Sfida su Tik Tok, morte cerebrale per un 12enne: i genitori di Archie non vogliono staccare la spina

Aveva preso parte alla Blackout Challenge, che consiste nel provare la propria resistenza tenendo una cintura stretta intorno al collo

La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha respinto il ricorso presentato da una coppia inglese che chiedeva ai giudici di impedire all’ospedale dove è ricoverato il figlio Archie Battersbee, 12 anni, di staccare il bambino dai macchinari per la respirazione artificiale, dopo che i medici ne hanno dichiarato la morte cerebrale. La Cedu ha anche affermato che “non interferirà nelle decisioni con cui i tribunali nazionali hanno autorizzato la cessazione del trattamento di supporto vitale di A.B”.

L’INCIDENTE PER LA SFIDA SU TIKTOK

Il caso di Archie Battersbee ha attirato molta eco tra i media britannici: l’adolescente ha subito un grave incidente ad aprile quando, per partecipare a una sfida lanciata su TikTok – il social network che spopola tra i giovanissimi – è entrato in coma. Aveva deciso di prendere parte alla Blackout Challenge, che consiste nel provare la propria resistenza tenendo una cintura o una corda stretta intorno al collo.

LA BATTAGLIA LEGALE DEI GENITORI DI ARCHIE

Dopo la decisione della direzione dell’ospedale di interrompere la respirazione artificiale, i genitori del bambino hanno presentato ricorso al tribunale, che però ha sostenuto la decisione dell’ospedale sostenendo che riconosce “il diritto superiore del minore“. La famiglia ha quindi fatto ricorso alla Corte suprema e alla Corte d’Appello, che hanno confermato la prima sentenza dei giudici. Da qui, la scelta di rivoglersi alla Cedu, chiedendo le “misure cautelari” previste dall’articolo 39 della Carta, che spesso rappresentano l’ultima alternativa per i ricorrenti laddove serva “un provvedimento che permetta di fronteggiare – e quindi eludere – il rischio di un’imminente lesione ad un diritto garantito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”, come recita il testo dell’articolo.

I MOTIVI DEL NO DELLA CEDU

Ma in questo caso per la Cedu i presupposti non ci sarebbero perché i genitori del bambino avevano presentato ricorso anche presso un altro organismo internazionale, il Comitato per i diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite. La Cedu, spiega la sentenza, non può essere adita se “la domanda è già stata sottoposta ad un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di regolamentazione e non contiene fatti nuovi”. L’Organismo Onu per i diritti dei disabili aveva peraltro certificato il diritto del minore ad essere alimentato e sostenuto per la respirazione. Due giorni fa però la Corte d’appello britannica ha respinto il ricorso presentato sulla base di tale parere, sostenendo che il diritto britannico non riconosce le basi legali su cui poggiano le azioni del Comitato.

Fonte www.dire.it (Agenzia di Stampa Nazionale)

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