Una vittoria da applaudire, senza perdere di vista il traguardo. Dopo il 4-2 sul Sassuolo, Massimiliano Alvini rivendica il coraggio del suo Frosinone e sottolinea la crescita di un gruppo capace di abbinare qualità offensiva e gestione della partita. Nella sala stampa dello Stirpe, il tecnico distribuisce i meriti tra calciatori, staff e società, mantenendo la salvezza al centro di ogni ragionamento.
«Davanti avevamo una squadra di tutto rispetto, che considero forte anche nell’uno contro uno. Fare questa prestazione e ottenere questa vittoria ha un valore immenso per tutti noi e per la proprietà, perché abbiamo battuto una squadra forte», osserva l’allenatore.
Il Frosinone continua a proporre un calcio intraprendente, accettando anche i rischi che questo atteggiamento comporta. Alvini difende con convinzione la scelta, senza mostrare dubbi sulla direzione intrapresa: «La nostra identità è questa ed è questa la strada che ci può portare a raggiungere la salvezza. È solo questa».
All’aggressività, però, deve accompagnarsi la capacità di capire quando accelerare e quando conservare il pallone. Un equilibrio che il tecnico ha apprezzato soprattutto dopo l’intervallo, quando i giallazzurri hanno saputo amministrare il confronto con maggiore lucidità.
«Tutto il secondo tempo è stato gestito con maturità», sottolinea. Una lettura sostenuta anche dal lavoro del centrocampo: «Rispetto al primo tempo abbiamo fatto un lavoro diverso con i tre centrocampisti. Altrimenti diventerebbe un attacco troppo aggressivo, ma dipende sempre dal contesto della partita. In ogni partita serve una strategia diversa. La squadra deve essere disposta al sacrificio, ma anche saper leggere le situazioni».
La serata dello Stirpe porta soprattutto la firma di Antonio Raimondo, primo calciatore del Frosinone a realizzare una tripletta in Serie A. Alvini ne riconosce le qualità, ricordando quanto il contributo collettivo sia decisivo per esaltarle: «Raimondo può migliorare ancora, ma anche la squadra lo mette nelle condizioni migliori. Quindi complimenti a lui, ma anche alla squadra per il lavoro che sta facendo».
Il tecnico attribuisce al direttore sportivo Castagnini il merito di aver individuato nell’attaccante il profilo giusto: «Noi alleniamo Raimondo, ma l’idea è di Castagnini. Mi ha chiesto di prenderlo, io ho risposto subito sì e lui ha preso la macchina ed è corso a chiudere la trattativa». Il rendimento attuale deve diventare una spinta ulteriore: «Deve avere sempre l’ambizione di crescere».
Il successo contro i neroverdi arriva dopo la sconfitta di Napoli, che Alvini invita a valutare senza eccessi: «A Napoli abbiamo perso contro una squadra forte, abbiamo fatto la nostra onesta partita e non ho niente da dire ai ragazzi». La linea resta quella dell’equilibrio, tanto nelle difficoltà quanto dopo una serata esaltante.
«Dietro c’è un lavoro importante della società, del direttore e dello staff. Dobbiamo sempre avere ben chiaro il percorso che vogliamo fare, senza fare voli pindarici e senza fare drammi, come dopo la sconfitta di Napoli», ribadisce. L’obiettivo è preciso: «Vogliamo salvarci per poter crescere e mettere basi ancora più solide».
Spazio anche al rapporto con lo spogliatoio, richiamato dalle parole di Ghedjemis sull’affetto che l’allenatore trasmette ai suoi giocatori. Alvini riporta ancora una volta l’attenzione sui protagonisti in campo: «L’allenatore deve sempre dare merito ai ragazzi che allena. Ci sono le idee, che si allenano con lo staff tutti i giorni, ma sono loro che vanno in campo. Con lui c’è un buon rapporto, ma il merito è di tutti loro».
Quanto a Calvani, il tecnico chiarisce che il difensore ha accusato un problema dopo Napoli, volendo comunque restare accanto ai compagni: «Lo abbiamo portato perché è un “leone” che vuole stare vicino alla squadra».
Anche la scelta di lasciare ai calciatori la festa sotto la curva rispecchia il modo in cui Alvini interpreta il proprio ruolo: «Non vado né quando vinciamo né quando perdiamo. Devono andarci i calciatori, il merito è loro. Io sto benissimo qua, con questa città e questa gente, ma è giusto che quei momenti se li goda la squadra. Io devo pensare a portare il Frosinone alla salvezza».