Momenti di tensione alla periferia del paese di San Donato Val di Comino, dove nei giorni scorsi è stato trovato e rimosso un enorme nido di calabroni all’interno del sottotetto di un’abitazione privata. Un vero capolavoro di geometria, efficienza e bioingegneria realizzato da insetti “architetto”: favi e celle perfettamente esagonali protetti dall’involucro esterno a strati, necessario a proteggere la colonia. Una scoperta tanto eccezionale quanto potenzialmente pericolosa, trattandosi di una delle strutture di questo tipo più grandi mai rinvenute nella nostra penisola.
Il nido di cellulosa, realizzato in un materiale simile a carta o cartone, ricavato dalla masticazione di legno e fibre vegetali e mescolati alla saliva degli insetti che agisce come collante naturale, misurava dimensioni ragguardevoli e ospitava centinaia di esemplari. Una colonia di tali proporzioni rappresenta una minaccia notevole non solo per i residenti della casa, ma per l’intera zona circostante.
L’intervento di bonifica
Data la complessità e il pericolo dell’operazione, la rimozione è stata affidata a un operatore specializzato, Matteo Piselli. L’esperto ha agito adottando tutte le cautele del caso, indossando le protezioni adeguate per fronteggiare la massiccia presenza degli insetti e procedendo infine alla completa bonifica dell’area. Il nido è stato caricato su un motocarro Ape e distrutto in una zona sicura. Un’azione decisiva ad evitare rischi maggiori anche per la cittadinanza.
L’episodio riaccende i riflettori sull’importanza di non improvvisare mai di fronte a situazioni simili: in presenza di nidi di calabroni o vespe è fondamentale affidarsi esclusivamente a professionisti dotati di esperienza e attrezzature idonee, per evitare aggressioni di massa che potrebbero avere conseguenze drammatiche.
I rischi per la salute e i precedenti recenti
A differenza delle api, che possiedono un pungiglione uncinato che si stacca dopo la puntura (causandone la morte), il calabrone ha un pungiglione liscio che non rimane conficcato nella pelle. Questo significa che un singolo esemplare può pungere più volte, rilasciando un veleno particolarmente tossico e doloroso.
Le punture di calabrone non vanno mai sottovalutate: possono provocare reazioni allergiche gravi, shock anafilattico e, nei casi più estremi, persino il decesso. Un pericolo tragicamente confermato dalle cronache recenti: negli ultimi mesi si sono infatti registrati ben cinque decessi riconducibili a un probabile shock anafilattico scatenato dalla puntura di questi insetti, morti che si sono purtroppo verificate nonostante i tempestivi tentativi di rianimazione praticati dal personale medico-sanitario.



