Una sala consiliare gremita ha accolto il convegno scientifico “La Regola di San Benedetto da Norcia: tra storia e attualità”, promosso dall’Associazione Via Benedicti APS-ETS in collaborazione con il Comune di Monte San Giovanni Campano. L’incontro ha riunito studiosi, rappresentanti delle istituzioni civili e religiose, associazioni culturali e cittadini per riflettere sull’eredità spirituale, culturale e giuridica del fondatore del monachesimo occidentale, guardando anche alle prospettive dell’Anno Giubilare Benedettino del 2029.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco Emiliano Cinelli, che ha evidenziato il forte legame del territorio con la tradizione benedettina e il valore di iniziative capaci di unire ricerca storica, cultura e partecipazione della comunità.
Nel suo intervento introduttivo, Rita Padovano dell’Associazione Via Benedicti ha ricordato come San Benedetto sia riuscito a dare una risposta a una delle più profonde crisi della storia europea attraverso comunità fondate sull’equilibrio tra preghiera, lavoro e responsabilità. Un modello che, secondo i promotori, contribuì a gettare le basi dell’identità europea ben prima della nascita dell’Europa moderna, grazie al ruolo svolto dai monasteri nella conservazione del sapere e nella trasmissione della cultura.
Particolarmente seguita la relazione del professor Giovanni Minnucci, professore emerito dell’Università di Siena e presidente del Comitato tecnico-scientifico di Via Benedicti, che ha illustrato i risultati delle sue più recenti ricerche sul capitolo 64 della Regola, dedicato all’elezione dell’abate. Lo studioso ha evidenziato le possibili affinità tra la procedura elettiva descritta da San Benedetto e una Novella dell’imperatore Giustiniano emanata nel 546, sottolineando come la Regola rappresenti non solo un testo spirituale ma anche una preziosa testimonianza della cultura giuridica del suo tempo.


La seconda parte del convegno, coordinata dal presidente dell’Associazione Via Benedicti, Francesco Rabotti, si è concentrata sull’attualità del messaggio benedettino nell’epoca dell’intelligenza artificiale e delle trasformazioni digitali.
Dom Luca Fallica, abate di Montecassino, ha posto l’accento sul valore dell’ascolto, elemento centrale della spiritualità benedettina, come risposta alla frammentazione e alla velocità che caratterizzano la società contemporanea. Dom Loreto Camilli, abate di Casamari, ha invece richiamato il ruolo dei monasteri quali luoghi di formazione umana e spirituale, fondati sulla responsabilità reciproca, sulla condivisione e sulla ricerca del bene comune.

Don Stefano Di Mario, intervenuto in rappresentanza dell’arcivescovo Santo Marcianò, ha sottolineato l’importanza di una formazione integrale della persona nell’era digitale, ricordando che la tecnologia non può sostituire il pensiero critico, la libertà di giudizio e la responsabilità etica.
Tra i temi emersi nel dibattito anche quello dello “scriptorium” come metafora del presente. Se i monaci medievali custodivano, studiavano e trasmettevano il sapere alle generazioni future, oggi la sfida è utilizzare le nuove tecnologie con lo stesso spirito di responsabilità. Da questa riflessione è nata la proposta di uno “scriptorium diffuso” del XXI secolo, in cui l’intelligenza artificiale possa essere messa al servizio della persona, della scuola, della cultura, della ricerca e della cittadinanza europea.
Al termine degli interventi si è aperto un vivace confronto con il pubblico, a testimonianza dell’interesse suscitato da una figura che, a quasi quindici secoli dalla sua morte, continua a offrire strumenti di lettura per comprendere il presente e immaginare il futuro.
Il successo dell’iniziativa conferma inoltre il percorso portato avanti dall’Associazione Via Benedicti per il riconoscimento della Via Benedicti come Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, valorizzando una rete di luoghi, comunità e testimonianze che attraversa la Ciociaria e si estende all’intero continente.
In chiusura, il presidente Francesco Rabotti ha ringraziato relatori, istituzioni e pubblico, sottolineando come la tradizione benedettina continui a rappresentare «un patrimonio vivo e fecondo, capace di mettere in dialogo storia e contemporaneità, spiritualità e cittadinanza, memoria e innovazione», evidenziando come i valori trasmessi da San Benedetto restino una significativa eredità di umanesimo e speranza per l’Europa.