Provinciali, per FI nessuna pregiudiziale sul candidato: “La scelta al tavolo di centrodestra”

I coordinatori provinciali azzurri, Piacentini, Chiusaroli e Natalia, invitano gli alleati al dialogo per la conquista di palazzo Jacobucci

Se nel gruppo consiliare di maggioranza al Comune di Frosinone si respira aria di tensione, per il centrodestra le cose non vanno bene neanche per la corsa verso Palazzo Iacobucci. Perché, a pochi mesi dal rinnovo della presidenza, non c’è nemmeno lontanamente l’accordo sull’uomo che dovrà guidare la coalizione. A gettare acqua sul fuoco, dopo le polemiche dei giorni scorsi, ci prova Forza Italia.

“La scelta del candidato alla presidenza della Provincia dovrà avvenire attraverso un tavolo di coalizione”. Fanno notare i coordinatori provinciali Piacentini, Chiusaroli e Natalia. “Fughe in avanti, o prese di posizione, non fanno bene alla schieramento”. Per gli azzurri, quindi, “non esistono pregiudiziali nei confronti di nessuno”.  

L’antefatto

A provocare qualche mal di pancia è stato il diktat di FdI nei confronti di Riccardo Mastrangeli. I meloniani hanno posto un veto riguardante il primo cittadino del capoluogo, dopo il sostegno espresso da quest’ultimo a favore della Lega. Ed ora puntano sul sindaco di Patrica. Una decisione che, però, non trova d’accordo il consigliere comunale Samuel Battaglini, il quale ha fatto notare che per lui non può essere Lucio Fiordalisio a ricoprire tale ruolo, “perché non all’altezza e divisivo”.

Il rischio

I tre coordinatori azzurri, nel rispettare il pensiero personale di Battaglini, ritengono che la rotta da percorrere sia quella del dialogo con tutti. Per arrivare alla giusta sintesi. “Solo uniti – evidenziano Piacentini, Chiusaroli e Natalia – si può vincere”.  Ben sapendo che la conquista di Palazzo Jacobucci non è certamente cosa semplice, anche alla luce della possibilità che a capeggiare lo schieramento opposto potrebbe essere il sindaco di Sora Luca Di Stefano.

In tal caso, secondo rumors politici, il piatto della bilancia potrebbe pendere dalla parte opposta della barricata. Perché quel che conta alla Provinciali non è certo il voto degli elettori, ma quello dei sindaci e dei consiglieri: ovvero la strategie e non i veti o le ripicche.

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