Liste d’attesa, Azione: “Giochetto per fa sparire le prenotazioni”. Bonaviri: “Flop del ruolo delle Case di Comunità”

La riduzione della validità delle ricette per la prenotazione dal primo febbraio non convince Urbano e Antonellis. C'è poi il nodo-territorio

La sanità regionale e provinciale, e in particolare le liste d’attesa, tornano al centro dell’attenzione della politica. A partire dal primo febbraio 2026 l’ambito di garanzia per prenotare visite ed esami sarà in prima istanza quello della Asl di residenza e, in seconda istanza, le Asl limitrofe, secondo uno schema in 5 aree geografiche.

Le prescrizioni non dureranno più indistintamente 180 giorni, ma andranno da 10 giorni per le visite urgenti a 130 per le programmate. Lo ha spiegato lo stesso presidente Francesco Rocca in un video diffuso sui social. Il sistema si basa sul fatto che “il cittadino dispone di un intervallo di tempo massimo, decorrente dalla data di emissione della prescrizione, trascorso il quale la prescrizione non è più utilizzabile per accedere alla prenotazione. La prescrizione utilizzata per la prenotazione mantiene la sua validità amministrativa fino al momento dell’effettiva erogazione della visita o dell’esame prenotato. Pertanto, un appuntamento che sia stato regolarmente fissato presso la struttura erogatrice, anche se la data di erogazione cade oltre il termine di validità temporale della prescrizione, rimane valido e vincolante per la struttura sanitaria”.

Dal primo febbraio novità per le prenotazioni di visite ed esami

Ettore Urbano, medico e dirigente provinciale d Azione, ed Antonello Antonellis, segretario provinciale Azione però non ci stanno: “Che la politica fosse l’arte del possibile è cosa nota a tutti, ma che fosse anche l’arte della magia è una novità. Parliamo della soluzione trovata dalla Regione Lazio per ridurre gli indicatori sulle liste di attesa per le prestazioni sanitarie. Come avviene la magia? La validità delle ricette mediche di prestazioni urgenti è ridotta a 10 giorni, per quelle a breve a 20 giorni. Dopo di che, se non effettuata la prestazione, la richiesta viene automaticamente cancellata dalla Piattaforma Integrata Regionale ReCup, che monitora costantemente le agende delle prenotazioni”.

Urbano e Antonellis: prevedibile aggravio per i Pronto soccorso

“È chiaro il giochetto – avvertono Urbano e Antonellis -: quante prestazioni potranno essere erogate in 10/20 giorni? Ad essere ottimisti non più del 30/35%. Ed il resto? Svaniti, spariti. Però la percentuale di prestazioni non eseguite crolla immediatamente, facendo sembrare perfetta la macchina sanitaria regionale, ma restano tutti i problemi per i cittadini: dovranno tornare dal proprio medico di base per una nuova ricetta, ovvero recarsi in Pronto Soccorso, se occorre una prestazione urgente, con aggravio di ulteriore sovraffollamento. Oppure, cosa che purtroppo succederà con maggior frequenza, rivolgersi alla sanità privata, e pagare di tasca propria, per chi potrà permetterselo”.

La leader de La Fenice: impennata delle rinunce alle cure

C’è poi in ballo la riorganizzazione della sanità territoriale che avrebbe dovuto fare la sua parte per abbattere le liste d’attesa grazie all’attuazione del Pnrr Salute. Giuseppina Bonaviri (Fondatrice del Movimento di innovatori civici Rete La Fenice e titolare del marchio nazionale di Area Vasta Smart) denuncia: “A soli sei mesi dalla scadenza finale, con un definanziamento dei progetti che tocca il 26%, le 17 Case di Comunità previste per la nostra provincia restano “gusci vuoti” e purtroppo anche senza personale sanitario di cui ci sarebbe, invece, tanto bisogno. I numeri dell’ultimo anno sono un atto d’accusa che non ammette repliche. Oltre 115.000 accessi ai Pronto Soccorsi provinciali. Un tasso di abbandono del 7,1%. 8.165 cittadini che in un anno hanno rinunciato a curarsi. La Ciociaria diventa zona di abbandono, dove il diritto alla salute è barattato con promesse elettorali e cantieri incompiuti”.

Eppure la tecnologia avrebbe potuto aiutare chi invece resta solo

“La via d’uscita che si era indicata, molto tempo addietro, era infatti quella di trasformarle in strutture con nodi digitali attivi attraverso la Telemedicina, sia per curare i pazienti cronici a casa sia per “svuotare” i Pronto Soccorso – ricorda Bonaviri -. Utilizzando inoltre Cloud Unificato per connettere le Case di comunità e gli Ospedali si sarebbe potuto abbattere le liste d’attesa con l’uso di semplici tele-consulti immediati. Senza quest’anima i fondi PNRR restano solo l’ultimo spreco sulla pelle dei cittadini e delle nuove generazioni. Le persone continuano a rimanere sole, senza accoglienza clinica né prevenzione né cure adeguate. Continuare a denunciare le malefatte di questa malagestione politica è per noi un obbligo etico oltre che un dovere civico diffuso”, conclude l’attivista civica.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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