A trenta settimane di gravidanza aveva iniziato a non riuscire più a camminare, con difficoltà sempre più evidenti nella deambulazione, cadute e formicolii agli arti inferiori. A provocare il grave quadro neurologico era una neoformazione che comprimeva il midollo spinale. Una situazione complessa, nella quale i medici dovevano intervenire rapidamente senza mettere a rischio la gravidanza.
La donna, 40 anni, si è rivolta a fine febbraio al Pronto Soccorso della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Dopo il ricovero presso l’Unità Operativa Complessa di Patologia Ostetrica, diretta dal professor Tullio Ghi, è stata sottoposta a una risonanza magnetica del rachide dorsale. L’esame ha evidenziato una neoformazione epidurale responsabile di una severa compressione del midollo spinale.
Il caso è stato quindi affrontato d’urgenza dallo Spine Tumor Board, organismo multidisciplinare al quale hanno partecipato il professor Ghi, il professor Marco Rossi, Direttore della UOC Chirurgie Specialistiche e Terapia del Dolore 1, e il dottor Filippo Maria Polli, Responsabile della UOS di Neurochirurgia Spinale, afferente alla UOC di Neurochirurgia diretta dal professor Francesco Doglietto.
Il quadro poneva davanti ai medici due esigenze da tutelare contemporaneamente. Da una parte la donna, esposta al rischio di un progressivo e potenzialmente irreversibile danno neurologico. Dall’altra la bambina, ancora troppo prematura per poter considerare il parto prima dell’intervento chirurgico: una nascita a 30 settimane, infatti, avrebbe esposto la neonata a un rischio significativo di complicazioni legate alla prematurità.
La decisione è stata quindi quella di intervenire immediatamente sul tumore, senza anticipare il parto, predisponendo durante l’operazione un sistema straordinario di monitoraggio fetale e di supporto materno. L’intervento neurochirurgico è stato eseguito dall’équipe guidata dal dottor Polli, in collaborazione con il team anestesiologico del professor Rossi. I chirurghi hanno rimosso rapidamente e completamente la neoformazione, ottenendo la decompressione del midollo spinale.
Per rendere possibile l’intervento in condizioni di sicurezza è stato utilizzato un letto operatorio appositamente modificato. Il gruppo del professor Ghi ha potuto così monitorare costantemente la stabilità emodinamica della bambina durante tutta la procedura. Il recupero neurologico è stato rapido. Già nell’immediato periodo post-operatorio la donna ha mostrato una regressione dei deficit neurologici ed è stata dimessa in tempi brevi. L’esame istologico ha poi chiarito la natura della neoformazione: si trattava di un angiolipoma, un tumore benigno. La donna ha potuto proseguire normalmente la gravidanza fino al parto, avvenuto a termine.
L’angiolipoma spinale è una rara neoplasia benigna che si sviluppa all’interno del canale vertebrale. Durante la gravidanza può andare incontro a una crescita particolarmente rapida attraverso un meccanismo multifattoriale e, quando determina una compressione del midollo spinale, richiede un intervento tempestivo. La scelta di intervenire chirurgicamente sulla madre con il feto ancora in utero e di rinviare il parto rappresenta una possibilità non comune ma è stata possibile in quanto l’intervento ha comportato un sanguinamento limitato e la gestione anestesiologica ha minimizzato le ripercussioni emodinamiche dell’anestesia, garantendo per tutta la procedura condizioni di benessere ottimale della bimba.
A sette mesi dall’intervento, il quadro è positivo: mamma e bambina stanno bene. La donna conduce una vita normale e i controlli radiologici effettuati confermano il buon esito delle cure. – Fonte Policlinico Gemelli.