria Antonietta Mirabella, Francesca Campagiorni e Marco Sordi, la tensione nell’emiciclo è apparsa subito palpabile.
Alle ore 19:00, il primo cittadino ha preso la parola per tentare l’ultima mossa della disperazione: calare la carta istituzionale di Carlo Gagliardi, esponente della Lista Marzi, nel tentativo di scardinare il muro contro muro tra maggioranza e opposizione. “Volevo rivolgermi all’assemblea con grande rispetto e grande cordialità, ma anche con la consapevolezza che stiamo per compiere una scelta che merita grande attenzione”, ha esordito Mastrangeli nel suo intervento accorato.

Il sindaco all’assise: votate una figura di garanzia, autorevole e sensibile
“Chiedo di sostenere con grande considerazione la candidatura di Carlo Gagliardi alla presidenza – ha aggiunto il primo cittadino -: ha una natura istituzionale e non parziale, vanta un lungo percorso al servizio della città prima come presidente della Commissione Servizi Sociali, poi come assessore e più volte consigliere occupandosi di programmazione urbanistica. È una persona di grande valore, ineccepibile nella moderazione, con autorevolezza e sensibilità. Una figura di garanzia in grado di mediare tra posizioni distanti, capace di andare oltre un singolo schieramento per essere ampiamente condivisibile. Chiedo all’assemblea un’attenzione particolare”.
Un endorsement totale che nelle intenzioni del sindaco avrebbe dovuto ricompattare le truppe e inglobare consensi trasversali. Ma la prova delle urne ha restituito uno scenario ben diverso.
Alla prima chiamata, con il quorum fissato a 22 voti (su 33 consiglieri totali), il pallottoliere ha certificato il primo rovinoso buco nell’acqua: Carlo Gagliardi: 9 voti – Marco Ferrara: 6 voti – Pasquale Cirillo: 2 voti – Corrado Renzi: 1 voto – Angelo Pizzutelli: 1 voto – Sergio Verrelli: 1 voto – Schede bianche: 11.
Ma solo in 9 aderiscono all’iniziativa del primo cittadino alla prima chiamata
I soli 9 voti incassati da Gagliardi hanno fotografato la totale spaccatura della coalizione di governo, affondata da franchi tiratori e da un’opposizione che ha scelto la via della scheda bianca per far emergere le crepe avversarie.
Avviata la seconda votazione alle ore 19:28 — con il quorum sceso alla soglia dei 17 voti — il clima nell’aula è scivolato nel caos tattico. Abbandonato il proprio scranno, il sindaco Mastrangeli si è spostato visibilmente nella parte retrostante i banchi della giunta, avviando concitati capannelli in particolare con Franco Carfagna e Andrea Turriziani. Tra passaggi solitari a centro aula, sguardi fissi sullo smartphone a leggere e digitare messaggi a ritmo continuo e telefonate nei corridoi, il primo cittadino ha provato fino all’ultimo minuto a ricucire uno strappo ormai insanabile, rientrando al proprio posto solo al momento dello spoglio.


Con la riapertura dell’urna e la distruzione finale delle schede da parte del Segretario Generale, l’esito della seconda votazione ha affondato definitivamente il piano del sindaco: Carlo Gagliardi: 12 voti – Marco Ferrara: 6 voti – Sergio Verrelli: 1 voto – Angelo Pizzutelli: 1 voto – Domenico Marzi: 1 voto – Schede bianche: 10.
La bocciatura diventa clamorosa al termine della seconda votazione
Nonostante un timido recupero di 3 voti rispetto al primo turno, Gagliardi si è fermato a quota 12, ben lontano dalla quota minima di 17 preferenze. Il laconico annuncio finale del presidente facente funzioni Marco Ferrara ha chiuso la seduta: “Dalle due votazioni non è risultato eletto il presidente dell’assise”.
Il tentativo di abbattere gli steccati ideologici puntando sul civismo della Lista Marzi si è trasformato in un boomerang per Riccardo Mastrangeli. Il verdetto di questa sera non solo lascia il vertice dell’assise consiliare in un vuoto di potere che dura ormai da oltre quattro mesi, ma manda a picco la tenuta politica dell’amministrazione.
Di fronte alla perdita del controllo sui numeri in aula, il sindaco si riserva ora ogni valutazione. Negli ambienti di Palazzo Munari si parla già apertamente di azzeramento della giunta o, addirittura, di possibili dimissioni del primo cittadino nelle prossime ore. Il dato certo è che la maggioranza non esiste più e la consiliatura è ufficialmente ad un passo dal baratro.
“Stasera ne ho viste tante. Mi riservo di prendere qualsiasi decisione”
Ecco le dichiarazioni rese in aula dal sindaco Riccardo Mastrangeli al termine della seduta consiliare.
“Stasera ne ho sentite tante, a partire da persone che dicono di stare in maggioranza ha tirato le somme Mastrangeli -. Sono situazioni poco comprensibili. Prendo atto che ci sono stati 12 consiglieri che hanno orientato il proprio consenso sulla persona di Carlo [Gagliardi], ed altri che hanno preferito andare su altri percorsi. La situazione è molto complicata, come descritto da molti. Mi riservo di prendere qualsiasi tipo di decisione e non escludo nulla. Ritengo ci sia assoluta necessità di chiarezza, soprattutto all’interno della maggioranza”.
“Mi prendo qualche giorno di tempo, anche perché ci sono scadenze urgenti e c’è la necessità di amministrare la città nelle prossime ore. Direi che posso chiuderla qui, sottolineando il fatto che non mi sento di escludere alcuna decisione in ragione di quanto si è verificato questa sera”, ha concluso.