Il sipario riaperto dalle inchieste televisive sui retroscena del settore automotive in Italia mostra una realtà priva di orpelli propagandistici: lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano rappresenta oggi la punta più avanzata della crisi e della desertificazione industriale del Basso Lazio. A lanciare l’allarme è Andrea Di Traglia, Segretario Generale della Fiom-Cgil Frosinone-Latina, con una presa di posizione dura che chiama direttamente in causa il Gruppo guidato da Santo Ficili (ceo di Alfa Romeo e Maserati), l’Ad Antonio Filosa, il Ministero del Made in Italy e la Regione Lazio.
Ripercorrendo le ultime tappe della vertenza, la Fiom sottolinea come le perplessità espresse già all’indomani dell’Investor Day si siano puntualmente verificate. Un piano industriale impietoso per l’Europa, con il 60% degli investimenti dirottati negli Stati Uniti, un taglio della capacità produttiva continentale di 800.000 vetture e il ridimensionamento a livello regionale del marchio Alfa Romeo.
Un ridimensionamento che sul polo di Cassino ha scaricato il peso maggiore. Nonostante le dichiarazioni dell’amministratore delegato Antonio Filosa nell’audizione parlamentare del 17 giugno scorso — in cui si assicurava che “Cassino ha un futuro e non chiuderà” affidandosi a un “piano Maserati” condiviso tra Modena e il sito laziale —, ad oggi manca un progetto industriale chiaro.
Dalle perplessità dopo l’Investor Day alle parole fumose del ceo Ficili
“Siamo a fine settembre — evidenzia Di Traglia — e tra missioni europee e tavoli locali non c’è uno straccio di avanzamento. Le parole di Santo Ficili sul futuro di Cassino rimangono del tutto fumose, mentre il Governo centrale ha addirittura smesso di parlarne”.
Tra i punti più critici sollevati dalla Fiom vi sono le voci sul destino degli immobili e sulle possibili joint-venture con costruttori asiatici per il rilancio del tridente Maserati. Nonostante le rassicurazioni della Regione Lazio e del Governatore Francesco Rocca contro la parcellizzazione e il cambio di destinazione d’uso industriale delle aree (come la palazzina uffici o l’ex sala medica), al sindacato risulta che Stellantis stia muovendosi in direzione opposta.
Alla luce delle recenti indiscrezioni sull’intesa con i colossi cinesi JAC e Huawei per le ammiraglie Maserati (progettazione e produzione in Cina, piattaforma elettrica e cockpit digitale asiatici), il rischio è che a Cassino rimanga solo l’incollaggio finale del logo. “Significherebbe produrre le auto fuori e assemblare qui minimali componenti. Se ci saranno partnership, devono portare a fattor comune la ricerca e lo sviluppo all’interno di Cassino”, avverte Di Traglia.
Dopo i rumors sui partner cinesi la prospettiva di un sito di incollaggio-logo
I numeri dello stabilimento continuano a mostrare un’involuzione drammatica. Gli unici indicatori in crescita sono le giornate di chiusura collettiva e il ricorso agli ammortizzatori sociali. La prevista separazione delle linee produttive di Maserati e Alfa Romeo rischia di deprimere ulteriormente i volumi se non verranno assegnati vetture aggiuntive e non semplicemente sostitutive.
Per garantire la tenuta occupazionale, la Fiom ritiene indispensabile il ritorno sul sito di modelli mass market (di grande serie), capaci di saturare la capacità produttiva installata ed eliminare la dipendenza dalla cassa integrazione.
La crisi di Cassino non è confinata entro i cancelli della fabbrica: il collasso dell’indotto, dei fornitori e della componentistica rischia di inghiottire l’intero tessuto economico e sociale del Basso Lazio. La Fiom-Cgil chiede l’immediata convocazione del tavolo specifico con Stellantis e le istituzioni locali, promesso a Torino tra la fine di settembre e la metà di ottobre ma ancora privo di una data ufficiale.
“Non staremo a guardare — conclude il segretario Di Traglia —. Siamo pronti a mettere in campo ogni azione di mobilitazione necessaria per tutelare la dignità e il lavoro. È tempo che tutti, a partire dal Governo e da Stellantis, si assumano le proprie responsabilità”.