Frosinone, l’ex assessore De Luca: “Dalla terra al cemento: servono agorà e giovani, non altri metri cubi” – L’intervista

Intervista all'architetto ed ex amministratore: racconto degli errori urbanistici del passato e idee per far rinascere il centro storico

Nato e cresciuto nel capoluogo, Tonino De Luca, ex assessore municipale, assiste e commenta la fase di profonda trasformazione economica e sociale che sta vivendo Frosinone.

  • Da cittadino e da tecnico, ci racconta cosa sta avvenendo nella città?

“Un aneddoto spiega bene da dove partiamo: negli anni ’70, quando avevo 14 o 15 anni, giocavamo a pallone in una zona collinare verdeggiante chiamata ‘il Vignale’, per via dei vitigni rigogliosi le cui uve venivano vendute persino ai Castelli romani. Era una Frosinone ancora rurale, felice, articolata sui suoi tre poli storici. Poi un giorno arrivarono dei signori in giacca e cravatta. Noi ragazzi con le scarpe bucate dal pallone ci chiedevamo chi fossero. Lo capimmo poco dopo: non erano lì per costruirci un campo sportivo, ma per cacciarci e edificare un quartiere residenziale per la Frosinone facoltosa”.

  • Lì è iniziato il processo di cementificazione che ha cambiato per sempre la fisionomia del capoluogo…

“Esatto. Quelli erano gli anni dell’attuazione del Piano del ’52 e del successivo Piano Regolatore Generale, che disegnò una città del tutto sproporzionata. Quel piano prevedeva per il 2000-2002 una capacità insediativa di ben 120.000 abitanti, a fronte dei 43.000 reali di oggi. Quando frequentavo l’università e portai quel Prg come studio di caso, la mia docente, la professoressa Calzolari, mi disse apertamente: ‘Ma ti rendi conto? Questo è un piano urbanistico criminale‘. Nelle facoltà di architettura di Roma e Firenze, il piano di Frosinone veniva mostrato nelle aule come esempio supremo di cosa non fare”.

“La crescita della città spontanea ha dimenticato i luoghi della socialità”

  • Con me ha parlato di una città nata in modo “spontaneo”. Significa che oltre alla speculazione dei grandi costruttori c’è stata anche un’anarchia edilizia diffusa?

“L’urbanistica spontanea è legata a doppio filo all’abusivismo. Si costruiva a ridosso del fiume Cosa o su piccoli appezzamenti di terra, confidando nei successivi condoni edilizi, come la Legge 47/85 che ha sanato tutto. Risultato? Frosinone è diventata una città orizzontale, una distesa di edificato che ha consumato ogni centimetro di suolo. Ma l’errore concettuale più grave dello zoning dell’epoca è stato concentrarsi solo sull’edilizia residenziale, dimenticando i servizi, i parchi, le piazze e i luoghi di socialità. Oggi l’80% del patrimonio edilizio invenduto o sfitto è in mano ai grandi gruppi immobiliari. A Frosinone non servono altri appartamenti vuoti: servono agorà”.

  • Veniamo al centro storico. Un luogo caratteristico e ricco di storia che tuttavia negli ultimi 13 anni ha visto chiudere una serranda su quattro. L’amministrazione Mastrangeli e l’assessore Testa stanno cercando di intervenire. Pensa sia sufficiente?

“Riconosco tutta la buona intenzione amministrativa da parte del Sindaco e della giunta, ma non basta. Nel 1996, quando ero assessore nell’amministrazione Fanelli, mettemmo mano al restyling del centro: rifacimento delle pavimentazioni in selci, nuova arredo urbano, isole pedonali. Eppure già allora dissi in un’intervista: ‘abbiamo realizzato un bel monumento, ma resta fine a se stesso se non viene vissuto’. La bellezza architettonica senza le persone è una scatola vuota. Per far rinascere il centro storico bisogna portare i giovani ad abitarlo e frequentarlo”.

“Residenze universitarie convenzionate ai piani superiori in centro storico”

  • Come si riportano i giovani nel cuore della città?

“Sfruttando le nostre eccellenze. A Frosinone abbiamo tre istituzioni culturali straordinarie: le sedi universitarie distaccate da Cassino, il Conservatorio “Licinio Refice” — tra i più prestigiosi d’Italia — e l’Accademia di Belle Arti. A San Gerardo, ad esempio, si incontrano tantissimi studenti stranieri — cinesi, giapponesi, sudamericani — che studiano al Conservatorio. Se ci parli, ti chiedono dove possano incontrarsi, dove sia una biblioteca aperta, dove possano integrarsi con i giovani frusinati. Manca proprio il concetto di agorà”.

  • Quindi?

“La mia idea — forse utopica, ma senza utopia non si va da nessuna parte — è creare residenze universitarie convenzionate ai piani superiori degli edifici del centro storico, destinate agli studenti. Contestualmente, al piano terra, promuovere il commercio di vicinato, le botteghe artigiane e i piccoli negozi di quartiere, non la grande distribuzione dei centri commerciali. Ripopolare il centro con gli studenti significa ridargli vita, consumi e identità”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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