Tre mesi senza Thomas Bricca, ancora nessun colpevole per l’omicidio del diciannovenne

Alatri - Il due febbraio scorso il decesso del giovane ucciso in un agguato a colpi di pistola. Ad oggi nessun arresto

Alatri – Era il 2 febbraio scorso quando il San Camillo di Roma comunicò ufficialmente la notizia del decesso di Thomas Bricca. Oggi, tre mesi esatti sono inesorabilmente trascorsi da quel giorno che ha sconvolto per sempre la vita di una famiglia e di un’intera comunità. 

Thomas ha lottato in quel letto d’ospedale per oltre due giorni, poi la morte. Troppo gravi i danni causati da quel colpo di pistola che lo aveva centrato alla testa la sera del 30 gennaio, sotto al “Girone”. 

Chi ha ucciso Thomas, in quello che è stato un vero e proprio agguato, è ancora a piede libero. A tre mesi dal delitto, nessun arresto. Tutti liberi, assassino e complici. Mentre una famiglia e un’intera comunità attendono che sia fatta giustizia. Nella giornata di domenica scorsa, 30 aprile, a tre mesi dalla sparatoria, era in programma una manifestazione di protesta per chiedere proprio questo: giustizia. È stata rinviata solo a causa del maltempo. Ma l’amarezza, la rabbia e la delusione non possono essere messe in stand-by da parte di chi ha perso un figlio, un fratello, un nipote, un amico ucciso a soli 19 anni. La famiglia di Thomas Bricca attende che i colpevoli vengano assicurati alla legge. E il silenzio assordante delle Istituzioni non fa che inasprire gli animi. Le indagini proseguono e nulla trapela da parte degli inquirenti. Un doveroso riserbo che, però, potrebbe, volendo, essere mitigato, quantomeno per rassicurare e supportare i familiari del 19enne. 

Le perizie 

Intanto si continua a scavare sugli smartphone. Il 28 aprile scorso sotto la lente degli uomini del Racis è finito quello della fidanzata (o ex) di Mattia Toson. Domani e giovedì 4 maggio toccherà a quelli di Francesco Dell’Uomo, detto “Budella”, e di Christian Belli, rispettivamente zio acquisto e migliore amico di Mattia. Nessuno dei tre risulta indagato ma, essendo tutti, ognuno per il suo ruolo, molto vicini agli indagati, i loro smartphone potrebbero contenere elementi utili allo sviluppo delle indagini. Soprattutto se comparati con quanto emerso dagli accertamenti tecnici irripetibili effettuati nelle settimane scorse sull’IPhone di Mattia e su quello del fratello minore Niccolò (non indagato).

Al momento sul registro degli indagati restano iscritti Mattia e suo padre, Roberto Toson. Per loro le accuse sono di concorso in omicidio e detenzione illecita di armi. Il patrigno di Roberto, Luciano Dell’Uomo, è invece accusato di aver fatto sparire prove utili alle indagini, come il sistema di video sorveglianza della sua abitazione. Il quadro delineato dagli inquirenti vedrebbe Mattia e Roberto a bordo del T-Max scuro dal quale sono stati esplosi i colpi di pistola. Potrebbero esserci stati, con molta probabilità, dei complici ad aiutarli prima e dopo l’agguato. 

Servono ancora prove. Elementi schiaccianti e inconfutabili per confermare le ipotesi investigative. A questo si sta lavorando e si spera che le risultanze degli accertamenti del Racis possano portare alla verità in tempi brevi. 

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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