Il caldo non è più soltanto un’emergenza climatica, ma anche una nuova forma di povertà. Si chiama “cooling poverty”, ovvero povertà da raffrescamento, e descrive la condizione di chi non riesce a mantenere fresca la propria abitazione durante i mesi estivi a causa degli elevati costi dell’energia.
Secondo i dati del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), le famiglie con redditi più bassi arrivano a destinare fino all’8% del proprio budget ai consumi necessari per raffrescare la casa. Per molte altre, invece, climatizzatori e ventilatori restano spenti oppure non vengono acquistati affatto perché le bollette sono considerate insostenibili.
Il caldo aumenta le disuguaglianze
Le conseguenze non si limitano alle difficoltà economiche. Le recenti ondate di calore e i blackout registrati in diverse città hanno evidenziato come le persone più fragili siano anche quelle maggiormente esposte ai rischi, rimanendo improvvisamente senza elettricità e senza la possibilità di accedere ai servizi essenziali.
Il fenomeno viene monitorato da anni dall’Antoniano di Bologna, attraverso la rete nazionale delle mense francescane Operazione Pane. I dati raccolti mostrano che in oltre sette casi su dieci il caldo intenso contribuisce ad aggravare situazioni di povertà già esistenti, aggiungendo un altro elemento spesso invisibile: la solitudine.
Maternità, anziani e persone fragili tra i più colpiti
Secondo gli operatori impegnati sul territorio, le temperature elevate colpiscono in modo particolare anziani, persone senza dimora, famiglie con bambini e chi soffre di patologie croniche o disturbi psichiatrici.
La mancanza di spazi climatizzati rende ancora più difficile affrontare l’estate. Tra i bisogni maggiormente segnalati emergono luoghi freschi dove trascorrere le ore più calde della giornata, docce, acqua potabile, assistenza sanitaria e un sostegno per il pagamento delle bollette elettriche.
A pesare è anche la chiusura estiva di molti servizi territoriali. Le richieste di aiuto aumentano del 21%, mentre la disponibilità di volontari fatica a tenere il passo con una domanda in costante crescita.
La solitudine diventa un’emergenza
Il caldo estremo amplifica anche l’isolamento sociale. Il 41% delle realtà coinvolte nella rete di Operazione Pane ritiene che le alte temperature aumentino direttamente il rischio di solitudine delle persone più vulnerabili, mentre il restante 59% riconosce comunque un impatto significativo.
Molte persone restano in città durante l’estate proprio quando reti familiari e servizi si riducono, rendendo ancora più difficile affrontare il periodo più caldo dell’anno.
Le iniziative contro la “cooling poverty”
Per rispondere a questa nuova emergenza sociale, Antoniano ha potenziato i propri servizi estivi attraverso un programma di welfare culturale che affianca all’assistenza materiale attività di aggregazione, spazi climatizzati, distribuzione di acqua, iniziative ricreative e supporto alle famiglie. Tra i progetti attivati figurano corsi gratuiti, laboratori, momenti di socializzazione, cinema, uscite culturali, giornate al mare e interventi serali dedicati alle persone senza dimora.
Secondo gli operatori, la crisi climatica impone ormai una riflessione più ampia: garantire l’accesso a luoghi freschi, servizi essenziali e relazioni sociali non rappresenta più soltanto una misura di assistenza, ma una risposta necessaria a una nuova forma di vulnerabilità destinata a crescere con l’aumento delle temperature.