La Procura della Repubblica di Cassino accende i riflettori sull’esplosione che il 24 agosto ha devastato una palazzina di via Guado Santa Maria, provocando il crollo di parte del tetto e il ferimento gravissimo di due operatori sanitari.
Il procedimento, al momento contro ignoti, punta a fare piena luce sulle cause della deflagrazione e sulle eventuali responsabilità. L’apertura del fascicolo consentirà di procedere con una serie di accertamenti tecnici destinati ad affiancare la relazione dei Vigili del Fuoco e a ricostruire con precisione cosa sia accaduto all’interno dell’abitazione nei minuti precedenti allo scoppio.
La pista principale resta quella della fuga di gas, ma la causa dovrà essere accertata attraverso gli esami tecnici. I Carabinieri della Compagnia di Cassino stanno lavorando proprio su questo fronte, verificando le condizioni dell’impianto, le possibili modalità di dispersione del gas e il punto nel quale si sarebbe verificata la perdita. L’obiettivo è stabilire anche per quanto tempo il gas possa essersi accumulato prima che una fonte di innesco provocasse la violentissima deflagrazione.
Al centro dell’indagine c’è anche la destinazione dell’immobile. I militari stanno acquisendo la documentazione tecnica e amministrativa disponibile presso il Comune di Cassino per ricostruire la collocazione e le caratteristiche dell’appartamento all’ultimo piano e verificare quale fosse la sua effettiva destinazione d’uso. Secondo le prime informazioni, la mansarda sarebbe stata utilizzata come Bed & Breakfast: un aspetto che dovrà essere verificato attraverso gli atti e le eventuali autorizzazioni.
Un ulteriore capitolo riguarda la distribuzione interna degli ambienti. Le prime ricostruzioni indicano nella zona notte l’area maggiormente interessata dall’accumulo di gas. La possibile fuga sarebbe quindi riconducibile alla zona compresa tra il bagno e la camera da letto occupata dai due sanitari.
Carmine Sirica, 54 anni, e Caterina “Katia” Adinolfi, 40 anni, sono originari del Salernitano: lui di San Valentino Torio, lei di Nocera Superiore. I due sono stati estratti vivi dalle macerie dopo la deflagrazione e trasferiti al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Sirica ha riportato ustioni estese a circa il 90 per cento del corpo, mentre per Adinolfi le ustioni hanno interessato circa il 70 per cento, con conseguenze particolarmente gravi anche al volto.
Per Katia Adinolfi si è reso necessario anche un delicato intervento chirurgico all’addome, a causa delle lesioni riportate nella deflagrazione oltre alle gravissime ustioni. Le condizioni di entrambi restano estremamente critiche e la prognosi è riservata.
L’inchiesta dovrà ora mettere insieme tutti i tasselli: rilievi dei Vigili del Fuoco, accertamenti dei Carabinieri, documentazione comunale e perizie tecniche. Solo al termine di questo lavoro sarà possibile stabilire con certezza l’origine della fuga, l’eventuale presenza di anomalie nell’impianto e se vi siano state condotte o omissioni che possano aver contribuito alla tragedia.