Incendi devastanti: l’emergenza è già nel pieno. Roghi dolosi, pochi vigili del fuoco e mezzi insufficienti

Tra carenza di personale, equipaggiamenti insufficienti e difficoltà nel reperire l’acqua: così il sistema di contrasto rischia il collasso

La stagione degli incendi boschivi è ormai entrata nel vivo. Ogni giorno sono decine gli interventi che impegnano Vigili del fuoco, volontari della Protezione civile e altri operatori su tutto il territorio provinciale. Ettari di vegetazione vengono divorati dalle fiamme, spesso in roghi che presentano caratteristiche tali da far pensare a una matrice dolosa. Anzi, diciamolo una volta per tutte senza giri di parole, quasi tutti gli incendi sul nostro territorio sono dolosi.

L’ultimo episodio, in ordine di tempo, si è verificato nella giornata di ieri a Colfelice, dove un incendio ha interessato diverse aree e ha presentato più punti di innesco. Un elemento che, ancora una volta, conferma l’azione deliberata di chi continua a colpire il patrimonio boschivo della provincia.

Un fenomeno che si ripete ogni estate e che non riguarda soltanto la distruzione della vegetazione. Le fiamme mettono a rischio la fauna selvatica, l’ambiente e, sempre più spesso, anche le abitazioni. In diversi casi registrati negli ultimi giorni gli incendi si sono infatti avvicinati pericolosamente alle case, costringendo gli operatori a intervenire per contenere fronti di fuoco che rischiavano di trasformarsi in emergenze ancora più gravi.

Il tutto nonostante la campagna antincendio boschivo e le misure messe in campo per contrastare il fenomeno. Il problema, però, è che davanti alla frequenza e alla vastità degli interventi il sistema si trova a dover fare i conti con criticità strutturali che da tempo vengono denunciate.

Così il sistema rischia il collasso

La prima riguarda la carenza di Vigili del fuoco. Una situazione più volte evidenziata anche dalle organizzazioni sindacali e che, in queste settimane, è emersa con tutta la sua gravità. A seguito dell’incendio alla Remat di San Giorgio a Liri, dove per giorni sono state impegnate numerose squadre dei Vigili del fuoco, inevitabilmente, buona parte del territorio provinciale è rimasta con una disponibilità ridotta di squadre operative.

Ancora una volta, è stato necessario fare affidamento sulla Protezione civile, che ha cercato di coprire le esigenze e di garantire il massimo supporto possibile. Ma anche il sistema del volontariato deve fare i conti con le proprie difficoltà. In alcuni casi, infatti, vengono segnalate carenze persino negli equipaggiamenti di base. Ci sono nuclei che denunciano di non avere ricevuto dotazioni fondamentali e, in particolare, di aver dovuto acquistare autonomamente anche le scarpe necessarie per operare in sicurezza sugli incendi.

Non si tratta di un dettaglio. Chi interviene su un fronte di fuoco deve poter contare su calzature certificate, resistenti alle alte temperature, ignifughe e adatte a muoversi su terreni spesso impervi e pericolosi. Avere a disposizione l’equipaggiamento adeguato dovrebbe rappresentare il punto di partenza, non un problema da risolvere individualmente. E mentre ogni estate si moltiplicano annunci, presentazioni e comunicazioni sui potenziamenti del sistema antincendio, sul territorio restano problemi concreti che chi opera sul campo conosce bene.

Un’altra criticità enorme riguarda la disponibilità di acqua. Gli elicotteri e i Canadair impegnati nelle operazioni di spegnimento hanno bisogno di punti di approvvigionamento facilmente raggiungibili e strategicamente distribuiti. Lo stesso vale per le squadre a terra e per le vasche utilizzate durante le emergenze. Installare una vasca, infatti, non significa automaticamente risolvere il problema: quella vasca deve essere riempita e, per farlo, servono punti di rifornimento adeguati, accessibili e sufficientemente vicini alle zone maggiormente esposte al rischio. Quando questi punti mancano o sono difficili da raggiungere, anche le operazioni di spegnimento diventano più complesse e i tempi possono allungarsi.

È una rete di criticità che rischia di pesare ancora di più nelle prossime settimane. Siamo infatti soltanto nell’ultima settimana di luglio e agosto, storicamente, rappresenta uno dei periodi più impegnativi per gli incendi boschivi. Le temperature elevate, la vegetazione secca e la maggiore presenza di persone nelle aree rurali e montane possono aumentare ulteriormente il rischio.

Il tema, dunque, non è soltanto quello di individuare e punire i responsabili degli incendi dolosi. È necessario interrogarsi anche sulla capacità concreta del territorio di fronteggiare un’emergenza che si ripete ogni anno. Servono personale, mezzi, equipaggiamenti adeguati e una rete efficiente per l’approvvigionamento idrico. Serve una pianificazione che non si limiti alla fase emergenziale, ma che tenga conto delle reali esigenze di chi ogni giorno è chiamato a intervenire sui roghi.

Perché gli incendi continueranno a rappresentare una minaccia. E se i piromani appiccano le fiamme, a fronteggiarle devono esserci squadre adeguatamente equipaggiate e numericamente sufficienti. La provincia di Frosinone si prepara ad affrontare le settimane più delicate dell’estate. La speranza è che il sistema non sia costretto, ancora una volta, a contare soltanto sulla disponibilità e sul sacrificio di chi, sul campo, cerca di fare il possibile con ciò che ha.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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