Frosinone – Ricoverato per oltre 30 giorni in rianimazione allo Spaziani, la storia di Mario e il suo ritorno alla vita

Una storia di buona sanità che arriva dritta al cuore. È quella raccontata da Mario Simoni, che ha voluto condividere pubblicamente la sua esperienza nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone, dove è stato ricoverato in condizioni critiche a causa di una sindrome di Guillain-Barré. Una malattia neurologica rara in cui il sistema immunitario, per un errore di “riconoscimento”, attacca i nervi periferici. In pratica il nostro sistema di difesa, invece di proteggere l’organismo, colpisce la guaina che riveste i nervi (e talvolta il nervo stesso), provocando debolezza e paralisi progressiva.

Trentadue giorni sospeso tra paura e speranza, in un reparto dove ogni gesto può fare la differenza. E proprio lì, racconta, ha trovato non solo cure e professionalità, ma anche umanità, vicinanza e sostegno nei momenti più difficili.

La sua testimonianza è stata condivisa dall’ASL Frosinone, che ha voluto sottolineare il valore di parole capaci di restituire il senso profondo del lavoro quotidiano di medici, infermieri e operatori sanitari.

La lettera di Mario Simoni

«Mi chiamo Mario Simoni, il giorno 07.08.2026 mi è stata diagnosticata la sindrame di Guillain-Barré. Ho trascorso 32 giorni in sala rianimazione all’ospedale Spaziani di Frosinone e voglio esprimere la mia più profonda gratitudine a tutto il personale per l’assistenza straordinaria ricevuta. Vorrei citare i dottori Anna Florio, Martina Costantini, Giuditta Paliani, Evelina Valvona, Amalia Franco, Renato Dell’Uomo, Valentina Paglia, Daniele Bianchini, Matteo Giorgio, Francesco Sciorio, la caposala Ceccarelli Tiziana, gli infermieri, senza tralasciare nessuno. Medici competenti, infermieri preparati e personale tutto eccellente, soprattutto disponibile. Vorrei poi citare il mio angelo custode, Fabrizio Dessi, dotato di una umanità straordinaria. Vi porterò sempre nel mio cuore e ricorderò sempre il vostro impegno».

Parole semplici, scritte con l’emozione di chi ha attraversato un momento drammatico e ne è uscito grazie alla professionalità e alla dedizione di un’intera équipe. Una testimonianza che accende i riflettori su una sanità che funziona, fatta di competenze ma soprattutto di persone.

Perché, come dimostra la storia di Mario, dietro ogni monitor, ogni terapia e ogni turno massacrante, c’è un’umanità silenziosa che non smette mai di prendersi cura degli altri.

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