Siccità e turnazioni, provincia a secco con pozzi e sorgenti sotto stress. Antonellis: “La politica cambi approccio”

Il dossier sulla crisi idrica realizzato incrociando dati da Regione Lazio, Autorità di bacino, gestore ed Egato 5. Partiti e sindaci "sordi"

L’estate 2026 sta mettendo a dura prova la tenuta del Servizio Idrico Integrato nel Frusinate. Nonostante la provincia di Frosinone costituisca storicamente uno dei serbatoi idrogeologici più ricchi dell’Italia centrale, l’incrocio tra ondate di calore prolungate, calo dei volumi delle falde e una vulnerabilità strutturale delle condotte impone un piano di razionamenti a macchia d’olio. L’analisi incrociata dei bollettini dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (ABDAC), delle delibere dell’EGATO 5 Frosinone, delle rilevazioni della Regione Lazio e delle comunicazioni operative di Acea Ato 5 traccia la mappa di un’emergenza non più congiunturale, ma sistemica.

“Con lo zero termico che ormai ha superato la quota del Monte Bianco – commenta Mario Antonellis, leader del Coordinamento Acqua Pubblica Frosinone – è un delitto non essere riusciti nella nostra provincia nell’intento prioritario di abbattere la percentuale di perdite idriche a livello funzionale. E’ la più grande inadempienza del nostro gestore. E’ la testimonianza di un clamoroso fallimento tecnico-gestionale, è la cifra indelebile delle vessazioni impartite ai cittadini-utenti, senza acqua”.

Le sospensioni del flusso: decine di Comuni sotto razionamento

In effetti le ordinanze di “manovra di turnazione straordinaria” e le interruzioni idriche programmate si susseguono a ritmo quotidiano nei bollettini ufficiali del gestore Acea Ato 5. Il piano di razionamento, concentrato prevalentemente nelle ore notturne (dalle 21:00/22:00 alle 06:00) per consentire il riempimento dei serbatoi di testata, colpisce fasce geografiche eterogenee dell’Ambito Territoriale Ottimale n. 5:

Comuni come Alatri, Fumone, Ferentino, Sgurgola, Acuto e Fiuggi registrano manovre di riduzione del flusso e sospensioni notturne ricorrenti. Ci sono interruzioni e turnazioni straordinarie interessano Ceccano, Patrica, Pofi, Supino, Morolo e Monte San Giovanni Campano. L’impatto si estende a San Donato Val di Comino, Gallinaro, Viticuso, Casalvieri e Santopadre. Manovre di contingentamento si registrano a Villa Santa Lucia, Esperia, Sant’Apollinare, Rocca d’Evandro e Colle San Magno.

Stato delle sorgenti e dei pozzi: i rilievi dell’Autorità di Bacino

L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale evidenzia come, a fronte di un livello di severità idrica distrettuale classificato complessivamente su valori medio-bassi a inizio stagione, i bacini idrogeologici dell’Appennino meridionale laziale mostrino evidenti segnali di sofferenza e stress idrico localizzato. Risentono direttamente della drastica riduzione delle precipitazioni nevose invernali e della precoce fusione delle riserve ad alta quota. Le portate in uscita dalle sorgenti dei Monti Simbruini, Ernici e della Meta mostrano riduzioni stimate tra il 25% e il 40% rispetto alle medie storiche del trentennio precedente.

I campi pozzi che integrano la rete idropotabile nei periodi di magra registrano un abbassamento della soglia sformatrice. Il prolungato pompaggio straordinario aumenta i costi energetici di sollevamento e riduce i margini di resilienza del sistema in caso di guasti elettrici o meccanici. I dati della Regione Lazio indicano un mutamento nel regime pluvio-meteorologico: le piogge, pur mantenendo in alcuni mesi volumi cumulati vicini alla media, si concentrano in eventi estremi ad alta intensità e breve durata, che favoriscono il “ruscellamento superficiale” anziché la ricarica profonda delle acquifere carsiche.

Il nodo strutturale: dispersione idrica oltre il 60% e interventi con fondi Pnrr

Il paradosso della provincia di Frosinone risiede nel contrasto tra la ricchezza delle fonti primarie e l’inefficienza delle infrastrutture di distribuzione. Secondo le ultime rilevazioni del gestore Acea Ato 5 e le rendicontazioni dell’EGATO 5, le perdite di rete rilevate sull’intero ambito si attestano intorno al 62,8%. Sebbene il dato mostri un lieve decremento rispetto all’anno precedente (63,9%), significa che oltre 6 litri d’acqua immessi in rete su 10 vengono dispersi nel sottosuolo prima di raggiungere i contatori degli utenti. Sul 100 per cento di acqua immessa quella effettivamente erogata, bene che vada, non supera il 37,2%.

Per contrastare questo deficit, sono stati elargiti i fondi Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e risorse regionali. Si tratta – sperando che vengano eseguiti – della copertura programmata di oltre 850 km di rete idrica distrettualizzata per il monitoraggio in tempo reale di pressioni e portate, con l’obiettivo dichiarato di recuperare circa 26 milioni di metri cubi d’acqua all’anno.

Prevista, inoltre, la sostituzione programmata di circa 35 km di tubazioni obsolete nei centri urbani a maggior tasso di dispersione (tra cui Frosinone capoluogo e Cervaro). Non va dimenticata l’assegnazione di ulteriori 2,1 milioni di euro da parte della Regione Lazio per l’efficientamento potabile e il potenziamento dei sistemi di depurazione intercomunali.

Scenari e prospettive politiche, l’analisi di “Acqua Pubblica Frosinone”

Mentre l’attuazione dei cantieri del Pnrr rappresenta il principale banco di prova per l’abbattimento strutturale delle perdite entro i termini previsti dal Piano, senza contare gli investimenti mancati nonostante i prelievi in bolletta dalle tasche degli utenti ciociari, la combinazione tra variabilità climatica e reti da oltre vent’anni non riparate continua a tradursi in disagi diretti per la popolazione. La Regione Lazio dovrebbe accelerare sull’Ato unico che più che altro si tradurrebbe in un operatore privato unico. Mentre il ritorno alla gestione pubblica si allontana sempre di più.

“Tenuto conto della situazione geopolitica, risulta sostanziale un cambio di approccio politico, rispetto ai temi strategici della energia e della salvaguardia e gestione dei beni comuni e, tra questi in particolare, il bene comune per eccellenza, l’acqua – riflette l’ingegner Antonellis anche a margine degli sviluppi globali tra guerre e affermazione della legge del più forte ai danni del diritto internazionale -. Come per la salute – aggiunge – urge una pianificazione nazionale e pubblica”.

“Siamo già in piena campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Proposte razionali e serie nell’affrontare questi temi che dovrebbero far parte, a prescindere, dei programmi elettorali, le renderebbero credibili e degne di supporto elettorale. Facilmente, altrimenti verrebbero identificate come le solite promesse campate in aria”. Non è un caso se pure quella è inquinata e scarsamente tutelata.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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