Tentato omicidio a colpi di pistola nel bosco, l’ombra della spedizione punitiva per un regolamento di conti

Tre giovani fermati dai carabinieri e trasferiti in carcere. Gli investigatori cercano l’arma e ricostruiscono il movente

Si conoscevano già. Si erano incontrati più volte e uno di quegli incontri, avvenuto mesi fa a Roccasecca, era finito anche con un controllo dei carabinieri. È uno degli elementi che gli investigatori stanno mettendo in fila per ricostruire cosa sia accaduto nella notte tra il 30 settembre e il primo ottobre, quando un giovane di Pico è stato raggiunto da sei colpi di pistola alle gambe e poi abbandonato in un boschetto nelle campagne di Ripi.

Attorno al tentato omicidio, secondo le prime ricostruzioni investigative, potrebbe esserci un contesto legato alla droga. Un’ipotesi ancora al vaglio degli inquirenti e che dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti già avviati, così come dovrà essere chiarito il movente preciso della violenta aggressione.

Tre giovani sono stati fermati dai carabinieri: L. C., di Castelliri, G. S., di Strangolagalli, con precedenti, e F. T., di Monte San Giovanni Campano, che risulterebbe invece incensurato. Sono difesi dall’avvocato Francesco Venafro. Al termine delle formalità di rito sono stati accompagnati nella casa circondariale di Frosinone, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Si attende ora la richiesta del pubblico ministero per l’udienza di convalida davanti al gip.

La notte della sparatoria

Secondo quanto ricostruito finora, intorno alle 00.30 L. C. si sarebbe recato nell’abitazione della vittima, a Pico, per prelevarla. Poco dopo i due avrebbero incontrato gli altri due giovani. Sarebbero quindi saliti a bordo di un’auto e avrebbero raggiunto una zona isolata nelle campagne di Ripi.

È proprio nel boschetto che sarebbe scoppiata la violenta discussione. Al centro del confronto, secondo gli accertamenti ancora in corso, ci sarebbe stato in particolare G. S. Ad un certo punto l’uomo avrebbe estratto una pistola e fatto fuoco. Sei i colpi esplosi, che avrebbero raggiunto la vittima alle gambe. Dopo la sparatoria il giovane sarebbe stato anche aggredito fisicamente dai tre. Quindi sarebbe stato lasciato a terra, senza telefono e senza portafoglio.

A richiamare l’attenzione di qualcuno nella zona sarebbero state le sue urla. È così scattato l’allarme e sul posto sono arrivati i soccorsi. Il giovane è stato trasportato dal 118 all’ospedale Spaziani di Frosinone, dove si trova tuttora ricoverato in prognosi riservata. Non sarebbe in pericolo di vita.

La caccia ai tre

Da quel momento è partita una imponente attività investigativa dei carabinieri. Sotto il coordinamento della Compagnia di Frosinone, con la collaborazione operativa del NOR di Sora e delle stazioni di Ripi, Torrice, Isola del Liri, Strangolagalli e Arpino, sono state battute diverse zone del territorio. I tre sono stati individuati e bloccati nei comuni di Strangolagalli e Veroli e, nel primo pomeriggio di ieri, sono stati condotti al Comando provinciale di Frosinone.

Sul luogo della sparatoria i militari non hanno trovato la pistola. L’arma, secondo la ricostruzione, sarebbe stata gettata nelle campagne durante la fuga. Sono stati invece recuperati tre bossoli, un proiettile inesploso calibro 7.65 e alcuni frammenti di ogiva, elementi che saranno sottoposti agli accertamenti tecnici.

Le perquisizioni hanno poi aperto un altro fronte investigativo. Nelle abitazioni dei tre sospettati i carabinieri avrebbero trovato vestiti con tracce di sangue, quattro telefoni cellulari, sostanza stupefacente e sostanza da taglio, oltre a materiale ritenuto utile per il confezionamento delle dosi.

Elementi che, secondo l’impostazione investigativa, potrebbero rafforzare la pista di un contesto di droga all’interno del quale sarebbe maturata l’aggressione. Resta da capire, però, quale sia stato il motivo concreto del violento confronto: tra le ipotesi al vaglio c’è quella di uno “sgarro”, con la possibilità che la vittima abbia fatto sparire alcune dosi o che fosse maturato un debito. Ma al momento si tratta di ipotesi investigative che dovranno trovare conferma.

I precedenti incontri

A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che i protagonisti della vicenda non sarebbero estranei gli uni agli altri. Mesi fa, come detto, a Roccasecca, uno degli incontri tra i giovani coinvolti e un noto pluripregiudicato era stato intercettato dai carabinieri. L’uomo, oggi detenuto in carcere nell’ambito di una importante operazione antidroga e usura, non avrebbe alcun ruolo nella sparatoria di Ripi. In quell’occasione, tuttavia, i militari avevano identificato i presenti e nei confronti del pluripregiudicato era stata anche proposta l’adozione di un foglio di via. Un dettaglio che oggi viene riesaminato dagli investigatori per comprendere la rete di frequentazioni e i rapporti tra le persone coinvolte.

I messaggi prima della spedizione punitiva

Un altro tassello potrebbe arrivare dai telefoni. Secondo le prime risultanze, nei giorni o nelle ore precedenti l’aggressione ci sarebbero state telefonate e messaggi intercorsi tra la vittima e G. S., il giovane di Strangolagalli ritenuto dagli investigatori colui che avrebbe materialmente esploso i colpi. Quei contatti potrebbero essere stati all’origine della discussione e, secondo l’ipotesi investigativa, di quella che potrebbe essersi trasformata in una vera e propria spedizione punitiva. Anche su questo punto, però, saranno gli accertamenti sui telefoni e il contenuto delle comunicazioni a dover chiarire cosa sia realmente accaduto.

Denunciati padre e figlio

Nell’ambito della stessa attività sono stati denunciati per favoreggiamento anche due uomini di Castelliri, padre e figlio. Avrebbero inviato attraverso WhatsApp messaggi a L. C., il giovane di Castelliri, per avvertirlo delle ricerche che le forze dell’ordine stavano conducendo nei confronti dei tre.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Samuel Amari della Procura di Frosinone, proseguono ora su più fronti: gli investigatori sono alla ricerca della pistola utilizzata nella sparatoria e stanno lavorando alla ricostruzione completa del movente e dei rapporti tra i protagonisti.

Per i tre fermati, difesi dall’avvocato Francesco Venafro, la difesa attende di esaminare gli atti in vista dell’udienza di convalida e ha già annunciato battaglia anche rispetto alle contestazioni, che comprendono il tentato omicidio e la rapina.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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