Missili di Israele su Gaza, 8 morti tra cui una bambina di 5 anni

Negli attacchi ucciso anche Taysir al-Jabari, ufficiale della Brigata Al-Quds. Il premier Lapid: "Difenderemo i cittadini israeliani"

Torna la paura nell’enclave palestinese di Gaza, dove l’esercito israeliano ha sparato una serie di missili che hanno causato almeno otto morti e 44 feriti. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese Wafa, rilanciando il bilancio diffuso dal ministero della Salute palestinese. Sempre secondo Wafa e la testata israeliana Haaretz, nell’attacco aereo ha perso la vita anche una bambina di cinque anni nonché Taysir al-Jabari, ufficiale della Brigata Al-Quds, forse il vero obiettivo di Tel Aviv.

colpito anche un grattacielo, nel quartiere Al-Rimal di Gaza City, scatenando un incendio la cui colonna di fumo secondo i testimoni è visibile per chilometri. Numerosi residenti sono rimasti feriti, così come riporta l’agenzia Wafa, la quale riferisce di missili che hanno colpito anche le località di Al-Fakhari e Khan Yunis a sud della Striscia, e Beit Lahia a nord, con feriti anche tra i bambini.

LE TENSIONI TRA TEL AVIV E I GRUPPI ARMATI

L’offensiva israeliana giunge infatti dopo giorni di tensioni con la milizia armata per l’arresto di un leader dello stesso gruppo da parte delle forze di Israele.
“Questo governo non permetterà alle organizzazioni terroristiche di stabilire l’agenda nella Striscia di Gaza e di minacciare i cittadini israeliani”, è stato il commento del premier Yair Lapid in seguito all’attacco.

In una nota l’esercito israeliano ha riferito di stare “attaccando la Striscia di Gaza. Una situazione speciale è stata dichiarata sul fronte interno israeliano”.

Hamas, altro gruppo armato presente nella Striscia, la cui ala politica guida l’amministrazione, ha accusato Israele di aver dato inizio “all’escalation” e che dovrà assumersi “la piena responsabilità” dei “crimini commessi”. Quindi ha assicurato che “la Resistenza difenderà la popolazione di Gaza”.

ALL’ORIGINE DELLE FRIZIONI, I 16 ANNI DI BLOCCO ALLE IMPORTAZIONI

Le tensioni tra i gruppi ribelli e Tel Aviv sono alimentati da un blocco alle importazioni che Israele applica dal 2006 sull’enclave occupata. Di recente, i leader dell’Islamic Jihad hanno chiesto nuovamente al governo di Israele di porre fine al blocco alle importazioni che colpisce due milioni di persone, di interrompere gli attacchi aerei e di rilasciare i prigionieri di coscienza, proponendo la mediazione dell’Egitto. Uno dei dirigenti del gruppo, Ahmed Mudalal, ha fatto sapere che da Tel Aviv non sarebbe giunta risposta.

Tale blocco incontra la condanna delle organizzazioni internazionali – tra cui anche dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani – in quanto costituirebbe “un atto di rappresaglia” sulla popolazione civile, in violazione del diritto internazionale.

Fonte www.dire.it (Agenzia di Stampa Nazionale)

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