La Regione strangola la Saf: parte la rivolta dei sindaci. Fabio De Angelis contro le scelte di Roma

Si mobilitano 11 primi cittadini per chiedere un incontro urgente e discutere di come superare la crisi innescata dalle scelte regionali

I rubinetti della Pisana restano chiusi, le quote per l’inceneritore di San Vittore si stringono: la scelta della Saf di azzerare il conferimento in discarica nel 2025 per recuperare o inviare ad incenerimento tutti gli scarti raccolti ha, evidentemente, scosso interessi collegati alla riapertura del sito di Cerreto, la cui proprietà è destinata a passare nelle mani di Acea Ambiente per oltre 40 milioni di euro. La stessa multiutility che gestisce l’unico termocombustore del Lazio dove è in costruzione la quarta linea.

Nei Comuni scatta l’allarme ambientale e per la tenuta dei loro bilanci

Ma le notizie sul clamoroso braccio di ferro Via Colombo-Colfelice – finito immortalato nelle carte amministrative, nelle impugnative davanti al Tar ed in un’indagine in corso da parte della procura della Corte dei Conti – (LEGGI QUI), nella giornata di ieri, ha mobilitato molti sindaci che, a questo punto, rischiano il collasso tariffario oltre che il contraccolpo in bilancio del mancato ammortamento dei conguagli 2017 (i famosi 14 milioni annunciati e stanziati dalla Regione per i Comuni e mai erogati, appunto).

Traguardare l’obiettivo “zero tonnellate in discarica” dovrebbe sollevare commenti positivi, specialmente su un territorio intaccato dagli impatti dei siti di trattamento, con lunghe battaglie di ambientalisti e residenti, culminate in fasi di tensione per l’ordine pubblico, contro le emissioni maleodoranti e l’inquinamento generato anche dal traffico di tir. Invece ha fatto emergere l’unica spiegazione che oggi possa giustificare quel che sta accadendo, come l’incredibile riduzione delle quote di conferimento del CSS (Combustibile Solido Secondario) prodotto a Colfelice e destinato all’inceneritore di San Vittore del Lazio.

Venerdì mattina il summit d’urgenza richiesto dai primi cittadini

I telefoni hanno iniziato a squillare alla Saf con sindaci che chiedono spiegazioni e chiarimenti. Così venerdì mattina è stato convocato un incontro urgente che vedrà protagonisti i primi cittadini della linea del fronte, i territori che subiscono il carico ambientale maggiore o che presidiano la governance della società. Attorno al tavolo siederanno i capi delle amministrazioni di Colfelice, San Giovanni Incarico, Castrocielo, Roccasecca, Ceprano, Pico, Arce, Colle San Magno, Falvaterra e Rocca d’Arce. Un asse territoriale compatto che sarebbe pronto a trasformare questo confronto in un’assemblea straordinaria dei soci della Saf per sfiduciare platealmente le politiche regionali e pretendere risposte dal management.

Fabio De Angelis

A dare forma, sostanza e dignità istituzionale alla protesta è una lettera firmata dal sindaco di San Giovanni Incarico, l’ingegner Paolo Fallone. Il documento, indirizzato al consiglio di amministrazione della Saf e a tutti i sindaci soci, è un vero e proprio atto d’accusa che svela i retroscena tecnici e i rischi economici della crisi. Fallone analizza gli effetti della Deliberazione della Giunta Regionale n. 591 del 10 luglio 2025 e delle successive determinazioni. Provvedimenti che hanno di fatto tagliato le gambe alla società che gestisce il Tmb di Colfelice. “Sarebbe ingiusto, oltre che storicamente inaccettabile – scrive Fallone -, disperdere oggi un risultato che ha pochi eguali nel panorama regionale: quello di zero tonnellate di rifiuti conferite in discarica nell’ultimo esercizio, conquistato con anni di impegno, investimenti e serietà gestionale”.

La lettera di Fallone diventa manifesto della reazione del territorio

“La Saf ha dimostrato che un’azienda pubblica di provincia può fare quello che tutti proclamano e pochissimi realizzano. Ha trasformato il rifiuto in risorsa, ha reso la discarica inutile, ha costruito un modello virtuoso di cui l’intera provincia dovrebbe andare orgogliosa. Oggi quel modello è sotto pressione. E con esso sono sotto pressione i novantuno Comuni soci, le loro tariffe, i loro bilanci e, in ultima istanza, le tasche dei nostri concittadini. Chi subisce l’impatto ambientale e logistico dell’impianto che ospita non può essere, al contempo, quello a cui viene negato il pieno utilizzo di quell’impianto. È una contraddizione che non possiamo accettare in silenzio”.

“È per queste ragioni – conclude il sindaco di San Giovanni Incarico rivolgendosi al presidente del cda Saf – che Le chiedo, con rispetto e con urgenza, di voler convocare un incontro straordinario, aperto ai Sindaci dei Comuni soci, nel quale affrontare congiuntamente le seguenti questioni: la situazione determinata dalla riduzione delle quote di accesso al termovalorizzatore di San Vittore; le ricadute sui costi di trattamento e sulle tariffe comunali; il rischio concreto che la SAF venga orientata, giocoforza, verso il conferimento in discarica; le iniziative già intraprese con il ricorso al TAR del Lazio e le possibili azioni sinergiche che la compagine pubblica dei soci può sostenere”.

“Credo fermamente che questo sia il tempo della squadra. I novantuno Comuni della Ciociaria non sono spettatori di questa vicenda: ne sono protagonisti, perché la SAF è loro, è nostra. Difenderla significa difendere un’idea di gestione pubblica efficiente, difendere il territorio da scelte che lo penalizzano, difendere i risultati ottenuti con il lavoro e la fiducia dei cittadini”, è la conclusione.

Paolo Fallone

L’incubo Cerreto riappare ma può essere scacciato definitivamente

La preoccupazione più grande dei sindaci, tuttavia, riguarda il passato che ritorna sotto forma di incubo ambientale: la prospettata riapertura della discarica di Cerreto, nel Comune di Roccasecca. Per anni quel sito è stato il simbolo di una gestione emergenziale degli rsu regionali; la sua chiusura era stata celebrata come una liberazione per un’area vasta che include lembi di Valle del Sacco, media Valle del Liri e Cassinate. Ora il documento del sindaco di San Giovanni Incarico mette nero su bianco l’agenda del tavolo tecnico-politico di venerdì, articolata su quattro punti cruciali: blocco a San Vittore, effetto tariffe, ricatto-discarica e battaglia legale.

Ma la partita non è solo tecnica, riguarda scelte politiche ed è condizionata anche dagli interessi delle grandi società che operano nel settore ambientale. Per questo la strategia dei sindaci appare l’unica al momento percorribile: fare muro contro i tentativi della Regione Lazio di piegare l’autonomia gestionale della Saf difendendo un modello pubblico che – non si sa per quale congiuntura astrale – s’è inventato il metodo “zero rifiuti”, iniziando ad eliminare fonti di inquinamento e probabilmente anche a tagliare qualcosa dalla Tari pagata nei 91 Comuni direttamente interessati.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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