Infortunio sul lavoro, la scala non era sicura: il Tribunale accerta la responsabilità del Comune di Cassino

Dopo l’infortunio del 2020 il dipendente aveva riportato gravi lesioni permanenti. La sentenza non è stata impugnata

Una scala portatile priva di adeguati sistemi di sicurezza, l’usura dell’attrezzatura e una formazione ritenuta non sufficientemente specifica rispetto alle mansioni svolte. Sono alcuni degli elementi sui quali si è concentrata l’istruttoria che ha portato il Tribunale di Cassino, Sezione Lavoro, a riconoscere la responsabilità del Comune per un grave infortunio avvenuto nell’ottobre del 2020.

La sentenza, la numero 601/2026, è diventata definitiva dopo la mancata impugnazione e quanto disposto dal giudice è stato adempiuto. Al centro della vicenda c’è un dipendente comunale impegnato nelle attività di manutenzione degli impianti elettrici, rimasto gravemente ferito dopo essere caduto da una scala portatile mentre effettuava un intervento negli uffici dell’Ente.

La scala, secondo quanto ricostruito nel processo, si aprì improvvisamente durante l’utilizzo. Il Comune aveva sostenuto che il lavoratore avesse agito autonomamente, senza una formale autorizzazione, e che avesse utilizzato l’attrezzatura in modo improprio e imprudente. Una posizione che avrebbe potuto portare a una responsabilità esclusiva o concorrente dello stesso dipendente.

La difesa del lavoratore, affidata all’avvocato Alberto Bòrrea, ha invece sostenuto che l’attività svolta rientrasse pienamente nelle mansioni del dipendente e che dovessero essere valutate le condizioni dell’attrezzatura messa a sua disposizione, insieme agli obblighi di sicurezza che gravano sul datore di lavoro.

La ricostruzione emersa durante il giudizio ha escluso, secondo il Tribunale, che il dipendente avesse intrapreso autonomamente un’attività estranea alle proprie funzioni. L’intervento rientrava nelle sue normali mansioni e le richieste di manutenzione venivano abitualmente indirizzate direttamente a lui.

A pesare sulla decisione sono state anche le condizioni della scala. L’attrezzatura era di proprietà del Comune e risultava assegnata al lavoratore, ma era priva dei necessari sistemi di sicurezza contro l’apertura accidentale. La cinghia anti-apertura non è stata rinvenuta e il Comune, come rilevato nella sentenza, non ha dimostrato di averla fornita. L’istruttoria ha inoltre evidenziato l’usura dei rivetti della scala.

Il Tribunale ha esaminato anche il tema della formazione. I documenti prodotti dal Comune facevano riferimento a un corso seguito dal dipendente più di cinque anni prima dell’infortunio. Il giudice ha ritenuto non dimostrato che il lavoratore avesse ricevuto una formazione specifica sui rischi legati all’utilizzo delle scale e sui dispositivi necessari a prevenire le cadute, rilevando inoltre che la formazione documentata non risultava adeguatamente calibrata sulle mansioni effettivamente svolte.

Gli accertamenti hanno quindi portato il Tribunale a riconoscere la responsabilità dell’Ente ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile, collegando le omissioni riscontrate all’infortunio. La motivazione richiama anche la normativa in materia di sicurezza sul lavoro e, in particolare, gli obblighi relativi alla disponibilità di attrezzature sicure, alla loro manutenzione, alla formazione dei lavoratori e alla vigilanza.

Il dipendente ha riportato gravi conseguenze fisiche e postumi permanenti, accertati nel corso del procedimento attraverso una consulenza medico-legale. La vicenda giudiziaria si è protratta per diversi anni prima della definizione definitiva.

«Adesso che il giudizio si è concluso – afferma l’avvocato Alberto Bòrrea – credo che l’aspetto più importante sia quanto è stato accertato. Il lavoratore si è trovato per anni a dover respingere una ricostruzione che attribuiva anche alla sua condotta la responsabilità di quanto accaduto».

«La sentenza ha escluso questa ricostruzione nei termini sostenuti dal Comune e ha accertato, invece, le carenze dell’attrezzatura utilizzata e quelle relative alla manutenzione, alla formazione e alla vigilanza – aggiunge il legale –. Quando si parla di sicurezza sul lavoro, e a maggior ragione quando il datore di lavoro è un ente pubblico, sono fatti che non possono essere considerati secondari».

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Angela Nicoletti
Angela Nicoletti
Angela Nicoletti, giornalista professionista iscritta all’albo dal 1998 si occupa di cronaca e giudiziaria sia in provincia di Frosinone che a livello nazionale. Ha collaborato e collabora con le prestigiose testate: Il Mattino di Napoli e Il Tempo. Dal 2001 è la referente per il basso Lazio dell’agenzia giornalistica AGI. Le sue inchieste giornalistiche sono sfociate anche in delicate indagini della magistratura. Nel 2018 è stata insignita del premio letterario e giornalistico dedicato a Piersanti Mattarella con un reportage sui beni confiscati alla criminalità organizzata

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