Le ondate di calore non rappresentano soltanto un rischio per la salute delle persone, ma possono avere conseguenze sempre più pesanti anche sull’ambiente, contribuendo ad aumentare il rischio di incendi boschivi. A evidenziare il legame tra gli eventi di caldo estremo e la crescita del pericolo incendi è una nuova ricerca che ha analizzato il fenomeno negli Stati Uniti occidentali nel periodo compreso tra il 2001 e il 2024.
Le alte temperature agiscono innanzitutto sulla vegetazione, provocando un rapido inaridimento del materiale vegetale. Foglie, erba, arbusti e residui presenti sul terreno perdono umidità e diventano più facilmente infiammabili, creando condizioni ambientali particolarmente favorevoli alla propagazione del fuoco.
Ma il caldo estremo può intervenire anche su un altro fronte, aumentando la possibilità di inneschi naturali. Le condizioni meteorologiche associate alle ondate di calore possono infatti favorire un aumento dei cosiddetti fulmini a secco: scariche elettriche che raggiungono il suolo in presenza di precipitazioni minime o addirittura senza piogge significative. Quando queste scariche colpiscono un territorio già particolarmente arido, le possibilità che si sviluppi un incendio aumentano sensibilmente. Il terreno secco e la vegetazione disidratata possono infatti trasformare un fulmine in un potenziale punto di innesco.
L’elemento di particolare novità emerso dalla ricerca riguarda però soprattutto la crescita delle ondate di calore di tipo “secco”, caratterizzate da temperature molto elevate associate a valori eccezionalmente bassi di umidità relativa. Secondo lo studio, proprio questi eventi si sarebbero dimostrati più efficaci nel favorire la crescita degli incendi rispetto alle ondate di calore caratterizzate da condizioni più umide.
Un dato che potrebbe avere conseguenze importanti anche sul modo in cui vengono valutati e gestiti i rischi ambientali. Non sarebbe infatti sufficiente considerare soltanto il valore delle temperature raggiunte: anche il livello di umidità dell’aria e le condizioni di aridità del territorio possono giocare un ruolo decisivo nell’evoluzione degli incendi. La ricerca potrebbe quindi contribuire a modificare le strategie di gestione del territorio e i sistemi di prevenzione e sicurezza pubblica, soprattutto in un contesto caratterizzato da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e intensi.
Il rapporto tra caldo estremo, aridità, fulmini a secco e incendi boschivi rappresenta dunque un elemento sempre più importante da considerare nella prevenzione del rischio. Comprendere meglio questi meccanismi può consentire di individuare con maggiore precisione le condizioni più pericolose e di intervenire tempestivamente per ridurre le conseguenze degli incendi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances.