Imprese, sostenibilità, diritti umani: monito all’Ue da oltre 80 economisti

Il co-portavoce della Campagna 2030 Maugeri dichiara: "Non smantellare la direttiva sulla 'due diligence'"

Oltre 80 illustri economisti dell’Ue, tra i quali 13 italiani, hanno lanciato un avvertimento in merito al pacchetto Omnibus I della Commissione Europea, sostenendo che rappresenta una battuta d’arresto significativa che potrebbe compromettere la leadership globale dell’Ue in materia di sostenibilità e diritti umani. Nella loro dichiarazione congiunta, “Oltre i profitti a breve termine: perché l’Ue deve difendere la direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità aziendale e il Green Deal”, gli economisti sostengono che i tentativi di indebolire la direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità aziendale (Csddd) e la direttiva sul reporting di sostenibilità aziendale (Csrd) all’interno del pacchetto Omnibus I non sono solo politicamente miopi, ma anche economicamente infondati ed esortano la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo a garantire un’attuazione tempestiva e ambiziosa della Csddd e delle altre normative del Green Deal europeo.

La dichiarazione diffusa dall’alleanza delle Ong

La dichiarazione congiunta, si legge in una nota diffusa dalle ong aderenti alla campagna Impresa 2030, smonta l’argomentazione secondo cui le normative sulla sostenibilità influiscono negativamente sulla competitività. Piuttosto, si chiarisce che tra i fattori strutturali che contribuiscono alla decelerazione economica dell’Europa figurano i decennali ritardi su investimenti in infrastrutture e servizi pubblici, il calo della domanda interna alimentato dalla persistenza di bassi salari e le crescenti disuguaglianze. Inoltre, gli economisti sottolineano che le normative sulla sostenibilità stanno iniziando a entrare in vigore e che qualsiasi modifica all’impianto normativo esistente potrebbe indebolire significativamente la struttura giuridica e creare incertezza per gli investitori. Tra i principali risultati evidenziati nella loro dichiarazione figurano: costi di conformità trascurabili per le grandi aziende nell’attuazione degli obblighi di due diligence: in media solo lo 0,009% del fatturato (studio della London School of Economics). Il supporto delle aziende agli obblighi di due diligence: ad esempio, solo il 7% delle aziende tedesche si oppone a tali misure (Handelsblatt Research Institute, 2024). Rischi per la fiducia degli investitori e la coerenza normativa in caso di revoca delle norme sulla sostenibilità. Per la campagna Impresa 2030, questa dichiarazione congiunta di prominenti economisti europei, è un avvertimento estremamente significativo che non può essere ignorato dalla politica. “L’Istat ha di recente confermato una forte relazione positiva tra sostenibilità e produttività tra le imprese più impegnate nella tutela dell’ambiente” dichiara Cristiano Maugeri di ActionAid, co-portavoce della campagna Impresa 2030. “La garanzia dei diritti delle persone che lavorano lungo le filiere globali raggiunto con la Direttiva Due Diligence rappresenta un valore aggiunto da tutelare per l’Europa e su cui investire, non certo da smantellare cedendo alle pressioni delle lobbies che vogliono allontanare l’Ue dalla transizione ecologica giusta”.

Una trasformazione necessaria

La trasformazione sociale ed ecologica dell’economia è diventata più necessaria che mai ed è il momento che i responsabili politici diano dimostrazione del loro impegno volto a riaffermare la leadership dell’Ue per i diritti umani e la sostenibilità. La campagna Impresa 2030 è composta dalle seguenti organizzazioni: Action Aid Italia, Equo Garantito, Fair, Fairtrade, Focsiv, Fondazione Finanza Etica, Hric (Human Rights International Corner), Mani Tese, Oxfam Italia, Save the Children e We World. – Fonte Agenzia Dire www.dire.it –

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