L’Italia continua a fare sempre meno figli. Il 2025 segna un nuovo minimo storico delle nascite dal secondo dopoguerra, confermando una tendenza che sembra ormai inarrestabile. Secondo il Dossier Natalità 2026 – “Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con l’Istat, lo scorso anno sono nati 355mila bambini, contro i 369mila registrati nel 2024.
Un dato che evidenzia il progressivo declino demografico del Paese e che si accompagna a un ulteriore calo del tasso di fecondità, sceso da 1,18 a 1,14 figli per donna. Il rapporto evidenzia come il problema non sia soltanto il calo delle nascite, ma soprattutto le difficoltà che impediscono a molte persone di realizzare il proprio progetto familiare.
Secondo lo studio, il 62,2% di chi non avrà altri figli afferma di aver rinunciato a causa di ostacoli economici, lavorativi o sociali, confermando come il desiderio di diventare genitori spesso si scontri con condizioni di vita ritenute incompatibili con la crescita di una famiglia. Tra gli aspetti più rilevanti emerge il forte impatto della maternità sulla vita professionale delle donne. Quasi una donna su due teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di gravidanza, una percentuale nettamente superiore rispetto al 24% degli uomini.
Il dossier mette inoltre in evidenza le criticità del sistema di welfare: oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, contro 151mila uomini, mentre 763mila persone dichiarano di aver rinunciato ad avere figli anche per la necessità di assistere i propri genitori anziani.
Durante la presentazione del rapporto, il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, ha sottolineato come i dati smentiscano l’idea secondo cui gli italiani non desiderino diventare genitori.
«Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita». Secondo De Palo, la priorità non è incentivare le persone ad avere figli, ma creare le condizioni affinché possano farlo senza dover rinunciare per ragioni economiche, lavorative o sociali.
La crisi della natalità continua così a rappresentare una delle principali emergenze demografiche italiane. Un fenomeno che, secondo gli esperti, non riguarda soltanto le famiglie, ma avrà effetti sempre più rilevanti sul sistema di welfare, sul mercato del lavoro, sull’economia e sulla tenuta sociale del Paese negli anni a venire.