Ancora una serata di paura e terrore a Sora. Quella vissuta questa sera è l’ennesima prova di una situazione che, secondo quanto denunciato da commercianti e residenti, appare sempre più difficile da gestire e tollerare.
Tutto sarebbe iniziato nel pomeriggio, quando un cittadino nigeriano già noto alle forze dell’ordine e già protagonista in passato di diversi interventi, ricoveri e situazioni problematiche, avrebbe iniziato a creare il caos nel centro cittadino. L’uomo, secondo le testimonianze raccolte, avrebbe gridato e inveito contro gli astanti, generando una situazione di forte tensione.
La paura sarebbe stata tale che diversi commercianti del centrale corso Volsci si sarebbero chiusi all’interno dei propri negozi per evitare il peggio.
La situazione sarebbe poi ulteriormente degenerata in serata, nella zona della stazione ferroviaria, nei pressi di alcune attività commerciali di viale Regina Elena. Qui l’uomo, secondo quanto ricostruito, avrebbe impugnato un arnese, probabilmente una mazza, iniziando a colpire alcune auto in sosta e scatenando il panico.
Immediatamente sono state allertate le forze dell’ordine. I carabinieri della Compagnia di Sora sono intervenuti per riportare la situazione sotto controllo. Secondo quanto trapelato, l’uomo sarebbe stato accompagnato presso la caserma di via Barea, dove sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione quanto accaduto.
Da chiarire anche quali siano i reati che potrebbero essergli contestati. Tra le ipotesi, quella del danneggiamento aggravato, ma la posizione dell’uomo dovrà essere valutata anche in relazione ai precedenti e agli ulteriori elementi raccolti dagli investigatori.
Momenti di grande paura anche per una donna incinta, che sarebbe stata colta da un malore e soccorsa dai sanitari del 118. Non è ancora chiaro se il malore sia stato provocato dal danneggiamento della sua auto o dallo spavento per essersi trovata davanti l’uomo in un grave stato di agitazione.
Un sistema che rincorre le emergenze
Quanto si è verificato questa sera riaccende intanto una questione molto più ampia. Perché, al di là della nazionalità della persona coinvolta, ci si trova ancora una volta davanti a un soggetto che presenta gravi fragilità e problematiche psichiche, già noto per precedenti situazioni di difficoltà.
E il tema diventa allora quello della gestione delle persone fragili, soprattutto quando una condizione di disagio psichico rischia di trasformarsi in un pericolo per la persona stessa e per gli altri.
Ancora una volta le forze dell’ordine sono state chiamate a intervenire in una situazione di emergenza, assumendosi anche rischi importanti per garantire l’incolumità degli altri. Ancora una volta si è dovuto intervenire quando la situazione era già esplosa. E ancora una volta restano gli interrogativi: chi risarcirà i proprietari delle auto danneggiate? Come si interviene su una persona che, evidentemente, necessita di un percorso di presa in carico? Quali strumenti esistono per evitare che situazioni analoghe si ripetano?
Non è una questione di etnia, nazionalità o provenienza. Anzi, si parla di accoglienza, bisognerebbe essere in grado di accogliere anche le fragilità, di prendersene cura e di farsene carico. Ma questo vale per tutti, italiani e stranieri.
Il problema è quello di un sistema che troppo spesso sembra rincorrere le emergenze, senza riuscire a garantire una presa in carico adeguata delle persone con gravi disagi psichici. Un sistema che, secondo quanto più volte denunciato anche su queste colonne, non riesce a garantire neppure una disponibilità sufficiente nelle strutture e nei servizi dedicati alla salute mentale del territorio.
E quando una fragilità diventa un rischio per la pubblica incolumità, il problema diventa ancora più delicato. Perché ogni intervento può trasformarsi in una situazione di pericolo: per i cittadini, per la persona stessa e per gli operatori delle forze dell’ordine chiamati a gestire emergenze estremamente complesse.
Il rischio è che si arrivi sempre dopo, quando il danno è già stato fatto. E che, dopo ogni episodio, si torni a discutere delle responsabilità, delle modalità dell’intervento e delle conseguenze.
Intanto questa sera, a Sora, ci sono commercianti che hanno avuto paura, una donna incinta che ha avuto un malore e proprietari di auto che si ritrovano con i loro veicoli danneggiati. E ancora una volta, dietro l’emergenza, resta una domanda: chi deve prendere davvero in carico i soggetti fragili – bianchi o neri, italiani o stranieri che siano – prima che la loro condizione diventi un pericolo concreto per loro stessi e per gli altri?