Niente mattonelle green, niente occupazione e sviluppo collegati all’economia circolare. Progetto industriale eccessivamente ambizioso o comunque superiore alle possibilità del proponente, buco finanziario da quasi da 50-60 milioni di euro, bond esteri volatilizzati, fondi anglosassoni fantasma e burocrazia blocca-investimenti. Tutti elementi della drammatica fine di un’illusione industriale: Saxa Grestone Roccasecca.
Il verdetto definitivo è arrivato dai giudici della Sezione Fallimentare del Tribunale Ordinario di Roma: con il decreto di apertura della procedura n. 726/2026, è stata dichiarata la liquidazione giudiziale unitaria delle società del gruppo: Saxa Grestone S.p.A. (Roccasecca), Saxa Gres S.p.A. (Anagni) e Saxa Gualdo S.p.A. (Gualdo Tadino). In realtà l’inclusione del sito anagnino va considerata un refuso vista la vendita annunciata l’8 agosto dello scorso anno dell’ex Marazzi al Gruppo Di Risio (la proprietà è ormai di Jarama srl, una newco partecipata al 100% da Dr Automobiles).
Al Mimit la vertenza diventa solo on line per scongiurare proteste
I giudici capitolini (Giudice Delegato Carmen Bifano, con il collegio dei curatori/commissari nominati nelle persone di Adele D’Alonzo, Giuseppe Sancetta e Alessandra Caron) hanno respinto la richiesta di accesso all’amministrazione straordinaria. La strada del concordato preventivo si è dunque definitivamente interrotta, spalancando le porte alla procedura concorsuale che mette la parola “fine” all’avventura imprenditoriale avviata da Francesco Borgomeo.
A conferma della tensione che circonda la vertenza, il vertice d’urgenza convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) è stato repentinamente convertito in una sessione esclusivamente online. Una scelta logistica adottata, con ogni probabilità, per prevenire accese manifestazioni di protesta da parte dei lavoratori e dei sindacati sotto la sede romana di Via Veneto.
Il “j’accuse” del territorio: tra rabbia istituzionale e disperazione sindacale
La decisione della magistratura ha sollevato un’ondata di sdegno e preoccupazione tra gli amministratori locali e i rappresentanti dei lavoratori, che si sentono apertamente traditi da promesse disattese e piani industriali mai decollati. “Una decisione che lascia amarezza e accresce la preoccupazione per il futuro occupazionale di tanti nostri concittadini”. Lo dichiara il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, che aggiunge: “La decisione del Tribunale, di fatto, certifica il fallimento del tavolo di crisi. Noi domani saremo presenti al tavolo ministeriale, come sempre, insieme a tutte le parti coinvolte, per chiedere risposte chiare”.

“Il Mimit – scandisce Sacco – deve pretendere spiegazioni puntuali su scelte che hanno inciso profondamente sul destino dell’azienda: perché è stato abbandonato il concordato? Perché si è perseguita la strada dell’amministrazione straordinaria senza che ne ricorressero i presupposti? Perché si è arrivati alla cessazione della produzione, con la conseguente perdita di commesse e clienti? Dove sono i capitali e le risorse che erano state promesse dal fondo? Durante tutta la procedura concordataria abbiamo più volte denunciato la mancanza di chiarezza sull’iter amministrativo in corso. Abbiamo chiesto di sapere se vi fossero eventuali operazioni speculative e, qualora accertate, di perseguirle con la massima fermezza”.
“Abbiamo sollecitato – aggiunge il primo cittadino – la presentazione di un vero piano industriale, indispensabile per garantire un futuro agli stabilimenti e ai lavoratori. Abbiamo inoltre chiesto di conoscere l’effettiva consistenza del patrimonio aziendale, dei materiali disponibili e degli ordinativi esistenti, così come l’ammontare del capitale obbligazionario e la destinazione delle somme raccolte. Sono interrogativi che meritano risposte, nel rispetto dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali e di tutte le istituzioni che in questi anni hanno operato con responsabilità per cercare una soluzione positiva della vertenza e che oggi si sentono legittimamente tradite. Se ci sono stati errori e responsabilità, vanno accertati e sanzionati”.

Il Comune chiederà tutti gli strumenti disponibili a tutela dei dipendenti
Il Comune di Roccasecca chiederà “di attivare immediatamente tutti gli strumenti di tutela previsti dalla normativa, a partire dalla cassa integrazione, anche per cessazione dell’attività, e da ogni altro ammortizzatore sociale necessario a garantire un sostegno ai lavoratori in questa fase delicata. Come Amministrazione comunale continueremo a seguire ogni sviluppo della vicenda, al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie: lo abbiamo fatto dal 2018, continueremo a farlo sempre, siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti di pressione a nostra disposizione”.
All’amarezza del primo cittadino fa eco la dura presa di posizione dei sindacati. “Purtroppo era nell’aria vista una situazione compromessa da quando il fondo d’investimento subentrato a Francesco Borgomeo non ha messo a disposizione le risorse promesse e ha spento l’unica fabbrica operante, quella di Gualdo Tadino – analizza il segretario generale Ugl, Enzo Valente -. Il destino era ormai segnato. Il governo si era impegnato a trovare una soluzione per evitare il fallimento ma ci siamo dovuti rendere conto che il Tribunale non ha accettato quella strada. Coi lavoratori adesso attendiamo notizie ufficiali dal ministero e dai commissari liquidatori: chiederemo un incontro anche a loro per capire quali sono i loro programmi”.


Anche le categorie di settore della Cgil (Filctem) avevano già denunciato nelle settimane precedenti l’assenza di liquidità reale nelle casse aziendali: a fronte di proclami milionari, i piazzali e i conti correnti sono rimasti vuoti, costringendo i lavoratori a presidiare i cancelli per evitare lo smantellamento di macchinari e materiali.
Anatomia del crack industriale con le cifre e l’incastro finanziario
Un’analisi approfondita della struttura finanziaria del gruppo Saxa evidenzia un’esposizione debitoria e un disavanzo complessivo stimabile tra i 50 e i 60 milioni di euro complessivi tra esposizioni bancarie, fornitori e debito obbligazionario. Saltano oltre 200 posti di lavoro diretto nello stabilimento di Roccasecca, ai quali vanno aggiunti quelli da quantificare nell’indotto locale e nel sito di Gualdo Tadino.
L’idea originaria promossa dall’imprenditore romano Francesco Borgomeo pareva vincente sulla carta: riconvertire vecchi siti industriali (come l’ex Ideal Standard di Roccasecca) per produrre pavimentazioni urbane (“sampietrini green”) riutilizzando polveri derivate dal recupero di cenere da termovalorizzazione, in piena sintonia con le direttive comunitarie sull’economia circolare.
Tuttavia, il modello industriale è entrato in rotta di collisione con due tempeste perfette: Lo shock pandemico del 2020, che ha bloccato i cantieri e scompaginato le catene di fornitura. La crisi energetica ed esplosione dei costi del gas (2022), inasprita dal conflitto in Ucraina e dalle recenti tensioni in Medio Oriente. Trattandosi di un processo produttivo altamente energivoro (i forni ceramici richiedono apporti enormi di gas metano), i costi di fabbricazione sono schizzati fuori mercato, rendendo insostenibile la produzione in assenza dei termocombustori interni previsti nel piano.
La giostra dei fondi: il miraggio anglosassone del revamping tecnologico
Con il progressivo strangolamento finanziario, la governance di Saxa ha cercato salvezza all’estero attraverso una complessa sequenza di trattative e cessioni di quote: priviamo a ricostruire. 1) Innanzitutto c’è stato il fallimento con Continental (Dicembre 2024): Una prima trattativa con il fondo britannico si è interrotta bruscamente sul tavolo ministeriale per la mancata presentazione delle necessarie garanzie bancarie. 2) Poi l’ingresso di Xeta Investments / Anchorage (Settembre 2025): Borgomeo ha ceduto l’85% delle quote societarie al veicolo finanziario anglosassone.
L’operazione doveva garantire 15-20 milioni di euro per il revamping tecnologico e la continuità operativa. Nello stesso periodo, il ramo Saxa Gres di Anagni veniva scorporato con l’interesse di DR Automobiles per la riconversione in polo automotive. 3) Il blocco operativo e la resa: nonostante i proclami ufficiali, il fondo subentrato non ha mai iniettato i capitali di fresco apporto. Anziché riavviare gli impianti, la nuova proprietà ha spento anche i forni di Gualdo Tadino — l’ultimo stabilimento rimasto in funzione — confermando la natura prevalentemente finanziaria e speculativa del subentro.
Il nodo delle responsabilità: burocrazia al rallentatore e paralisi autorizzativa
Oltre ai fattori macroeconomici e finanziari, nell’analisi del collasso emerge il peso determinante dei ritardi autorizzativi. Il piano industriale integrato di Saxa prevedeva la realizzazione di un impianto di termocombustione interno, indispensabile per abbattere i costi energetici della fabbrica e garantire l’autosufficienza termica. Tale impianto non ha mai ottenuto i via libera autorizzativi definitivi dagli enti regionali e locali, rimanendo bloccato nelle maglie della burocrazia.
Questa paralisi evoca un triste parallelo con altre vertenze industriali del Lazio meridionale, prima fra tutte la vicenda Catalent di Anagni, dove nell’aprile 2022 un investimento farmaceutico da 100 milioni di euro sfumò a causa delle lungaggini burocratiche per i permessi ambientali. Nel caso Saxa, il corto circuito tra istituzioni centrali e regionali — che da un lato hanno stanziato fondi e ammortizzatori e dall’altro non hanno garantito i tempi certi per le autorizzazioni energetiche — ha azzerato la marginalità operativa prima ancora che i fondi esteri intervenissero.
Scenari futuri: un filo sottilissimo di speranza rimasto per 200 famiglie
Con l’apertura della liquidazione giudiziale, la gestione passa interamente nelle mani dei curatori nominati dal Tribunale di Roma. Le prospettive per i circa 200 lavoratori diretti di Roccasecca e per l’indotto della Ciociaria appaiono assai precarie. Ora bisogna pensare alla possibile vendita di rami d’azienda che rappresenta l’unica residua speranza di salvare la produzione. Il Mimit dovrebbe catalizzare un’eventuale manifestazione d’interesse da parte di un gruppo industriale solido che decida di rilevare i cespiti e i macchinari nell’ambito delle aste di liquidazione concorsuale.
Poi ci sono gli ammortizzatori sociali. In assenza di offerte immediate, la priorità del tavolo ministeriale sarà la concessione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per cessazione di attività, al fine di tamponare l’impatto sociale della perdita dei posti di lavoro. Il caso Saxa Grestone si chiude così, come uno dei capitoli più amari della recente storia industriale del Lazio: un progetto nato all’insegna della transizione ecologica che si dissolve tra debiti inesigibili, speculazioni finanziarie e la disfatta della programmazione industriale del territorio.
Responsabilità imprenditoriali, istituzionali e di sistema formano oggi una matassa caotica che pesa ancor più sul cratere economico e occupazionale generato da Stellantis nel Cassinate. Ma qualcuno dovrà mettersi a sbrogliarla.