Un aumento dello stipendio resta importante, ma non rappresenta più l’unico elemento capace di determinare il benessere e la soddisfazione dei lavoratori. Assicurazione sanitaria, contributi per l’asilo nido, palestra, supporto psicologico e aiuti destinati ai familiari a carico stanno assumendo un peso crescente nelle scelte professionali.
È quanto emerge dall’anteprima della nuova edizione de “Il Grande Gap”, la ricerca promossa da Epassi Italia nell’ambito dell’indagine europea Gebs, “Great Employee Benefits Study”. Lo studio analizza la situazione del welfare aziendale in otto Paesi europei, confrontando le richieste dei dipendenti con le strategie adottate dai datori di lavoro.
Assicurazioni e sostegno familiare in cima alle richieste
In Italia, il 46% dei lavoratori considera prioritarie le diverse forme di copertura assicurativa. Subito dopo compare l’assistenza ai familiari a carico, indicata dal 38% degli intervistati.
Numeri che raccontano un’esigenza sempre più diffusa: riuscire a conciliare gli impegni professionali con la cura dei figli, dei genitori anziani o di altri familiari in difficoltà. Per questo le misure di welfare personalizzabili e costruite attorno ai bisogni concreti delle persone stanno diventando decisive anche nella capacità delle aziende di trattenere i propri dipendenti.
La ricerca rileva infatti che il 94% di coloro che si dichiarano molto soddisfatti del pacchetto di servizi ricevuto è propenso a restare nella propria impresa. La percentuale scende invece al 69% tra chi giudica insufficiente il welfare offerto.
Per il 62% il benessere conta più di un aumento
Il cambiamento è confermato anche dal dato internazionale: il 62% dei lavoratori preferirebbe un investimento concreto dell’azienda sul proprio benessere rispetto a un incremento diretto della retribuzione.
L’equilibrio tra vita privata e lavoro viene dunque percepito come una condizione essenziale. Il carico dell’assistenza familiare può infatti aumentare lo stress, provocare assenze e incidere negativamente sulla produttività quando non viene accompagnato da strumenti adeguati.
«Il peso della cura di un figlio, di un genitore anziano o di un familiare in difficoltà è diventato uno dei principali fattori di stress lavorativo», sottolinea Paola Blundo, amministratrice delegata di Epassi Italia.
Secondo Blundo, con l’invecchiamento della forza lavoro e l’allungamento della vita professionale, il fenomeno è destinato ad assumere un’importanza ancora maggiore. Ignorarlo significherebbe per le imprese non soltanto rinunciare a un’efficace politica di welfare, ma rischiare di compromettere la fiducia dei propri dipendenti. La vera sfida, quindi, non consiste nell’offrire un semplice catalogo di servizi, ma nel comprendere ciò di cui ogni lavoratore ha realmente bisogno.