Il caos istituzionale generato dalla legge Delrio (Legge 56/2014) prova a trovare un primo, decisivo punto di sintesi. Con l’inserimento dell’articolo 2, comma 10, nel Decreto-Legge 7 agosto 2026, n. 144 (il cosiddetto DL PA ed Enti Territoriali), il Governo ha introdotto una norma ponte destinata a sanare uno dei paradossi più evidenti del sistema elettorale di secondo livello: la sfasatura temporale tra la durata del Presidente della Provincia (4 anni) e quella del Consiglio provinciale (2 anni).
La disposizione stabilisce a chiare lettere che, “al fine del riallineamento dei mandati, la durata dei consigli provinciali in carica è prorogata fino alla scadenza del mandato dei rispettivi presidenti di Provincia”. Una misura che si applica immediatamente a tutte le Province delle regioni a statuto ordinario, congelando ogni procedura elettorale già indetta o in arrivo e prorogando l’organo consiliare nella sua interezza (ferma restando la decadenza dei singoli consiglieri che dovessero perdere la carica nei rispettivi Comuni di appartenenza, sostituiti per surroga dal primo dei non eletti).
Se l’intervento del Governo mette una prima toppa, l’UPI (Unione Province d’Italia) ha fatto sentire subito la sua voce critica, depositando in Commissione alla Camera l’emendamento al ddl di conversione del DL 144/2026.
Il Governo ha messo una toppa ad una evidente stortura della legge Delrio
Nel documento redatto dai vertici dell’Unione, l’UPI sottolinea come la norma del decreto rappresenti un riallineamento “una tantum”. Senza una modifica strutturale della Legge Delrio, infatti, al voto successivo si ripresenterebbe il medesimo cortocircuito: le elezioni avverrebbero nella stessa data, ma dopo due anni il Consiglio decadrebbe di nuovo mentre il Presidente resterebbe in carica per quattro.
Per questo l’UPI propone di riformare a regime l’art. 1, comma 68 della L. 56/2014, portando ufficialmente la durata del Consiglio provinciale da 2 a 4 anni (equiparandolo al Presidente). Prevedere una simmetria inversa: se per 64 Province il Consiglio scade prima del Presidente e va prorogato, in altre 12 Province la carica del Presidente scade prima del Consiglio (ed è quel che accade a Frosinone). In questo caso, afferma l’UPI, deve essere la carica del Presidente a essere prorogata fino alla fine del Consiglio.
L’ultima nota interpretativa dell’Unione Province d’Italia (UPI) chiarisce la riformulazione dell’articolo 2, comma 10, del decreto-legge n. 144/2026, stabilendo la proroga del mandato del Presidente della Provincia di Frosinone, Luca Di Stefano, fino al 2028 senza ritorno al voto a fine 2026, potendo decadere solo se nelle elezioni della primavera 2027 dovesse perdere la carica di sindaco di Sora.
Cos’è accaduto a Palazzo Jacobucci in occasione delle ultime elezioni
Riavvolgiamo il nastro della cronaca amministrativa di Palazzo Jacobucci: il 18 dicembre 2022, al termine dello scrutinio delle due sezioni elettorali, l’Ufficio elettorale proclamava eletto Presidente della Provincia di Frosinone il sindaco di Sora, Luca Di Stefano, con 33.450 voti ponderati, superando al fotofinish Luigi Germani (32.224 voti ponderati) e Riccardo Mastrangeli (27.185 voti ponderati). Il suo mandato quadriennale da Presidente scadrà dunque naturale a dicembre 2026.
Domenica 8 marzo 2026, i sindaci e i consiglieri della Ciociaria si sono recati alle urne per la tornata di secondo livello dedicata al solo rinnovo del Consiglio Provinciale. L’esito (formalizzato con la proclamazione del 9 marzo 2026) ha visto l’assegnazione dei 12 seggi dell’assise a Fratelli d’Italia (4 seggi), Partito Democratico (3 seggi), Lega (2 seggi), Forza Italia (1 seggio), Progetto Futuro (1 seggio) e Provincia in Comune (1 seggio).
La conseguenza diretta per Frosinone è che senza la norma del Decreto 144/2026, il Consiglio eletto nel marzo 2026 completerà il mandato nel marzo 2028, ovvero oltre un anno dopo la fine del mandato del Presidente Di Stefano (prevista per dicembre 2026).
In virtù del riallineamento inserito all’art. 2 comma 10 e dell’interpretazione Upi, la scadenza del mandato del presidente Di Stefano viene prorogata a marzo del 2028 quando la Provincia di Frosinone andrà al voto unico e contestuale per eleggere sia il nuovo Presidente sia il nuovo Consiglio Provinciale.
Una decisione che raffredda parzialmente il clima politico tra i partiti
La norma del Governo e le correzioni sollecitate dall’UPI spazzano via la frammentazione elettorale e ridisegnano le strategie dei partiti in Ciociaria.
Luca Di Stefano e l’assise provinciale lavoreranno d’ora in avanti con un orizzonte temporale condiviso e sincronizzato a marzo 2028. Per le forze politiche provinciali — dal centrodestra a trazione FdI al Partito Democratico — si apre un cantiere unico: non ci saranno più “tagliandi” intermedi. La partita per la guida di Palazzo Jacobucci e per la composizione del Consiglio si giocherà in un’unica e decisiva consultazione di secondo livello. Scompare il duello sotterraneo che era già in pieno corso per la presidenza che era in scadenza a fine anno: un motivo in meno di tensione tra i partiti e nei partiti.