Da domani, 31 luglio, lo Stadio del Nuoto di Frosinone interromperà le proprie attività. L’attuale concessione è arrivata al termine e il gestore dovrà riconsegnare ufficialmente l’impianto al Comune. Negli ultimi giorni si è parlato molto di questa vicenda, spesso concentrandosi su un solo aspetto: il nuovo bando. Ed è proprio da qui che bisogna partire per comprendere davvero cosa sta accadendo
Il bando è stato pubblicato. Ma il vero problema è un altro.
Nella giornata di ieri il Comune di Frosinone ha pubblicato la gara per individuare il nuovo gestore dello Stadio del Nuoto. Si tratta di un passaggio necessario, previsto dalla normativa, che permetterà anche all’attuale gestore di partecipare e concorrere per ottenere nuovamente l’affidamento.
Su questo non c’è alcun dubbio. Il punto, però, non è l’esistenza del bando. Il punto è il momento in cui è stato pubblicato. La scadenza della concessione del 31 luglio era conosciuta da tempo. Allo stesso modo erano noti i tempi necessari per completare una procedura pubblica: presentazione delle offerte, nomina della commissione, valutazione delle proposte, aggiudicazione, controlli e consegna dell’impianto. Proprio per questo oggi in molti si chiedono se una programmazione anticipata avrebbe potuto evitare l’interruzione del servizio o almeno ridurne la durata.
A pagare il prezzo non sono le carte, ma le persone.
Quando si parla dello Stadio del Nuoto non si parla soltanto di una piscina. Si parla di centinaia di bambini che frequentano i corsi, di ragazzi che si allenano ogni giorno, di atleti impegnati nelle competizioni, di famiglie che dovranno riorganizzarsi e di istruttori, collaboratori e lavoratori che vivono grazie alle attività svolte all’interno dell’impianto.
Il Comune ha dichiarato di voler riaprire la struttura entro settembre. È un obiettivo che tutti si augurano venga raggiunto. Nel frattempo, però, il disagio è già realtà. Per settimane una delle strutture sportive più importanti della provincia resterà ferma, con conseguenze concrete per chi la vive quotidianamente.
Questa vicenda deve insegnare qualcosa anche per il futuro.
Ogni amministrazione ha il dovere di rispettare le regole. Ma governare significa anche programmare. Se una scadenza è conosciuta con mesi di anticipo, l’obiettivo dovrebbe essere quello di organizzare per tempo tutti i passaggi necessari, evitando che un servizio pubblico così importante venga interrotto. E c’è un’altra riflessione che va oltre l’emergenza di queste settimane. Se le concessioni continueranno ad arrivare a scadenza senza una pianificazione che garantisca continuità, il rischio è che la stessa situazione possa ripresentarsi anche negli anni futuri.
Per questo il dibattito non dovrebbe limitarsi a chiedere quando riaprirà la piscina. La vera domanda è un’altra. Vogliamo continuare a rincorrere le emergenze ogni volta che una concessione scade, oppure costruire un sistema capace di prevenirle? Perché amministrare non significa soltanto risolvere un problema quando ormai è esploso. Significa fare in modo che, quando possibile, quel problema non si presenti affatto. Ed è proprio questa la riflessione che oggi merita la vicenda dello Stadio del Nuoto di Frosinone.