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Referendum giustizia, l’avvocatura provinciale dice “Sì” e spiega perché appoggia la riforma della magistratura

"Essendo un referendum costituzionale, non è previsto il quorum e quindi non bisogna sottovalutare i sostenitori del No"

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Il Comitato Giustizia Sì ha organizzato a Frosinone il primo incontro in provincia per chiarire i motivi per cui appoggia la riforma della magistratura. L’evento, molto partecipato, è stato coordinato dall’avvocato Andrea Ranalli, il quale ha ricordato che la separazione delle carriere non è un’idea nuova: il dibattito nasce già alla fine degli anni Ottanta, quando l’Italia decide di abbandonare il modello inquisitorio e di adottare un processo di tipo accusatorio, nel quale il pubblico ministero diventa una parte del processo distinta dal giudice, pur restando nella stessa carriera.

Da allora molti giuristi sostengono che, se si vuole un processo davvero accusatorio, occorre completare quella trasformazione separando anche i percorsi professionali di giudici e PM. Per questo le riforme attuali non rappresentano una rottura, ma il tentativo di portare a compimento un percorso iniziato quasi quarant’anni fa.

L’avvocato Domenico Marzi ha aperto gli interventi evidenziando come sia necessario sgomberare il campo dal populismo, sia da parte di chi vota No sia, soprattutto, da parte di chi ha deciso di sostenere il Sì alla riforma sulla separazione delle carriere. Il tema è tecnico e non deve essere politicizzato.

Negli anni ’80 l’Italia è passata dal vecchio sistema inquisitorio, in cui era il giudice a condurre le indagini, a un modello più accusatorio, dove accusa e difesa si confrontano e il giudice resta soggetto terzo. Tuttavia la riforma del 1988 è rimasta incompleta perché pubblici ministeri e giudici appartengono ancora alla stessa carriera.

“È proprio da qui che nasce il dibattito di oggi sulla separazione delle carriere: c’è chi sostiene che, in un processo accusatorio, accusa e giudice dovrebbero essere davvero separati; e chi teme che questo possa indebolire l’indipendenza del PM”, prosegue Marzi, che ricorda anche come nel 2019 Maurizio Martina, allora segretario del PD, si fosse dichiarato favorevole alla separazione delle carriere in magistratura.

“In fondo”, prosegue Marzi, “più che di riforma della separazione delle carriere, sarebbe più corretto parlare di riforma del CSM”. La parte meno gradita ai sostenitori del No, infatti, è il sorteggio per i membri del CSM che, invece, secondo il legislatore, conclude l’avvocato Marzi, garantisce maggiore indipendenza dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura.

Galassi, dell’Ordine degli Avvocati di Frosinone, ha ricordato che, come previsto dall’articolo 104 della Costituzione, la magistratura non sarà assolutamente dipendente dalla politica. L’articolo 102, ricorda Galassi, contiene invece esplicitamente il riferimento alla separazione delle carriere, mentre le norme di attuazione dovranno, fra l’altro, occuparsi delle modalità di reclutamento dei magistrati, con concorsi distinti o meno per i due tipi di magistratura. Galassi conclude ricordando che comunque gli effetti concreti della riforma non saranno immediatamente visibili.

Di Mascio, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cassino, ha ricordato che nel nuovo CSM la divisione sarà di 1/3 laici e 2/3 togati: la maggior parte dei membri sarà dunque togata e non “di passaggio”. Il ruolo del PM, secondo la formulazione dell’articolo 104 della Costituzione, verrà rafforzato e reso indipendente.

Ad oggi la magistratura è soggetta al potere delle correnti; il sorteggio, secondo Di Mascio, rompe il gioco correntizio, che favorisce la carriera di determinati giudici solo se appartenenti a una di queste.

Gianluca Giannichedda, presidente delle Camere Penali di Cassino, ha invitato i presenti ad andare a votare. Essendo un referendum costituzionale, non è previsto il quorum e quindi non bisogna sottovalutare i sostenitori del No, che probabilmente saranno fortemente determinati a partecipare al voto.

Giannichedda ha ribadito che chi giudica ha uno specifico ruolo e chi accusa ha un obiettivo diverso. Un PM non può essere un poliziotto e deve essere autonomo anche dalla Polizia Giudiziaria. Gli avvocati, ricorda Giannichedda, non traggono alcun vantaggio personale da questa riforma ma, sulla base dell’esperienza, guardano alla questione dalla parte dei cittadini imputati e conclude sottolineando che la riforma parla di separazione delle carriere, non delle funzioni.

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