Serie D – L’Anagni revoca l’accredito al giornalista Gennaro Memoli: quando la critica sportiva diventa un caso

Confermata la revoca dell’accredito nonostante il tentativo di chiarimento. Solidarietà a Memoli e a Il Giornale Nuovo

Il Città di Anagni ha saputo rispondere alle sconfitte tornando a ottenere risultati. Alla critica di Gennaro Memoli, invece, secondo quanto denunciato dal direttore de Il Giornale Nuovo, Pasquale Mazzenga, la società avrebbe risposto revocandogli l’accredito stagionale. È una decisione che lascia il giornalista fuori dalla tribuna stampa delle gare casalinghe e che, anche dopo un tentativo di chiarimento, è stata confermata.

I fatti, per come li ha ricostruiti Mazzenga, partono da un articolo scritto dopo la terza sconfitta del Città di Anagni. Memoli riconosce l’impegno dei biancorossi, ma ritiene che alcuni calciatori non stiano offrendo un rendimento adeguato alla Serie D. Fa nomi, esprime giudizi duri e sostiene che la rosa abbia bisogno di rinforzi. La testata aveva ottenuto per lui un accredito stagionale prima dell’inizio del campionato; il 19 settembre è arrivata la comunicazione della revoca.

Nel frattempo la squadra ha raccolto risultati più incoraggianti. È giusto dirlo, perché anche questo conta quando si valuta un’analisi sportiva: le prospettive possono cambiare e il campo può mettere in discussione le conclusioni di chi scrive. Ma è proprio qui che nasce il confronto. Se Memoli ha sottovalutato i giocatori, lo si può dimostrare parlando delle loro prestazioni. Se ha sbagliato un giudizio, gli si può rispondere. Una vittoria offre alla società un argomento molto più forte di un accredito revocato.

Fabrizio Mancini ha provato ad aprire quella strada. Il collega del Giornale Nuovo ha raccontato alla nostra testata di aver parlato telefonicamente con la dirigenza biancorossa per ricostruire l’accaduto. Ha chiesto un colloquio con Memoli, affinché giornalista e società potessero spiegarsi e trovare una soluzione. Il giorno successivo, però, l’Anagni ha confermato il provvedimento.

Questo tentativo fallito è uno dei passaggi più significativi della vicenda. Nessuno pretende che una società incassi in silenzio una critica che considera ingiusta. Un presidente può prendere le difese dei propri calciatori; un allenatore può contestare una lettura tattica; un giocatore può dire che un giudizio sul suo conto è sbagliato. Ma se alla richiesta di parlarsi segue la conferma dell’esclusione, il confronto si interrompe proprio dove avrebbe dovuto cominciare.

Tacito scriveva di voler raccontare i fatti «sine ira et studio»: senza rancore e senza favori. È un richiamo esigente per chiunque faccia questo mestiere. Impone al giornalista di misurare le parole, distinguere i fatti dalle opinioni e non trasformare una prestazione negativa in un attacco alla persona. Non gli impone, però, di addolcire il proprio giudizio per conservarsi la possibilità di entrare allo stadio. L’indipendenza si vede soprattutto quando ciò che si scrive può dispiacere a chi si segue ogni settimana.

Non è necessario essere d’accordo con Memoli per cogliere il problema. Si può trovare il suo articolo troppo severo. Si può ritenere che abbia chiesto alla squadra più di quanto fosse ragionevole in quella fase del campionato. Si può perfino sostenere che le partite successive gli abbiano dato torto. Sono tutte risposte legittime, perché entrano nel merito di ciò che ha scritto. La revoca di un accredito, se motivata da quei giudizi come riferisce Mazzenga, ha un effetto diverso: riguarda le condizioni in cui il collega può continuare a lavorare.

John Stuart Mill, riflettendo sulla libertà di discussione, osservava che mettere a tacere un’opinione priva anche chi la contesta della possibilità di confrontarsi con essa. Qui nessuno ha impedito a Memoli di scrivere ancora, ed è importante non forzare il paragone. Ma impedirgli di seguire dall’interno dello stadio le gare per cui era stato accreditato restringe concretamente il suo accesso ai fatti. Per un cronista sportivo, vedere una partita dal campo, osservare ciò che accade attorno alla gara e raccogliere le voci dei protagonisti sono parte del lavoro.

A Gennaro Memoli e a Pasquale Mazzenga esprimo la mia piena solidarietà. Memoli svolge attività giornalistica da oltre quarant’anni: un’esperienza che non lo rende immune dalle critiche, ma che rende ancora più naturale aspettarsi un confronto diretto con lui. La solidarietà, qui, non è una richiesta di approvare ogni frase del suo articolo. È la difesa di un principio che riguarda chiunque racconti lo sport del territorio: il giudizio di un giornalista si contesta con argomenti, senza ostacolare l’esercizio del suo lavoro.

Mi rivolgo al presidente del Città di Anagni Simone Pace e al presidente onorario Daniele Natalia. La ricostruzione pubblica della vicenda è quella fornita dal direttore de Il Giornale Nuovo; una spiegazione delle ragioni della società aiuterebbe a comprenderla fino in fondo. Chiedo loro di riconsiderare la revoca e di accogliere la proposta di un colloquio con Memoli. C’è ancora spazio per farlo, anche dopo la conferma del provvedimento.

Il Giornale Nuovo ha annunciato che non chiederà l’accredito di un altro corrispondente al posto del collega. Memoli continuerà a seguire la Serie D, compreso il Città di Anagni, oltre ai campionati di Eccellenza e Promozione. I lettori, però, non avranno più le sue cronache delle gare casalinghe seguite dalla tribuna stampa del Roberto Del Bianco. La decisione, dunque, non si ferma al rapporto tra una società e un giornalista: cambia anche il racconto che arriva a chi segue la squadra.

Il calcio conosce bene le risposte date sul campo. Quelle sono arrivate e possono smentire le valutazioni espresse dopo tre sconfitte. Resta da dare una risposta fuori dal campo, alla richiesta di dialogo avanzata da un collega. Mi auguro che il Città di Anagni la accolga e che Gennaro Memoli possa tornare a raccontare le partite dal Del Bianco. Anche quelle in cui i fatti gli daranno torto: sarà suo compito scriverlo.

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista pubblicista, specializzata in sport ma con una passione anche per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche www.scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day e come presentatrice di eventi. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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