Stellantis Cassino, il ceo Alfa Romeo conferma che le nuove Giulia e Stelvio non sono neanche in fase di studio

Dal Salone di Parigi le conferme di Santo Ficili: stop allo sviluppo immediato delle elettriche e proroga dei modelli attuali al 2027

Un quadro di profonda incertezza continua ad avvolgere lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano (Cassino). Dal Salone dell’Auto di Parigi sono arrivate le attesissime risposte di Santo Ficili, neo CEO di Alfa Romeo e Maserati, che ha affrontato il nodo cruciale che da mesi tormenta il territorio e le rappresentanze dei lavoratori: la sorte e il futuro produttivo di Alfa Romeo Giulia e Stelvio.

La retromarcia sull’elettrico: “Il mercato chiede ancora motori termici”

Ficili ha fatto chiarezza sulle ragioni che hanno spinto il gruppo a congelare e cancellare i progetti delle nuove Giulia e Stelvio completamente elettriche, che erano ormai sostanzialmente pronte con tanto di ordinativi già avviati per la componentistica. “Stellantis si stava muovendo decisamente verso l’elettrificazione di Giulia e Stelvio”, ha ammesso il manager parlando coi giornalisti. “Tuttavia, oggi il cliente chiede ancora altri tipi di powertrain. Abbiamo quindi scelto di dare continuità alle attuali Giulia e Stelvio quantomeno fino alla fine del 2027”.

Una proroga che avverrà anche attraverso il lancio di serie speciali dei modelli attuali. Parallelamente, Ficili ha dovuto ammettere che i progetti delle eredi di nuova generazione non sono attualmente in fase di sviluppo attivo, rifugiandosi in un laconico: “Stiamo valutando, non escludo niente e non dico niente, ci stiamo lavorando”. Parole che confermano un dato di fatto sconfortante per il nostro territorio: al momento manca una missione produttiva definita per il rilancio a lungo termine dello stabilimento cassinate.

L’eredità della Piattaforma “Giorgio”: il gioiello di Marchionne inimitabile per i francesi

In questo scenario, ciò che tiene ancora in vita l’architettura produttiva di Piedimonte San Germano è la storica piattaforma “Giorgio”, fortemente voluta a suo tempo da Sergio Marchionne. Un patrimonio tecnico d’eccellenza che la dirigenza d’Oltralpe non è riuscita a emulare o rimpiazzare con standard paragonabili.

Lo stesso Ficili ha esaltato l’architettura della piattaforma, definendola fondamentale per il carattere dinamico delle vetture grazie al rapporto diretto tra le azioni del conducente e la risposta del veicolo, mettendo al centro precisione, tenuta e piacere di guida. L’architettura “Giorgio” rimane dunque la base portante per l’attuale gamma prodotta nel sito cassinate: Alfa Romeo Stelvio, Giulia e il SUV Maserati Grecale.

I numeri del crollo: nel 2026 si rischia il dimezzamento della produzione

Se le prospettive future restano imprecise, i dati del presente raccontano una sofferenza drammatica. Come riferito dal report Fim-Csil di cui Frosinone News ha già dato conto, nei primi nove mesi del 2026, i volumi produttivi dello stabilimento di Cassino si sono fermati a sole 8.897 vetture, registrando un crollo del 37,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Nel dettaglio, la catena di montaggio ha licenziato: 5.227 unità tra Alfa Romeo Giulia e Stelvio; 3.670 unità di Maserati Grecale.

Dopo un 2025 già ampiamente negativo, chiusosi al di sotto della soglia psicologica dei 20.000 pezzi, le proiezioni per la fine del 2026 stimano un volume complessivo che rischia di scendere attorno alle 12.000 unità totali, quasi dimezzando i dati dell’anno precedente.

Sindacati in allarme: “Nessun segnale sulle future Maserati e sul segmento D”

L’orizzonte temporale tracciato da Stellantis prevede la produzione della gamma attuale fino al termine del 2027, anno in cui dovrebbe avviarsi anche la produzione della nuova Maserati Grecale. Tuttavia, le organizzazioni sindacali esprimono fortissima preoccupazione. Non sono giunte conferme né indicazioni di dettaglio sui due futuri modelli Maserati del segmento E annunciati in precedenza, né si conoscono tempi e modalità di sviluppo dei progetti relativi ai futuri modelli Alfa Romeo del segmento D. Un vuoto industriale che rischia di prolungare l’uso di cassa integrazione e contratti di solidarietà, continuando a stressare quel che resta della tenuta economica dei lavoratori e dell’intero indotto del Cassinate.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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