Una pratica poco conosciuta ma sempre più discussa sta alimentando il dibattito sul rapporto tra intelligenza artificiale ed editoria. Si chiama “destructive scanning” e consiste nell’acquistare libri cartacei, distruggerli fisicamente e trasformarli in copie digitali destinate all’addestramento dei modelli di IA. Una procedura che preoccupa editori, librai e appassionati di lettura, soprattutto per le possibili conseguenze sul patrimonio librario e sulle tutele del diritto d’autore.
Secondo quanto riportato da diverse testate internazionali, alcune aziende del settore dell’intelligenza artificiale avrebbero incrementato in maniera significativa gli acquisti di volumi, in particolare opere rare, specialistiche o fuori catalogo, alimentando il timore che determinati titoli possano diventare sempre più difficili da reperire.
Come funziona il “destructive scanning”
Il processo è tanto semplice quanto radicale. Dopo l’acquisto, il libro viene privato del dorso, le pagine vengono separate e inserite in scanner ad alta velocità che acquisiscono il contenuto pagina dopo pagina. Il testo viene quindi convertito in formato digitale, generalmente PDF, per essere successivamente elaborato e utilizzato nell’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale.
Al termine dell’operazione il volume cartaceo non è più recuperabile: la digitalizzazione avviene infatti attraverso la distruzione fisica dell’opera.
Le preoccupazioni del settore editoriale
Tra le criticità evidenziate dagli operatori del settore emerge innanzitutto il tema del copyright. L’utilizzo dei contenuti per addestrare modelli di IA continua infatti a essere oggetto di un acceso confronto giuridico in diversi Paesi, con numerose cause ancora aperte tra aziende tecnologiche, editori e autori.
A preoccupare è anche l’impatto sul mercato librario. Diverse librerie, sia negli Stati Uniti sia in Europa, segnalano un insolito aumento degli ordini di libri rari, specialistici e fuori catalogo, alimentando il timore che alcune opere possano scomparire progressivamente dalla normale circolazione.
Il caso Anthropic
A portare il fenomeno all’attenzione del grande pubblico è stato il Washington Post, che ha raccontato come la società Anthropic, sviluppatrice dell’assistente di intelligenza artificiale Claude, avrebbe acquistato migliaia di volumi in librerie dell’usato negli Stati Uniti e successivamente anche in Germania.
Anche la rivista Russh, citando un’intervista pubblicata da 404 Media, riporta la testimonianza di un libraio che racconta di essere passato dalla vendita di una ventina di libri a settimana a centinaia di copie, con una domanda concentrata soprattutto sui titoli più difficili da reperire.
Una pratica che continua ad alimentare interrogativi etici e legali, mentre il dibattito sull’equilibrio tra innovazione tecnologica, tutela del diritto d’autore e conservazione del patrimonio culturale è destinato a intensificarsi nei prossimi mesi.