Il pugno di piatto non riproduce la lesione presente sulla porta dell’alloggio della caserma di Arce. Il cranio, invece, produce un danno che per forma, dimensioni e caratteristiche delle fratture risulta più simile a quello reale. È il punto centrale della deposizione resa oggi davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma dall’ingegnere Remo Sala, consulente della Procura nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone.
Sala, ingegnere meccanico del Politecnico di Milano e specialista di misure e tecniche sperimentali, ha illustrato il lavoro svolto sulla porta sequestrata nel 2016. Un’analisi sviluppata attraverso tre passaggi: studio della lesione, prove sperimentali su una porta gemella e simulazioni tridimensionali. La domanda era capire se quel particolare danneggiamento potesse essere stato provocato da un pugno oppure dalla testa.
Le prove sul pugno sono state eseguite in diverse configurazioni. Sono state simulate anche le modalità successivamente riferite da Franco Mottola, compreso il pugno di piatto. Il risultato, secondo Sala, è stato negativo rispetto alla lesione reale. “Il pugno di piatto non produce quel tipo di danno sulla porta, noi lo escludiamo”, ha affermato il consulente.
Diverso il risultato ottenuto con il modello del cranio. Dopo avere ricostruito tridimensionalmente la lesione e realizzato il simulatore del cranio, sono state effettuate sei prove. Nessuna ha riprodotto in modo identico il danno presente sulla porta, ma, secondo Sala, la forma e le dimensioni delle lesioni ottenute risultavano più vicine a quella reale. Un elemento che l’ingegnere ha sottolineato più volte è la differenza tra compatibilità e attribuzione certa della lesione. “Il cranio produce il danno più simile a quello presente sulla porta”, ha spiegato. Ma, ha aggiunto, questo non significa poter affermare che sia stato il cranio di Serena a provocarlo: “Noi analizziamo solo la geometria”.
Nel corso dell’udienza è stato affrontato anche il tema del ritorno elastico della porta, cioè la possibilità che il foro o la frattura originari fossero leggermente più ampi rispetto a quanto rilevato successivamente. Sala ha escluso un ritorno di sei millimetri, indicando in circa un millimetro una possibile variazione, pur riconoscendo le difficoltà di una misurazione precisa. Il consulente ha inoltre spiegato la struttura della porta, composta da pannelli, truciolato e un’anima interna in cartone a celle esagonali. Una struttura che introduce numerose variabili nelle prove sperimentali: anche pochi centimetri di differenza nella zona dell’impatto possono modificare il modo in cui il materiale reagisce.
La difesa ha quindi contestato che l’esperimento non abbia riprodotto esattamente la lesione originale. Ma Sala ha chiarito che il quesito affidato agli esperti non chiedeva di ricreare perfettamente il danno, bensì di verificare la compatibilità tra la lesione e gli oggetti indicati, in questo caso pugno e cranio. Il confronto tecnico resta dunque uno dei punti centrali del processo. Da una parte l’ipotesi accusatoria secondo cui Serena sarebbe stata colpita alla testa contro la porta dell’alloggio della caserma; dall’altra quella difensiva, secondo cui il danneggiamento sarebbe riconducibile a un pugno di piatto di Franco Mottola.